L'intero documento è una narrazione dettagliata di viaggi, osservazioni artistiche, riflessioni religiose e storiche, con focus su opere d'arte, monete antiche e incontri con personaggi religiosi e civili in Italia.
La figura di Paul Bourget (1852–1935) è fondamentale per capire il passaggio della letteratura europea dal Naturalismo al Decadentismo e al romanzo psicologico di matrice spiritualista.


“Il santo”: il testo.
Dopo averlo analizzato, il documento "Il santo" di Paul Bourget si presenta come un racconto autobiografico di viaggio a Pisa, ricco di riflessioni sull'arte, incontri con persone e ricordi storici e culturali.
Ho estratto la trama, i temi principali, analizzato lo stile narrativo di Bourget e individuato i riferimenti storici e culturali presenti nel testo, fornendo esempi specifici per ogni punto.
Riassunto della trama
Il racconto segue il viaggio dell'autore a Pisa, motivato dal desiderio di rivivere le emozioni suscitate dall'arte italiana, in particolare dagli affreschi di Benozzo Gozzoli e Orcagna. Durante il soggiorno, Bourget incontra vari personaggi, tra cui due signorine inglesi, un giovane francese di nome Filippo Dubois e il padre abate Griffi, custode di un convento. Il viaggio si trasforma in una riflessione morale e psicologica, culminando in un episodio di furto e redenzione: Filippo, spinto dalla necessità e dall'ambizione, ruba alcune monete preziose dal convento, ma grazie alla bontà e al perdono dell'abate, si pente e restituisce il maltolto. Il racconto si chiude con una riflessione sulla santità e sulla rarità dei veri santi nel mondo moderno.
Temi principali
- Arte e memoria: Il viaggio è un pretesto per riflettere sul valore dell'arte come fonte di ispirazione e memoria storica. L'autore visita luoghi carichi di storia e arte, come il camposanto di Pisa e il convento di Montechiaro, e si sofferma sull'importanza degli affreschi e delle opere d'arte come legame tra passato e presente.
- Esempio: La descrizione degli affreschi di Benozzo Gozzoli e la scoperta della "Madonna" nascosta sotto l'intonaco.
- Contrasto tra fede e scetticismo: Il confronto tra il vecchio abate, simbolo di fede e dedizione, e il giovane Filippo, rappresentante del cinismo e dell'ambizione moderna, mette in luce il conflitto tra spiritualità e materialismo.
- Esempio: Il dialogo tra l'abate e Filippo sulla fede, la provvidenza e il senso della vita.
- Redenzione e perdono: Il tema della redenzione emerge nell'episodio del furto e nel modo in cui l'abate affronta la situazione, scegliendo il perdono e la comprensione invece della punizione.
- Esempio: L'abate chiede al narratore di non rivelare il furto e offre a Filippo la possibilità di redimersi.
- Identità nazionale e confronto culturale: Attraverso i personaggi stranieri (inglesi, tedeschi, francesi) e le loro interazioni, Bourget riflette sulle differenze culturali e sui pregiudizi nazionali.
- Esempio: Le conversazioni con le signorine inglesi e le osservazioni sull'atteggiamento dei francesi all'estero.
Analisi dello stile narrativo di Bourget
- Stile riflessivo e autobiografico: Bourget adotta un tono personale, spesso introspettivo, alternando la narrazione degli eventi a lunghe digressioni filosofiche e morali. Il racconto è scandito da osservazioni sull'arte, sulla società e sulla psicologia dei personaggi.
- Esempio: "Il piacere della seconda impressione è sempre stato, in me, più vivo che non quello della prima..."
- Uso del dialogo: I dialoghi sono vivaci e realistici, spesso utilizzati per mettere a confronto idee e caratteri diversi, come tra il narratore, Filippo e l'abate.
- Descrizioni dettagliate: L'autore dedica ampio spazio alla descrizione dei luoghi, delle opere d'arte e delle persone, creando un'atmosfera ricca e suggestiva.
- Esempio: La descrizione del convento di Montechiaro e del paesaggio toscano.
- Ironia e autoironia: Bourget non esita a ironizzare su se stesso, sui suoi compatrioti e sugli altri personaggi, rendendo la narrazione più leggera e umana.
- Esempio: Le osservazioni sulle abitudini dei viaggiatori francesi e inglesi.
