La Biblioteca dell'Oratorio è
un'importante istituzione culturale e storica,
ricca di documenti e manoscritti di grande valore.
La Biblioteca Statale Oratoriana dei Girolamini di Napoli è un luogo di straordinaria importanza storica e culturale.
Fondata dai padri Oratoriani (i "Girolamini"), seguaci di San Filippo Neri, rappresenta la più antica biblioteca pubblica della città e la seconda in Italia dopo la Malatestiana di Cesena.
La sua importanza storica risiede nei seguenti aspetti:
- Patrimonio culturale: Custodisce una vasta collezione di manoscritti, incunaboli, opere rare e documenti storici, tra cui testi di Dante Alighieri, manoscritti musicali e il fondo vallettiano, acquisito nel 1726, che include preziose legature e opere postillate da celebri studiosi.
- Contributo alla ricerca: La biblioteca è stata un centro di diffusione del sapere e della cultura, contribuendo alla formazione di generazioni di intellettuali e ricercatori.
- Preservazione della memoria storica: Ha svolto un ruolo cruciale nella conservazione della memoria storica e culturale, valorizzando il patrimonio culturale napoletano e italiano.
Ecco i punti chiave per approfondire
la sua storia e il suo patrimonio
1. Le Origini e la Fondazione (1586)
La biblioteca nacque insieme al complesso monumentale quando i discepoli di San Filippo Neri — tra cui spiccano i padri Antonio Talpa, Giovenale Ancina e Francesco Maria Tarugi — giunsero a Napoli nel 1586.
- Filosofia: Fin dall'inizio, la biblioteca fu concepita non come un luogo esclusivo per i religiosi, ma come uno spazio aperto alla cittadinanza, coerentemente con lo spirito divulgativo dell'Oratorio.
- Nome: Il termine "Girolamini" deriva dalla sede originaria dell'ordine a Roma, presso la chiesa di San Girolamo della Carità.
2. Il Legame con Giambattista Vico
Uno degli aspetti più celebri della biblioteca è il suo legame con il filosofo Giambattista Vico.
- Vico fu un frequentatore assiduo delle sale oratoriane.
- Fu proprio su suo consiglio che, nel 1727, i padri acquistarono la preziosa collezione di Giuseppe Valletta, arricchendo il patrimonio con testi rari di giurisprudenza, filosofia e letteratura. In suo onore, una delle sale principali porta oggi il suo nome (Sala Vico).
3. Il Patrimonio Librario
La biblioteca custodisce oggi circa 160.000 unità, tra cui tesori di inestimabile valore:
- Incunaboli e Cinquecentine: Circa 120 incunaboli e oltre 5.000 edizioni del XVI secolo.
- Codice Filippino: Un rarissimo manoscritto miniato della Divina Commedia risalente alla metà del XIV secolo.
- Fondo Musicale: Un archivio ricchissimo che testimonia l'importanza della musica sacra e operistica nella cultura oratoriana.
4. Architettura e Bellezza
La biblioteca non è solo un deposito di libri, ma un capolavoro architettonico.
- Sala Vico: Progettata da Arcangelo Guglielmelli, è caratterizzata da splendide scaffalature in noce e affreschi di Pietro Bardellino.
- Atmosfera: Le sale monumentali riflettono lo splendore del barocco napoletano, rendendo la lettura un'esperienza immersiva nell'arte.
Nel corso dei secoli, la biblioteca ha accumulato un vasto patrimonio culturale, tra cui manoscritti, incunaboli, opere rare e documenti storici di grande valore.
Tra i tesori della biblioteca si trovano numerosi documenti storici tra cui i "Decreta Deputatorum et Decennalium", il "Libro dei Defonti" e una serie di ritratti su tela dei Padri e dei Prepositi dell'Oratorio. Possiede una collezione di incunaboli, manoscritti musicali e opere rare, inclusi manoscritti e edizioni pregiate delle opere di Dante Alighieri.
La biblioteca si arricchì con l'acquisto del fondo vallettiano nel 1726, appartenuto a Giuseppe Valletta, un noto collezionista; di questo fondo custodisce anche 22 legature preziose, e opere scientifiche, letterarie e rare edizioni postillate da celebri studiosi.
L'Archivio Oratoriano è una fonte ricca di lettere, deliberazioni e registri, utilizzati per verificare la veridicità di cronache storiche. Inoltre, si menziona l'atmosfera unica e suggestiva della biblioteca, caratterizzata da calma e bellezza, ideale per gli studiosi e gli amanti della cultura.
La biblioteca è anche nota per la sua atmosfera unica, che favorisce la concentrazione e lo studio, ed è stata un punto di riferimento per la ricerca storica e culturale.
