Di questa rivista musicale il programma della rappresentazione avvenuta a Napoli al “Teatro Diana” nel Novembre del 1971, non riporta assolutamente nessuna informazione che possa lasciar comprenderne la trama e le caratteristiche di uno spettacolo così particolare per una Italia di quegli anni.
Nulla mi è riuscito di individuare in rete che sia di riferibile.

Qualche breve annotazione la si può leggere in
“100% Walter Chiari. Biografia di un genio irregolare.” Michele Sancisi e Simone Annichiarico. Baldini & Castoldi s.r.l. Milano. 2024.
In “Google Book” si può trovare una anteprima di questo libro; si tratta di alcune pagine liberamente accessibili e dalle quali riporto, più avanti, quanto riferibile all’esperienza di Walter Chiari in “Nude-Look”.
Per ricostruire i dettagli di questa vicenda, si è dunque provveduto ad attingere a diverse tipologie di fonti che permettono di incrociare i dati storici con la cronaca dell'epoca.
Ecco il "dietro le quinte" di questa ricerca della quale, a seguire, vado a inserire le notizie ricavate:
1. Archivi Fotografici e di Agenzia
Una delle fonti iconografiche più importanti è l'Archivio Mondadori (molti scatti sono oggi distribuiti da Getty Images), che conserva i rullini del celebre fotografo Angelo Deligio.
- Queste foto documentano Walter Chiari, Emy Eco e Gianni Cajafa proprio durante le pause e le prove dello spettacolo a Brescia nel 1971. Le didascalie di questi archivi sono fondamentali per confermare date, luoghi e cast.
2. Cataloghi di Antiquariato e Collezionismo Teatrale
I dati tecnici (autori, scenografi, teatri) provengono da cataloghi specializzati come Teatro del '900.
- Questi portali catalogano i programmi di sala, le locandine e i libretti originali (come quello di Nude Look del 1971 con testi di Al Tidott e scene di Roberto Comotti), che rappresentano la prova documentale primaria dell'esistenza e della struttura dello show.
3. Emeroteca e Stampa dell'Epoca
Le notizie sull'accoglienza del pubblico e sul divieto ai minori derivano dalla consultazione (indiretta tramite database storici o citazioni in biografie) dei quotidiani del periodo:
- Il Giornale di Brescia: Per i dettagli specifici sul debutto al Teatro Sociale.
- Rotocalchi (Epoca, ABC, Men): Che all'inizio degli anni '70 dedicarono ampi servizi al "ritorno" di Walter Chiari e alla bellezza di Emy Eco, cavalcando lo scandalo del titolo "Nude Look".
4. Fonti Biografiche su Walter Chiari
I dettagli sul periodo difficile di Chiari (il post-carcere del 1970) e sul suo rilancio professionale nel 1971 sono tratti dalle principali biografie dell'attore (come quelle scritte da Michele Sancisi) e da documentari Rai che hanno ripercorso la sua carriera teatrale.
5. Storia del Costume e del Cinema
Saggi accademici (come quelli presenti su Cinergie o archivi universitari come IRIS) aiutano a inquadrare lo spettacolo nel contesto della rivoluzione sessuale e della censura in Italia tra il 1969 e il 1971.
Quella di "Nude-look" è una vicenda curiosa che si colloca in un'epoca di transizione per il costume italiano: tra la fine degli anni ‘60 e gli inizi degli anni ’70.
Non si trattava di una semplice rivista patinata, ma di uno spettacolo di teatro di rivista (il varietà dell'epoca) che cercava di importare in Italia un gusto internazionale, più audace e moderno.
Ecco i punti chiave per inquadrare l'operazione:
1. Il Contesto: L'Italia che cambia
Siamo nel 1968-1969. L'Italia sta vivendo la rivoluzione dei costumi. Il titolo "Nude-look" giocava sull'ambiguità: da un lato richiamava le tendenze della moda parigina e americana (la trasparenza, l'emancipazione del corpo), dall'altro ammiccava a un erotismo che per l'epoca era considerato di "frontiera", pur rimanendo nell'ambito dell'intrattenimento per famiglie o per il grande pubblico del varietà.