Riferimenti storici e culturali
- Arte italiana: Numerosi riferimenti a pittori e opere d'arte, come Benozzo Gozzoli, Orcagna, Luca della Robbia, e agli affreschi del camposanto di Pisa e del convento di Montechiaro.
- Letteratura: Citazioni di Dante Alighieri (Divina Commedia), Byron, Shelley, Taine, Vasari, e riferimenti a poeti e scrittori francesi come Baudelaire.
- Storia italiana: Accenni a eventi storici come la soppressione dei monasteri, la figura di Garibaldi e Mazzini, la famiglia Gherardesca, Lorenzo de' Medici e il massacro dei Pazzi.
- Religione e spiritualità: Discussioni sulla fede cattolica, la vita monastica, le leggende dei santi (San Tommaso e il miracolo del cinto della Madonna), il ruolo della Chiesa e delle tradizioni religiose.
- Società e costume: Descrizione delle abitudini dei viaggiatori stranieri, delle differenze tra classi sociali e delle dinamiche tra uomini e donne nell'Italia e nella Francia dell'epoca.
Esempi di riferimenti storici e culturali
- Arte: "...gli affreschi di Benozzo Gozzoli, così bolli, così brillanti di colore quanto quelli della cappella Riccardi a Firenze..."
- Letteratura: "...vedendo che la sua allegria di poco fa era già bella e sfumata, incominciai a pentirmi di averlo condotto meco. Prevedevo che avrebbe continuato a spacciare paradossi..."
- Storia: "...è lì che Lorenzo de' Medici stava per essere assassinato dopo il massacro dei Pazzi..."
- Religione: "...nel duomo di Pisa, il cinto della beata Vergine, che essa ha gettato a San Tommaso dopo la sua ascensione..."
Conclusione
"Il santo" di Paul Bourget è un racconto che intreccia viaggio, arte, riflessione morale e confronto culturale, caratterizzato da uno stile narrativo ricco di introspezione, ironia e dettagli descrittivi. I riferimenti storici e culturali sono numerosi e profondamente intrecciati con la trama e i temi principali, offrendo al lettore un affresco vivido dell'Italia di fine Ottocento e delle tensioni tra tradizione e modernità.
Approfondimento dei riferimenti artistici nel racconto
"Il santo" di Paul Bourget
Per approfondire l'analisi dei riferimenti artistici nel racconto "Il santo" di Paul Bourget, ho esaminato i passaggi in cui l'autore descrive opere, artisti e contesti artistici, sia attraverso le sue esperienze dirette sia tramite i dialoghi con altri personaggi.
Ho selezionato esempi concreti e ho evidenziato il ruolo che l'arte svolge nella narrazione e nella costruzione dei temi del racconto.
Riferimenti artistici principali nel racconto
1. Affreschi del Camposanto di Pisa
- Bourget dedica ampio spazio agli affreschi del Camposanto di Pisa, attribuendo il "Trionfo della morte" a Orcagna (pur citando le discussioni critiche sulla paternità dell'opera). L'autore esprime la sua emozione nel rivedere questi capolavori e sottolinea come l'arte sia per lui un pretesto per la riflessione e la memoria.
- Esempio: "Ci voleva rivivere, con mio comodo, il sogno di Benozzo Gozzoli e di Orcagna."
- Esempio: La descrizione della signorina inglese che copia ad acquarello la donna del "Trionfo della morte".
2. Benozzo Gozzoli e la scoperta degli affreschi a Montechiaro
- Un episodio centrale riguarda la scoperta di affreschi di Benozzo Gozzoli nel convento di Montechiaro, tra cui la "leggenda di San Tommaso". L'autore racconta la storia della scoperta casuale di questi affreschi sotto l'intonaco, grazie all'abate Griffi.
- Esempio: "Vi si sono scoperti, or sono due anni, degli affreschi del vostro caro Benozzo, così bolli, così brillanti di colore quanto quelli della cappella Riccardi a Firenze..."
- Esempio: La descrizione della tecnica usata per rimuovere l'intonaco senza danneggiare l'affresco.
3. Iconografia e leggende artistiche
- Bourget si sofferma sulla rappresentazione della leggenda di San Tommaso e del miracolo del cinto della Madonna, collegando l'iconografia degli affreschi a tradizioni religiose e artistiche.
- Esempio: "San Tommaso mette il dito nella piaga del Signore... l'apostolo da Gondoforo, re delle Indie..."