Quale fu l’anno effettivo di acquisizione del
“fondo vallettiano”?
Il 1726 o il 1727?
La questione della data è molto interessante perché entrambi gli anni compaiono nei documenti ufficiali, ma per motivi diversi.
In sintesi, l'acquisto si concretizzò nel 1726, mentre il 1727 è l'anno in cui si conclusero formalmente le ultime pendenze economiche, inclusa la ricompensa per Giambattista Vico.
Ecco i dettagli cronologici precisi per fare chiarezza:
1. L'acquisto principale (1726)
Il passaggio di proprietà della biblioteca di Giuseppe Valletta (circa 18.000 volumi) avvenne ufficialmente nella prima metà del 1726.
- Gennaio - Aprile 1726: I registri della Congregazione dell'Oratorio (il Registro di polize) riportano diversi pagamenti effettuati a Diego Valletta, figlio di Giuseppe, tra gennaio e marzo.
- 6 aprile 1726: Viene registrato l'atto finale di acquisto per la somma di 14.000 ducati.
- Il Catalogo del 1726: Esiste un documento fondamentale intitolato "Antico Catalogo della Biblioteca dei Padri dell'Oratorio di Napoli disposto per Materie Anno 1726". Questo prova che già in quell'anno la collezione era stata incamerata e si stava procedendo alla sua organizzazione.
2. Perché si parla spesso del 1727?
Il riferimento al 1727 è comune perché è legato alla conclusione amministrativa dell'operazione e al ruolo di Vico:
- 30 marzo 1727: È la data di un mandato di pagamento emesso dai Padri a favore di Giambattista Vico come compenso per la sua "perizia" (la valutazione tecnica e la consulenza che permisero l'acquisto).
- Poiché Vico fu l'anima dell'operazione, molte fonti storiche associano il suo nome e la data del suo pagamento finale all'intero evento dell'acquisizione.
Riassunto della cronologia

Curiosità: Vico era talmente orgoglioso di questa acquisizione che la citò nella sua Autobiografia, definendo la biblioteca Valletta come un "tesoro" che i padri acquistarono "con animo veramente regale" per evitare che finisse venduta all'estero (si diceva che ci fossero offerte dall'Inghilterra).
Quindi, se occorre citare la data di fondazione/arrivo del fondo, il 1726 è l'anno più corretto dal punto di vista storico e documentale.
La Rinascita nel 2026
Dopo anni difficili segnati da gravi furti nel 2012 e una lunga chiusura per restauri, la Biblioteca dei Girolamini sta vivendo una fase di piena rinascita:
- Riapertura: Dalla primavera del 2025, il complesso ha riaperto regolarmente al pubblico (incluso nei circuiti come Campania>Artecard).
- Stato attuale (2026): Sono in corso mostre ed eventi per celebrare il ritorno dei volumi recuperati e la completa fruibilità delle sale storiche per studiosi e visitatori.
Nota di curiosità: Sebbene sia una biblioteca "statale", mantiene ancora oggi un'aura di sacralità e silenzio che la rende uno dei "luoghi dell'anima" più amati dai napoletani.
Un approfondimento sui fondi e sui manoscritti
della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini
Sulla base dei documenti presenti nel mio archivio, in particolare un saggio di Antonio Bellucci del 1920 riguardante le legature della biblioteca (“ILLUSTRAZIONE DI 22 LEGATURE ADÈSPOTE ERRONEAMENTE DETTE CANEVARI”), ecco un approfondimento sui fondi e sui manoscritti della Biblioteca Oratoriana dei Girolamini:
1. Il Fondo Vichiano e la Collezione Valletta
Il legame tra la biblioteca e Giambattista Vico è strettamente connesso all'acquisizione della biblioteca di Giuseppe Valletta.
- L'intervento di Vico: Vico, amico stretto del Valletta e degli Oratoriani, propose ai padri l'acquisto dell'intera collezione per salvarla dalla dispersione, dopo che gli eredi avevano iniziato a venderne pezzi pregiati a collezionisti stranieri.
- L'acquisto: La biblioteca fu acquistata per 14.000 ducati (nonostante il suo valore stimato fosse molto superiore) proprio grazie alla perizia di Vico, che convinse i padri a contrarre un debito per assicurarsi questo "animo regale" di testi.
- Caratteristiche: Il fondo Valletta è celebre per le sue opere scientifiche e letterarie, molte delle quali presentano postille autografe di famosi studiosi sui margini5.
2. Il Fondo Musicale
La biblioteca conserva una ricchissima raccolta di musica sacra, testimonianza della tradizione degli studi storici e artistici della Congregazione.