2. Walter Chiari: Il Mattatore
Walter Chiari era il volto e l'anima di questa operazione. All'epoca era all'apice della popolarità, noto per la sua parlantina irrefrenabile e il fascino da playboy scanzonato.
- Il Ruolo: Chiari non era solo il presentatore, ma il filo conduttore tra i vari numeri di danza e le esibizioni delle "girls".
- Lo Stile: Portava sul palco monologhi improvvisati e sketch comici che servivano a "sdrammatizzare" la componente sensuale dello show. La sua presenza garantiva che lo spettacolo non venisse declassato a semplice spogliarello, ma mantenesse una dignità da "grande rivista".
3. "La Rivista Nuda Americana"
Il sottotitolo serviva a dare un tono cosmopolita. L'idea era quella di replicare il successo dei grandi show di Las Vegas o del Lido di Parigi.
- Le Protagoniste: Lo spettacolo vantava la partecipazione di bellissime soubrette e ballerine (spesso straniere), tra cui spiccava il nome di Margareth Rose.
- Lo Scandalo: Nonostante il nome, il "nudo" era molto castigato rispetto agli standard odierni (spesso consisteva in calzamaglie color carne o veli strategici), ma fu sufficiente a attirare l'attenzione della censura e dei rotocalchi, rendendo lo spettacolo un successo commerciale enorme.
4. Il Legame con la Stampa
Spesso questi spettacoli venivano accompagnati da pubblicazioni o programmi di sala molto curati che sembravano vere e proprie riviste (da qui il possibile equivoco nel titolo "Nude-look la rivista"). Erano pieni di foto di scena e approfondimenti sulle star dello show, diventando oggetti da collezione per il pubblico maschile dell'epoca.
Nota Storica: Questo periodo segnò anche l'inizio dei problemi giudiziari per Walter Chiari (legati a vicende di droga poco dopo, nel 1970), che avrebbero cambiato drasticamente la sua carriera. "Nude-look" rappresentò quasi l'ultimo bagliore della "Dolce Vita" teatrale prima di un decennio molto più cupo.
QUALE ERA LA TRAMA, SE C’ERA…?
In realtà, no, non aveva una trama lineare nel senso teatrale classico (un inizio, uno sviluppo e una fine narrativa).
Come quasi tutti gli spettacoli di "grande rivista" o di "varietà" dell'epoca, la struttura era quella del collage di quadri.
Tuttavia, c’era un filo conduttore tematico che serviva a legare le diverse esibizioni.
Ecco come funzionava:
1. Il Filo Conduttore: Il Viaggio e la Seduzione
Il tema centrale era l’esplorazione della bellezza femminile attraverso il tempo e lo spazio, vista con l'occhio dissacrante e ironico di Walter Chiari.
- Lo spettacolo si apriva spesso con un monologo di Chiari che introduceva il concetto di "Nude Look" non solo come spogliarello, ma come "liberazione" e "costume moderno".
- Le coreografie (i "quadri") trasportavano lo spettatore in ambientazioni diverse: la Parigi del can-can, le atmosfere esotiche orientali e, ovviamente, la Las Vegas dei grandi casinò.
2. Lo schema degli "Sketch"
La trama "emotiva" dello spettacolo era costruita sull'alternanza programmata:
- Il Quadro Musicale: Un numero di danza con le "girls" e le soubrette (come Emy Eco) che mostrava scenografie sfarzose e costumi audaci (il "Nude Look" del titolo).
- L'Intervento Comico: Entravano in scena Walter Chiari e Gianni Cajafa. Qui la "trama" diventava una serie di situazioni comiche: il marito tradito, il provinciale che arriva in città, il seduttore maldestro.
- Il Monologo di Walter: Era il momento in cui la narrazione si fermava del tutto per lasciare spazio alla parola. Chiari parlava di attualità, di donne, di politica e dei suoi guai personali, creando un legame confidenziale con il pubblico.