- Esempio: Riferimento al cinto della Madonna conservato nel Duomo di Pisa e alle sue rappresentazioni artistiche (Luca della Robbia, Granacci, Fra Paolino da Pistoia, ecc.).
4. Riferimenti ad artisti e opere d’arte
- Oltre a Benozzo Gozzoli e Orcagna, vengono citati altri artisti come Luca della Robbia (terracotte), Timoteo della Vite (maestro di Raffaello), e si fa riferimento a opere conservate in vari luoghi d'Italia (Accademia di Firenze, Santa Croce, ecc.).
- Esempio: "...un bellissimo cavaliere di Timoteo della Vite, il vero maestro di Raffaello, capitato lì chissà in qual modo."
5. Ruolo dell’arte nella narrazione
- L’arte non è solo oggetto di contemplazione estetica, ma diventa motore di memoria, riflessione morale e confronto culturale. L’autore sottolinea come la scoperta e la conservazione delle opere d’arte siano legate alla fede, alla storia e all’identità dei luoghi.
- Esempio: L’abate Griffi che si dedica con passione alla conservazione degli affreschi e del convento.
- Esempio: Il confronto tra la sensibilità artistica degli italiani e quella degli stranieri (inglesi, francesi).
6. Collezionismo e oggetti d’arte
- Un altro aspetto artistico è rappresentato dalla collezione di monete e oggetti antichi appartenuta a don Pio Schedone, che include anche orecchini etruschi e monete rare, collegando l’arte alla storia e all’archeologia.
- Esempio: "...un paio di orecchini di forma assai strana... una moneta d’oro che porta da un lato la testa di Bruto minore e dall’altro quella di Bruto il vecchio."
Sintesi e valore dei riferimenti artistici
- Funzione narrativa: L’arte è il filo conduttore che motiva il viaggio e le scelte dei personaggi, ma è anche specchio delle loro emozioni e dei loro valori.
- Approccio critico: Bourget mostra una conoscenza approfondita della storia dell’arte italiana, ma anche una sensibilità moderna verso la conservazione e la riscoperta dei capolavori nascosti.
- Esempi di dialogo culturale: Le discussioni tra i personaggi (ad esempio con le signorine inglesi) mettono in luce diversi modi di intendere e vivere l’arte, tra passione, erudizione e spirito pratico.
Conclusione
Nel racconto "Il santo", i riferimenti artistici sono numerosi e profondamente intrecciati con la trama e i temi morali. L’arte è vista come memoria viva, fonte di ispirazione e occasione di confronto tra culture e generazioni. Bourget utilizza descrizioni dettagliate, aneddoti e dialoghi per restituire al lettore la ricchezza del patrimonio artistico italiano e il suo valore universale.
Riassunto critico rivolto a un pubblico di
appassionati di storia dell’arte.
Per creare un riassunto critico rivolto a un pubblico di appassionati di storia dell’arte, ho selezionato e analizzato i passaggi del racconto "Il santo" di Paul Bourget che mettono in luce la centralità dell’arte nella narrazione, la sensibilità dell’autore verso il patrimonio artistico italiano e il dialogo tra arte, memoria e spiritualità.
Ho evidenziato i riferimenti a opere, artisti e tecniche, e il modo in cui Bourget intreccia la riflessione estetica con la dimensione storica e culturale.
"Il santo" di Paul Bourget è molto più di un racconto di viaggio: è un omaggio sentito all’arte italiana e al suo potere di evocare emozioni, riflessioni e memorie.
L’autore, letterato francese di fine Ottocento, si muove tra Pisa e la campagna toscana con l’intento dichiarato di rivivere le suggestioni offerte dagli affreschi di Benozzo Gozzoli e Orcagna, e di riscoprire la bellezza delle arti come fonte di ispirazione intellettuale e spirituale.
1. L’arte come motore della narrazione
Bourget descrive con passione il Camposanto di Pisa e i suoi affreschi, attribuendo il "Trionfo della morte" a Orcagna (pur citando le dispute critiche sulla paternità dell’opera).
L’arte è vissuta come esperienza personale e come ponte tra passato e presente: la visita agli affreschi diventa occasione per meditare sulla caducità della vita e sulla potenza della memoria artistica.