- Questo fondo riflette l'importanza che l'Oratorio attribuiva alla musica come strumento di elevazione spirituale e divulgazione.
3. I Manoscritti e le Legature Rare
L'archivio dei Girolamini custodisce tesori bibliografici di eccezionale rarità:
- Le 22 Legature "Canevari": Una scoperta significativa riguarda 22 legature antiche, originariamente attribuite erroneamente al collezionista Canevari, ma in realtà provenienti dal fondo Valletta.
Questi volumi presentano un elegante medaglione con l'impresa di Apollo.
- Esempi di manoscritti e codici:
- Eutropius, De Romana Historia (Basilea, 1532): un esemplare con legatura di pregio descritto dettagliatamente per le sue decorazioni dorate e i motivi ornamentali.
- Iacobus Fontanus, De Bello Rhodio: un altro volume di rilievo presente nella collezione.
- Catalogazione: I codici manoscritti della biblioteca sono stati storicamente illustrati e descritti in modo approfondito dal Padre Mandarini, che ne ha curato un importante cenno storico e la descrizione analitica11.
Oggi, dopo i restauri e la riapertura, è possibile accedere alle sale monumentali (come la Sala Vico) per consultare il materiale, previa autorizzazione per i fondi antichi e rari.
La biblioteca nacque fin dal 1586 con una vocazione pubblica, aperta "ad ogni genere di studiosi".

LA CONSULTAZIONE DEL CATALOGO
ENRICO MANDARINI
Il catalogo curato dal Padre Enrico Mandarini, pubblicato nel 1897, resta ancora oggi lo strumento fondamentale per lo studio del nucleo storico dei manoscritti della Biblioteca dei Girolamini.
Il titolo esatto dell'opera è:
“I codici manoscritti della Biblioteca Oratoriana di Napoli illustrati dal P. Enrico Mandarini”.
Ecco i modi principali per consultarlo oggi:
1. Consultazione Online (Digitale)
Essendo un'opera di fine '800, il catalogo è di pubblico dominio ed è stato digitalizzato integralmente. Lo si può trovare su diverse piattaforme:
- Google Books / Internet Archive: Cercando il titolo completo o l'autore "Enrico Mandarini", è possibile sfogliare l'intero volume gratuitamente. Spesso è disponibile in formato PDF scaricabile.
- BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura): Spesso ospita versioni digitali di alta qualità di cataloghi storici italiani.
- Sito del Ministero della Cultura / Teche Digitali: Alcune sezioni della Biblioteca Nazionale o portali dedicati ai manoscritti (come Internet Culturale) permettono di visualizzare le schede descrittive basate sul lavoro del Mandarini.
2. Consultazione Fisica
Se si preferisce consultare l'edizione cartacea originale o moderna:
- Presso la Biblioteca dei Girolamini: È ovviamente presente nelle sale di consultazione della biblioteca stessa a Napoli.
- OPAC SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale): Si può cercare il libro sul portale sbn.it per trovare la biblioteca più vicina a te che ne possiede una copia. È presente in quasi tutte le grandi biblioteche statali italiane (Nazionale di Napoli, Roma, Firenze, ecc.).
3. Cosa si troverà nel catalogo del Mandarini
Il lavoro del Mandarini è prezioso perché non è un semplice elenco, ma un'opera di studio critico. Il catalogo descrive circa 151 codici di particolare rilievo, suddivisi per argomenti:
- Bibbia e Commentari: Manoscritti biblici antichi.
- Teologia e Filosofia: Inclusi testi medievali e umanistici.
- Letteratura e Storia: Qui si trovano i pezzi forti, come il celebre Codice Filippino della Divina Commedia (uno dei più antichi e miniati).
- Diritto e Scienze: Molti dei quali provenienti dal fondo di Giuseppe Valletta.
4. Nota importante per lo studioso
Sebbene il Mandarini sia la base storica, la ricerca sui manoscritti è proseguita. Per una ricerca scientifica aggiornata, è utile integrare il Mandarini con:
- Il Catalogo di Cencetti: Alcuni manoscritti sono stati ri-studiati e ri-catalogati in tempi più recenti (metà del '900).
- Manus Online: È il database nazionale dei manoscritti in Italia. Cercando "Napoli - Biblioteca statale oratoriana del Monumento nazionale dei Girolamini", potrai trovare schede digitalizzate moderne che spesso citano e aggiornano le informazioni del Mandarini.
Consiglio pratico: Se si sta cercando un manoscritto specifico, conviene iniziare da Manus Online per vedere se esiste una descrizione moderna, e poi ricorrere al Mandarini (disponibile su Google Books) per leggere il commento storico-critico originale del XIX secolo.