3. La "Trama" dei Sensi
L'unico vero obiettivo narrativo era lo "svelamento" progressivo. Lo spettacolo era costruito per crescere di intensità: ogni quadro era leggermente più osé del precedente, culminando nel gran finale dove l'estetica del "nudo" (sempre molto coreografato e mai volgare per gli standard del teatro di rivista) trovava la sua massima espressione.
In sintesi: non andavi a vedere Nude Look per sapere "come andava a finire", ma per goderti un flusso continuo di intrattenimento fatto di bellezza visiva, risate napoletane (grazie a Cajafa) e l'ineguagliabile carisma di Walter Chiari che faceva da collante a tutto.



I COOPROTAGONISTI: EMY ECO E GIANNI CAJAFA
In quella specifica edizione di "Nude-look", la presenza di Emy Eco e Gianni Cajafa era fondamentale per bilanciare lo spettacolo: se Walter Chiari era il "mattatore" e le ballerine portavano il fascino internazionale, loro due rappresentavano rispettivamente la bellezza italiana emergente e la spalla comica di tradizione.
Ecco nel dettaglio i loro ruoli:
1. Emy Eco: La Soubrette e il "Sogno Italiano"
Emy Eco (all'anagrafe Emma Costantino) era in quegli anni una delle giovani attrici e soubrette più promettenti, spesso definita la "Brigitte Bardot italiana" per la sua somiglianza fisica e la chioma bionda.
- Il Ruolo: In "Nude-look", Emy Eco ricopriva il ruolo della prima donna. Non era solo una presenza estetica; partecipava attivamente agli sketch insieme a Walter Chiari.
- L'Immagine: Rappresentava l'ideale di bellezza procace ma sofisticata che serviva a dare allo spettacolo quel tono di "rivista di lusso".
La sua partecipazione era un grande richiamo per il pubblico maschile, poiché era spesso protagonista delle copertine dei rotocalchi dell'epoca (come Men, Playmen o ABC).
2. Gianni Cajafa: La Spalla e il Ritmo Comico
Gianni Cajafa era un attore caratterista napoletano di grande mestiere, con una solida formazione nel teatro di varietà e nell'avanspettacolo.
- Il Ruolo: Era la "spalla" tecnica di Walter Chiari. Chiari era un improvvisatore nato, capace di andare avanti per mezz'ora con un solo canovaccio; Cajafa era colui che "teneva il tempo", che lanciava le battute e permetteva a Walter di brillare con le sue celebri digressioni.
- La Funzione: In uno show che puntava molto sul "nudo" (o presunto tale) e sulla bellezza delle coreografie, Cajafa portava la componente della comicità popolare. I suoi duetti con Chiari servivano a spezzare la tensione erotica dello show con una risata sana e di pancia, rendendo lo spettacolo accettabile anche per un pubblico più vasto.
La Dinamica del Trio
Insieme formavano un meccanismo perfetto per la rivista di quegli anni:
- Walter Chiari: L'intellettuale brillante e il seduttore che parlava al pubblico.
- Emy Eco: Il fascino visivo e la sensualità elegante.
- Gianni Cajafa: La comicità di mestiere e il contrappunto dialettale/popolare.
Questa formula permise a "Nude-look" di girare i principali teatri italiani (come il Sistina a Roma o il Lirico a Milano) registrando spesso il tutto esaurito, nonostante le polemiche che un titolo così audace inevitabilmente scatenava nell'Italia di inizio anni '70: la precedente indicazione “sul finire degli anni '60” era troppo generica; la datazione corretta è l'inizio degli anni '70.
La prima nazionale di "Nude Look" avvenne effettivamente il 23 ottobre 1971 al Teatro Sociale di Brescia.
Perché quel 1971 è così importante?
Il debutto in quella data e con quel divieto non fu un dettaglio da poco, ma un segnale dei tempi che stavano cambiando drasticamente:
- Il divieto ai minori di 18 anni: Questo è l'elemento che differenziava "Nude Look" dalla rivista classica degli anni '50 e '60. Equiparare lo spettacolo a un film vietato (come accadeva per le pellicole più spinte dell'epoca) serviva a creare un'aura di "proibito" che fungeva da potentissimo marketing.