2. Scoperta e conservazione degli affreschi
Un episodio centrale è la scoperta degli affreschi di Benozzo Gozzoli nel convento di Montechiaro, tra cui la "leggenda di San Tommaso". Bourget racconta la passione dell’abate Griffi per la conservazione delle opere, la tecnica artigianale usata per liberare gli affreschi dall’intonaco, e la commozione di fronte alla "Madonna" che riemerge dal bianco della calce. Questi dettagli offrono uno spaccato prezioso sulle pratiche di restauro e sulla sensibilità verso il patrimonio artistico.
3. Iconografia e leggende
Il racconto si sofferma sull’iconografia della "leggenda di San Tommaso" e del miracolo del cinto della Madonna, collegando le immagini degli affreschi a tradizioni religiose e artistiche. L’autore cita opere analoghe di Luca della Robbia, Granacci, Fra Paolino da Pistoia, e sottolinea la ricchezza delle varianti iconografiche nella storia dell’arte italiana.
4. Dialogo tra culture e sensibilità artistiche
Attraverso i dialoghi con personaggi stranieri (inglesi, francesi), Bourget mette in scena il confronto tra diversi modi di intendere e vivere l’arte: tra erudizione, passione, spirito pratico e ironia. L’arte diventa così terreno di incontro e di scontro tra culture, ma anche occasione di autoironia e riflessione sul ruolo dell’artista e del viaggiatore.
5. Collezionismo e oggetti d’arte
Il racconto dedica attenzione anche al collezionismo: la collezione di monete e oggetti antichi di don Pio Schedone, con orecchini etruschi e monete rare, testimonia il legame tra arte, storia e archeologia, e la fortuna delle raccolte private nell’Italia post-unitaria.
6. L’arte come esperienza morale e spirituale
Per Bourget, l’arte non è solo oggetto di contemplazione estetica, ma anche strumento di elevazione morale e spirituale. La scoperta degli affreschi, la cura per la loro conservazione e la narrazione delle leggende sacre si intrecciano con i temi della fede, della redenzione e della memoria collettiva.
Conclusione
"Il santo" offre agli appassionati di storia dell’arte un viaggio letterario tra capolavori noti e tesori nascosti, tra pratiche di restauro e riflessioni sull’identità culturale. Bourget si dimostra osservatore attento e partecipe, capace di restituire la vitalità dell’arte italiana e di riflettere sul suo valore universale, intrecciando narrazione, critica e autobiografia in un racconto ricco di suggestioni e riferimenti storici.
Bourget fu il grande modello metodologico e spirituale per gli scrittori italiani che volevano superare il Verismo, e le sue posizioni si intrecciarono profondamente con il clima del Modernismo cattolico.
Un aspetto affascinante e di nicchia della storia dell'editoria e delle traduzioni in Italia.
Il volume "Il santo", pubblicato a Napoli nel 1914 dalla casa editrice Lubrano e Ferrara nella celebre collana popolare "Un romanzo per tutti", è la traduzione italiana di un'opera di Paul Bourget che in lingua originale ha un titolo diverso.
L'identità del libro: Qual è il vero titolo francese.
Nella Francia dell'epoca non esiste un romanzo di Bourget intitolato Le Saint.
La pratica di cambiare radicalmente i titoli delle opere straniere per renderli più accattivanti o per inserirli in determinate correnti di vendita era comunissima nell'editoria di inizio Novecento.
L'opera di Bourget che Lubrano e Ferrara scelsero di intitolare Il santo per il pubblico italiano è, con ogni probabilità, la traduzione di "Un saint" (scritto al singolare, originariamente un racconto lungo o novella pubblicato nel 1894 nella raccolta Nouveaux pastels), oppure — più frequentemente in quegli anni di fervore religioso — una titolazione alternativa legata a uno dei suoi grandi drammi di conversione cattolica, come "L'Étape" (1902) o le novelle spirituali ad esso collegate.
La nota di "proprietà letteraria" nel colophon era la formula legale con cui l'editore napoletano dichiarava di aver acquistato i diritti esclusivi di quella specifica traduzione per il territorio italiano, tutelandosi dalla concorrenza spietata delle altre case editrici popolari (come Salani o Sonzogno).
A PROPOSITO DELLA DICITURA "PROPRIETÀ LETTERARIA
VEDI “APPENDICE” ALLA FINE DELL'ARTICOLO.


Spesso, i collezionisti e i librai antiquari trovano questo volumetto di 141 pagine rilegato insieme a Il discepolo (edito da Treves), a testimonianza di come i lettori italiani dell'epoca accorpassero le opere di Bourget legate al tema della morale e della fede.