I manoscritti della Biblioteca Oratoriana:
- Manoscritti musicali dell'Archivio Oratoriano di Napoli, contenenti opere di autori come Giovanni Gussone e Michele Tenore.
- Manoscritti riguardanti la Storia dei Tre Abruzzi, con documenti storici e geografici.
- Manoscritti della Biblioteca dei Girolamini in Napoli, relativi alla storia e alle tradizioni religiose.
- Manoscritti del Cardinale Alfonso Capecelatro, inclusi carteggi e corrispondenze con personalità illustri.
- Manoscritti di Pasquale Baffi, con scritti storici e letterari.
- Repertorium Francisci Brancaccii, con annotazioni di diritto civile e genealogia.
- Dissertationes Feudales di Giuseppe Aurelio De Gennaro, trattati sul diritto feudale.
- Decisiones di Annibal Moles, decisioni e trattati sul diritto fiscale e feudale.
- Scritti sul Concilio di Trento e altre opere di Camillo Tutini.
- Documenti sulla Famiglia Brancaccio, tra cui stemmi, panegirici e genealogie.
- Carteggio diplomatico tra la Santa Sede e il governo francese (1808-1809).
- Codici manoscritti dell'Oratoriana di Napoli, inventariati e descritti dal P. Mandarini.
- Incunaboli, catalogo di volumi anteriori al 1499, inclusi i fondi gervasiano e troyano.
- Legature Canevari, ventidue legature cinquecentesche con medaglione d'Apollo, attribuite al fondo vallettiano.
- Codici musicali, raccolta di musica sacra e manoscritti musicali.
- Codici antichi e miniati, i più antichi e meglio decorati della biblioteca.
- Documenti storici e artistici, tra cui diplomi d'onore, iscrizioni lapidarie e monete antiche.
Criteri di catalogazione dei manoscritti
I manoscritti della Biblioteca dell'Oratorio sono catalogati seguendo criteri rigorosi e sistematici, che includono:
- Classificazione per epoca e datazione: I manoscritti sono suddivisi in base al periodo storico di appartenenza e alla data di produzione, basandosi su elementi paleografici e storici.
- Classificazione tematica: I documenti sono organizzati per argomento e contenuto, come opere teologiche, storiche, giuridiche, letterarie, musicali e scientifiche.
- Classificazione per autore e provenienza: I manoscritti sono catalogati secondo il nome dell'autore, se noto, e la loro origine, come il fondo vallettiano o altre collezioni acquisite nel tempo.
- Descrizione fisica: Si annotano dettagli come il tipo di supporto (cartaceo o pergamenaceo), il formato, la presenza di miniature, legature, decorazioni, il materiale utilizzato (pergamena, carta, ecc.), le dimensioni e il numero di carte.
- Particolarità tipografiche: Si registrano elementi come il numero di pagine, la presenza di numerazione, richiami, segnature, registro, forma dei tipi, divisione delle pagine, presenza di maiuscole e loro forma, marginali a stampa o manoscritti, segni di interpunzione e stato di conservazione.
- Note aggiuntive: Si includono annotazioni, firme autografe, dediche, annotazioni marginali e particolarità del manoscritto.
- Condizioni di conservazione: Si registra lo stato fisico del manoscritto per eventuali interventi di restauro.
Questi criteri garantiscono una gestione accurata e una facile consultazione dei manoscritti, rendendo la biblioteca un punto di riferimento per studiosi e appassionati di storia e cultura.
Conservazione dei manoscritti rari
La Biblioteca dell'Oratorio adotta metodi rigorosi per la conservazione dei manoscritti rari, garantendone la preservazione nel tempo:
- Controllo ambientale: I manoscritti sono custoditi in ambienti con temperatura e umidità controllate per prevenire il deterioramento.
- Protezione fisica: Sono conservati in teche o contenitori speciali, realizzati con materiali privi di acidi, per evitare danni alla carta o alla pergamena.
- Restauro: I manoscritti danneggiati vengono restaurati da esperti con tecniche e materiali compatibili con quelli originali.
- Digitalizzazione: Molti manoscritti sono digitalizzati per ridurre la manipolazione diretta e facilitarne la consultazione.
- Catalogazione e monitoraggio: Ogni manoscritto è accuratamente catalogato e monitorato per verificarne lo stato di conservazione e intervenire tempestivamente in caso di necessità.
- Accesso controllato: L'accesso ai manoscritti rari è regolamentato e consentito solo a studiosi qualificati, per ridurre il rischio di danni accidentali.
Questi accorgimenti riflettono l'impegno della biblioteca nel preservare il suo prezioso patrimonio culturale e storico per le generazioni future.