- Il ritorno di Walter Chiari: Lo spettacolo segnò una sorta di "rilancio" per Chiari dopo i gravissimi problemi giudiziari del 1970 (l'arresto per la vicenda droga).
Tornare in scena nel '71 con uno show così audace era la sua risposta alla stampa e al pubblico: il ritorno del mattatore in una veste ancora più trasgressiva. - La struttura dello show: I testi erano di Al Tidott e le scene di Roberto Comotti. Nonostante il titolo e il divieto, la critica dell'epoca sottolineò che, grazie alla classe di Chiari e alla professionalità di Emy Eco e Gianni Cajafa, lo spettacolo manteneva comunque una struttura teatrale solida, alternando il "glamour" dei nudi a momenti di comicità pura.
Brescia fu scelta come piazza di debutto (una "prima nazionale" in provincia, come spesso accadeva per testare le reazioni prima di approdare a Milano o Roma) e il successo fu tale che lo spettacolo girò l'Italia per tutta la stagione successiva.
Il titolo dello spettacolo era un riferimento diretto a una tendenza della moda lanciata da Yves Saint Laurent pochi anni prima.
Il titolo dello spettacolo era un riferimento diretto al "Nude Look" (o See-Through Look) lanciato da Yves Saint Laurent tra il 1966 e il 1968.
In sintesi, si trattava di questa rivoluzione:
L'essenza: L'uso di tessuti completamente trasparenti (soprattutto chiffon e tulle di seta) indossati senza biancheria intima sotto, lasciando intravedere il seno.
L'impatto: Fu uno dei momenti più scandalosi e iconici della storia della moda.
Saint Laurent voleva celebrare l'emancipazione femminile e l'uguaglianza tra i sessi, trasformando il corpo nudo da oggetto erotico a scelta estetica e politica.
Il collegamento con lo show: Walter Chiari e gli autori dello spettacolo cavalcarono l'enorme risonanza mediatica di questa tendenza dell'alta moda parigina.
Usarono il termine per dare una veste "intellettuale" e internazionale a quello che, di fatto, era un sofisticato spettacolo di spogliarello e varietà.
Passare dall'alta moda delle passerelle di Parigi al palco del Teatro Sociale di Brescia fu il colpo di genio del marketing di quegli anni.
In effetti, lo spettacolo utilizzava il riferimento a Yves Saint Laurent sia come astuta operazione di marketing sia come reale ispirazione estetica per i costumi di scena. Non era solo un "trucco" nel titolo, ma una scelta stilistica precisa che mirava a nobilitare il nudo.
Ecco come questa influenza si traduceva sul palco:
1. I Costumi: Il "Vedo-non-vedo" d'alta classe
A differenza dello spogliarello classico dei locali notturni, i costumi di "Nude Look" (disegnati per l'edizione del 1971 da Roberto Comotti) cercavano di replicare l'eleganza delle sfilate parigine:
Trasparenze strategiche: Venivano utilizzati molti strati di chiffon, tulle e veli sovrapposti. L'idea era quella di creare un effetto di "nudità vestita", proprio come nelle creazioni di Saint Laurent, dove la pelle era visibile ma incorniciata da tessuti preziosi.
Le "Nude Look Girls": Il corpo di ballo non appariva semplicemente nudo; le ballerine indossavano spesso body color carne quasi invisibili o abiti completamente trasparenti impreziositi da strass e paillettes nei punti critici, mantenendo quell'equilibrio tra moda e provocazione.
2. Emy Eco e l'estetica sofisticata
Per la prima donna Emy Eco, il riferimento al mondo della moda era fondamentale.
La sua immagine nello spettacolo era costruita per apparire come una modella di alta moda prestata al teatro: trucco marcato, acconciature scultoree e abiti che giocavano con il concetto di "trasparenza d'autore".
Questo serviva a rassicurare il pubblico (e la censura) che si trattasse di un'operazione artistica e non di mero esibizionismo.