Ed è questo il caso del volume messo in vendita dalla libreria Haaswurth Books, Binghamton, NY, U.S.A. e a proposito della quale scrivo in “Luigi Lubrano e la narrativa popolare straniera” e non solo.
Biografia di Paul Bourget
1. La formazione e la psicologia (1852–1888)
Paul Bourget nacque ad Amiens nel 1852. Iniziò come poeta e critico, ma divenne celebre in tutta Europa per aver teorizzato il superamento del Naturalismo.
Nei suoi Essais de psychologie contemporaine (1883) analizzò i mali della sua generazione (il nichilismo, la noia, il dubbio) tracciando una celebre "teoria della decadenza".
Bourget inventò di fatto il romanzo psicologico moderno: la letteratura non doveva limitarsi a descrivere la realtà materiale e scientifica (come faceva Zola), ma doveva esplorare i moti profondi della coscienza, i conflitti morali e il peso della colpa.
In aperta polemica con Émile Zola e il Naturalismo, che considerava colpevoli di ridurre l'essere umano a pura biologia e ambiente, Bourget propose il romanzo psicologico.
Secondo la sua visione, la letteratura doveva indagare i movimenti intimi dell'anima, le responsabilità morali e i drammi della coscienza.
2. Il punto di rottura: Il discepolo (1889)
Il punto di svolta della sua produzione fu nel 1889 anno in cui pubblicò il suo libro più famoso, Le Disciple (Il discepolo).
Il romanzo, incentrato sulle tragiche conseguenze pratiche del positivismo e dell'ateismo su un giovane studente, scosse l'opinione pubblica europea.
Il romanzo racconta di un giovane filosofo che, applicando alla lettera le teorie deterministe e materialiste del suo maestro, finisce per sedurre una ragazza e portarla al suicidio senza provare rimorso.
L'opera era un attacco frontale al positivismo scientifico: Bourget voleva dimostrare che le idee hanno delle conseguenze morali e che la scienza, da sola, priva l'uomo di una bussola etica.
Fu l'opera che spinse Bourget a comprendere che l'uomo non può vivere senza una solida struttura morale.
Da quel momento, la sua scrittura si orientò decisamente verso la ricerca spirituale.
3. La conversione e la nascita di "Un saint" (Il periodo 1890–1905)
Nel 1901 Bourget tornò ufficialmente al cattolicesimo.
Tuttavia, i primi segnali di questa conversione emersero già nei primi anni Novanta.
È in questo contesto che si colloca il materiale che l'editore napoletano Lubrano e Ferrara pubblicherà nel 1914.
Nella produzione di Bourget di fine secolo spiccano racconti dedicati a figure di profonda spiritualità e abnegazione, capaci di toccare il cuore di lettori scettici.
La figura del "santo" o dell'uomo di fede divenne per Bourget un archetipo letterario fondamentale per contrastare il materialismo della società moderna.
A differenza di Fogazzaro (il cui Santo cercava una riforma della Chiesa ed era orientato al modernismo), il "santo" di Bourget è una figura legata alla tradizione, al valore terapeutico del dolore e alla sottomissione al dogma cattolico.
4. Il romanzo a tesi e gli ultimi anni (1906–1935)
Eletto all'Académie française, Bourget dedicò l'ultima parte della sua vita al "romanzo a tesi" (L'Étape, Un divorce), diventando il capofila degli intellettuali cattolici e monarchici francesi.
Le sue opere venivano tradotte a ritmo serrato in Italia, dove editori di cultura come Treves si contendevano i romanzi maggiori, mentre editori specializzati in collane economiche e popolari — come Lubrano e Ferrara a Napoli — intercettavano il grande pubblico con volumetti agili, modificando spesso i titoli per sintonizzarsi con la sensibilità religiosa e letteraria dei lettori italiani dell'anteguerra.
Nel 1894 venne eletto all'Académie française.
Morì a Parigi nel 1935.
La conversione e il tradizionalismo
A partire dagli anni Novanta, Bourget visse una profonda crisi spirituale che lo condusse a riabbracciare il cattolicesimo e a schierarsi su posizioni fortemente tradizionaliste e monarchiche.
Romanzi successivi come L'Étape (1902) e Un divorce (1904) divennero dei veri e propri "romanzi a tesi", volti a difendere la famiglia tradizionale, la Chiesa cattolica e l'ordine sociale contro i valori della democrazia laica e della modernità.