3. La narrazione di Walter Chiari
Walter Chiari stesso giocava molto su questo equivoco nel suo monologo.
Spiegava al pubblico che lo spettacolo non era "volgare" perché seguiva la moda internazionale: citare i grandi sarti francesi serviva a Chiari come scudo ironico contro i critici più conservatori.
Diceva, in sostanza:
"Se lo fa la moda a Parigi, perché non possiamo farlo noi a Brescia?"
Perché fu un'idea vincente?
Cavalcare la tendenza di Saint Laurent permise allo spettacolo di:
Attirare le donne: Presentando il nudo come "moda", lo spettacolo diventava più accettabile anche per il pubblico femminile dell'epoca, meno propenso ad andare a vedere un semplice spogliarello.
Superare i limiti: In quegli anni la censura era ancora forte.
Etichettare la nudità come "Nude Look" (termine tecnico della moda) forniva una sorta di copertura intellettuale.
In conclusione, lo spettacolo era un mix perfetto: il titolo prometteva lo scandalo di Parigi, mentre la comicità di Walter Chiari e Gianni Cajafa riportava tutto alla rassicurante tradizione del varietà italiano.
Il debutto di "Nude Look" al Teatro Sociale di Brescia il 23 ottobre 1971 non fu solo un evento teatrale, ma un vero e proprio caso di cronaca e costume per la città, che segnò il ritorno in grande stile di Walter Chiari dopo le sue note traversie giudiziarie.
Ecco i dettagli su come la stampa e il pubblico accolsero questa "rivoluzione" e le specifiche sulla carriera di Chiari e sulla pubblicazione legata allo show:
1. L'accoglienza della stampa (il caso Brescia)
La stampa locale, in particolare il Giornale di Brescia, seguì l'evento con un misto di curiosità e cautela.
- Il Clima di Attesa: Brescia fu scelta come "piazza di prova" per testare la reazione del pubblico a uno spettacolo che prometteva (e manteneva) un'audacia visiva inedita per i teatri di tradizione.
- La Critica: Nonostante il titolo pruriginoso e il divieto ai minori di 18 anni, i critici bresciani riconobbero a Walter Chiari la capacità di elevare lo spettacolo. Si scrisse che la sua ironia riusciva a "giustificare" i momenti di nudo, trasformandoli in parte di un gioco estetico e mai volgare.
- Il Pubblico: Il Teatro Sociale registrò il tutto esaurito. La "rivoluzione" bresciana consistette proprio nello sdoganare il nudo (seppur parziale e coreografato) in un tempio della cultura cittadina, grazie alla garanzia di qualità offerta dai nomi in cartellone.
2. Walter Chiari: Un anno cruciale (1971)
Per Walter Chiari, il 1971 fu l'anno della rinascita professionale.
- Il ritorno dopo il carcere: Solo l'anno precedente, nel maggio 1970, Chiari era stato arrestato con l'accusa di detenzione di stupefacenti (vicenda da cui uscì poi ampiamente ridimensionato). "Nude Look" rappresentò il suo grande ritorno sulle scene nazionali.
- La maturità artistica: In questo periodo Chiari affinò la sua tecnica del "monologo fiume". Nello spettacolo, usava la bellezza delle ballerine e di Emy Eco come pretesto per digressioni lunghissime e improvvisate che incantavano il pubblico, dimostrando di non aver perso il suo smalto nonostante i problemi personali.
3. La pubblicazione cartacea: "Nude Look - La rivista"
Oltre allo spettacolo, circolava una pubblicazione cartacea che spesso viene confusa con una rivista periodica, ma che era tecnicamente un programma di sala extralusso o un "numero unico".
- Contenuti: Era un albo di grande formato, ricco di fotografie patinate (alcune osé per l'epoca) scattate durante le prove e la presentazione ufficiale (avvenuta alla Terrazza Martini di Milano).
- I Testi: Conteneva presentazioni scritte da Al Tidott (autore dei testi dello show) e profili biografici di Walter Chiari, Emy Eco e Gianni Cajafa.