Il contesto di Lubrano e Ferrara (1914)
La casa editrice napoletana di Luigi Lubrano e del socio Eugenio Ferrara fu un presidio culturale cruciale a Napoli nei primi due decenni del Novecento.
Accanto all'attività di libreria antiquaria e alle edizioni di alta cultura (pubblicavano riviste storiche e collaboravano con intellettuali del calibro di Benedetto Croce), stamparono la collana "Un romanzo per tutti" tra il 1909 e il 1914.
In questa collana, Lubrano e Ferrara pubblicavano i grandi autori francesi d'appendice e di consumo (come Georges Ohnet, Marcel Prévost ed Émile Zola), ma anche autori psicologici come Bourget (del quale pubblicarono anche Un matrimonio segreto, I due rivali e Secondo amore).
L'uscita di questo volume nel 1914 rappresenta la coda finale di quella stagione: con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, l'attenzione del pubblico si sposterà drammaticamente e l'avventura della collana si interromperà, lasciando quel piccolo libro come una rarità bibliografica per gli appassionati della ricezione di Bourget in Italia.

APPENDICE
Cosa sta a significare La dicitura "Proprietà letteraria" che viene inserita nel colophon
La dicitura "Proprietà letteraria" (spesso accompagnata dal simbolo © nei libri moderni o da formule come "Proprietà letteraria riservata" e "Tutti i diritti riservati") ha un significato giuridico ed editoriale ben preciso, soprattutto se contestualizzata all'inizio del Novecento, come nel caso del volume di Bourget del 1914.
In estrema sintesi, quella frase indicava che l'editore aveva legalmente acquistato e registrato i diritti esclusivi di pubblicazione di quell'opera (o di quella specifica traduzione) per il territorio dello Stato, e che qualsiasi copia, contraffazione o ristampa non autorizzata sarebbe stata punita per legge.
Ecco nel dettaglio cosa significava concretamente all'epoca:
1. La tutela del diritto d'autore e della traduzione
Nel 1914, la tutela delle opere letterarie in Italia era regolata dalle leggi nate dopo l'Unità d'Italia e dagli accordi internazionali (come la Convenzione di Berna). Quando un editore italiano stampava un autore straniero come Paul Bourget, i casi erano due:
- Se l'autore era vivente (Bourget morirà nel 1935), l'editore italiano doveva pagare i diritti alla casa editrice francese originale per poter tradurre l'opera.
- La tutela della traduzione: Una volta pagati i diritti e commissionato il lavoro a un traduttore italiano, quella specifica traduzione diventava di proprietà esclusiva dell'editore (Lubrano e Ferrara). Inserire "Proprietà letteraria" nel colophon era un avvertimento per i concorrenti: «Nessun altro editore può copiare o stampare questa versione italiana di Paul Bourget».
2. Una difesa contro la "pirateria" editoriale dell'epoca
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, il mercato italiano dei romanzi popolari ed economici era una giungla. Esistevano decine di piccoli editori che stampavano dispense e volumetti a basso costo. Spesso, non appena un editore importante pubblicava un successo straniero, un concorrente più piccolo comprava il libro, lo faceva riassumere o ne copiava intere pagine per ristamparlo di nascosto con un titolo leggermente modificato, senza pagare nessuno.
La dicitura nel colophon legalizzava il volume: dimostrava che l'editore aveva depositato le copie d'obbligo presso le autorità competenti (le prefetture o i ministeri) e che era pronto a sporgere denuncia in tribunale contro i plagiari.
3. Il deposito legale
Per poter scrivere legittimamente "Proprietà letteraria", l'editore doveva adempiere a un obbligo: inviare un numero stabilito di copie del libro appena stampato alle biblioteche nazionali (solitamente Firenze e Roma) e agli uffici governativi.
Questo atto certificava ufficialmente la data di pubblicazione e la paternità dei diritti commerciali su quel testo.
In sintesi oggi:
Se trovi quella dicitura su un libro del 1914, significa che Lubrano e Ferrara volevano mettere al sicuro il loro investimento economico. Avevano intuito che un'opera legata al nome di Paul Bourget (e con un titolo forte come "Il santo") avrebbe venduto bene e volevano assicurarsi che i guadagni di quella collana popolare andassero esclusivamente alle loro casse, proteggendosi dalla concorrenza spietata di Napoli e del resto d'Italia.





















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