- Valore collezionistico: Oggi queste pubblicazioni sono molto ricercate dai collezionisti di teatro di rivista. Nonostante il nome suggerisse una pubblicazione erotica americana, era un prodotto interamente italiano, pensato per prolungare l'emozione dello spettacolo oltre la serata a teatro.
Dettagli Tecnici dello Spettacolo
- Autore: Al Tidott.
- Scene: Roberto Comotti.
- Cast principale: Walter Chiari, Emy Eco, Gianni Cajafa.
- Coreografie: Spesso affidate a professionisti internazionali per mantenere l'aura di "rivista americana".
Questa operazione riuscì a traghettare il vecchio varietà verso gli anni '70, preparando il terreno per quella che sarebbe stata la rivoluzione sessuale e comunicativa del decennio.

Liberamente tratto dall’anteprima accessibile in “Google Books” di:
"100% Walter Chiari. Biografia di un genio irregolare.”
Michele Sancisi e Simone Annichiarico. Baldini & Castoldi s.r.l. Milano. 2024. - Numero delle pagine nelle quali il testo è riportato non presenti.

[…] «Dopo la rottura matrimoniale […] Walter andò a vivere all'Hotel Hilton […] in una stanza con un coniglio», assicura Valeria Fabrizi. «Andai a trovarlo con il comune amico Ottavio Missoni e rimasi abbastanza scioccata perché quella stanza era un disastro. […] ne parlai con mio marito Tata, lui chiamò Walter e
gli disse di preparare la valigia che lo andava a prendere. […] Da quella volta Walter ha avuto la sua stanza tutta per sé nella nostra mansarda, dove venne spesso fino alla fine dei suoi giorni.»
[…] Walter non sta con le mani in mano. Per rimettersi in pista pensa di attingere ai vecchi e consolidati ingredienti del suo varietà, puntando sul sicuro.
Il Sessantotto studentesco ha aperto la strada alla rivoluzione sessuale e nei primi anni Settanta anche il teatro borghese gode di una insperata emancipazione del comune senso del pudore, se non altro in termini commerciali. Ormai anche impresario, oltre che regista e autore, Chiari apre le porte al vento libertario e «taglia» alla voce costumi.
Il 23 ottobre del 1971 al Teatro Sociale di Brescia va in scena la prima nazionale di Nude Look, spettacolo vietato ai minori di 18 anni, come al cinema.
Con Gianni Cajafa ed Emy Eco, arriva in Italia lo show creato nel 1968 da Johnny Mulligan per i casinò di Las Vegas con i testi originali scritti da Al Tidott.
Lo scandalo non si fa attendere, ma lui ormai è vaccinato e, con la solita parlantina, sfodera analisi filologiche: «Il nudo si riallaccia alla Bibbia e quindi non è per niente peccaminoso», dice in conferenza stampa. «Se pensiamo che mostri sacri come Vanessa Redgrave lo hanno adottato al cinema, non vedo perché il teatro debba ignorarlo. È un fatto di costume, (...) una donna nuda è il più bello spettacolo del mondo. E poi c'è un testo originale, che io ho riscritto. Sarà dispettoso, rapido e dissacrante.»
Con il suo buon fiuto Chiari ama sfidare un po' la morale.
[…] Le scene dello spettacolo sono montate su un'avveniristica pedana girevole, niente orchestra ma un moderno impianto stereo per amplificare le musiche di Stan Keaton e Duke Ellington.
Al di là di cosce e lustrini lo spettacolo, in tournée nelle principali città italiane, risponde al desiderio di Walter di «ritornare alla mia forma primitiva di incontro con il pubblico» (come scrive nel programma di sala), una formula che gli consente il dialogo immediato, non scritto, con la possibilità di dire sera dopo sera tutto ciò che la situazione gli suggerisce.
Naturalmente non mancano le critiche: «Si parla di sesso e di pubblicità, pasticciando luoghi comuni marcusiani o "reichiani", ma nello stile del più raffazzonato e fasullo anticonformismo da anni Cinquanta», si legge in una recensione pubblicata in Sentimental. […]















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