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DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri


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DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

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LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

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ALDO LUBRANO

PUBBLICAZIONI DELL'EDITORE ALDO LUBRANO

Chi è Aldo Lubrano

Aldo Lubrano

Aldo Lubrano – mio papà, il secondogenito di Luigi - nasce a Napoli il 28 Ottobre del 1917.
In realtà lui sarebbe il “terzo” in ordine di nascite in quanto una prima figlia, Maria, morì all’età di 7 anni per una infezione mal curata.
Lui era lontano da Napoli, perché soldato:


A tal proposito nelle sue memorie scrive
“[…] Tornato a casa ebbi la sorpresa di trovare ancora mia figlia a letto con febbre. […] mi recai immediatamente a casa di un mio carissimo amico medico; Dr Raffaele de Rienzo, […] lo portai con me a visitare la mia bambina. Fu purtroppo un esame disastroso! Precisamente mi disse "Ti hanno ammazzato una figlia e non c'è più niente da fare". Difatti dopo alcuni giorni la mia bambina Maria di 7 anni, mori. […]
 

Aldo, mio padre, non ha mai avuto la stessa passione del padre per il libro antico e di antiquariato e nemmeno si è mai sentito coinvolto verso quel settore, ma ha da sempre lavorato nella libreria iniziando appena possibile a essere il suo “braccio destro”.

 

Anzitempo e prima di poterli portare a compimento abbandonò gli studi classici; era uno studente dell’ “Istituto Pontano” di Napoli. Una delle più importanti e rinomate scuole cattoliche che all’epoca si trovavano a Napoli.
Dei suoi compagni di classe rimase in stretti rapporti solo con quello che diventò già subito successivamente alla mia nascita il “pediatra” di famiglia, il medico di cui fidarsi e, soprattutto, al quale affidarsi. 
Conservo gelosamente una sua foto di classe come anche a quell’epoca si usava fare, ma non saprei dire a quale anno di scuola sia da riferirsi.
 

La libreria di via Pessina 12

Luigi scrive:

[…] Cessata la guerra con la ripresa dei rapporti con Milano, io prospettai ad Hoepli il fatto di aver conservato tutto quanto avevo comprato per loro e di non aver mai ceduto alla tentazione di vendere qualche volume e poiché era difficile mantenere ancora rapporti d'impiego data la diversa valutazione della vita, proposi di liquidarmi in maniera ragionevole, dopo il ritiro di tutta la merce.

Armanni venne a Napoli e dopo aver osservato tutta la merce conservata, mi fece liquidare con la cifra di 600.000 lire, […]. In seguite a ciò, mi rimisi in attività per mio conto e con la gestione della libreria intestata a mio figlio Aldo, ma che poi credetti opportuno in un secondo momento, obbligarlo a stabilire una società con la sorella Adriana, in considerazione del fatto che in realtà era io stesso a sostenerla non soltanto con la mia esperienza commerciale e perciò con i miei consigli, ma anche economicamente mediante gli utili che io procuravo con gli affari di antiquariato. Difatti con l'amicizia stabilitasi con il signor Sirani della Galleria Salga a Roma in via Due Macelli, io ebbi occasione di fare numerose vendite all'asta […] il cui ricavato veniva messo nella attività della libreria in via Pessina. […]

 

 

 

L’idea di unire Aldo in società con la sorella Adriana si mostrò, dopo qualche tempo, del tutto infelice; la sorella non fu di nessun aiuto o supporto ad Aldo che fu costretto ad affrontare uno dei peggiori periodi della sua vita. 


Adriana infatti, non aveva nessuna esperienza a riguardo della gestione della libreria, a quali fossero le spese e i costi ai quali si doveva andare incontro e da affrontare, e seppure amava definirsi “libraia” e presentarsi come tale, da come mi è stato raccontato tale non è mai stata né si è giammai sentita coinvolta nella sua gestione lasciando ad Aldo l’onere di affrontare tutto quello che dal giugno del 1962 sarebbe accaduto.


Ci furono tempi bui e di contrasti familiari che successivamente appianati grazie alla grande capacità di mia madre nell’affrontare a viso aperto una situazione he sembrava non far presagire nulla di buono per il futuro dei rapporti tra i due fratelli.
 

Aveva dunque ventuno anni quando il papà, Luigi, decise di intestargli la libreria: era il 1938 e a tal proposito nelle sue “Memorie di un libraio” il nonno scrive:

[…]  Nel 1938 decisi di rimettere libreria col nome di mio figlio Aldo e così nacque la Libreria in via Pessina 12. Io personalmente continuavo a trattare affari per conto di Hoepli, la libreria invece indirizzata con libri moderni, con vari depositi dei più importanti editori, quali Hoepli, Laterza ed altri si andava sviluppando favorevolmente. […]

 

    Aldo gestiva in prima persona la parte “moderna” di quella che era la “Libreria Internazionale Aldo Lubrano”, mentre Luigi continuava a seguire il mondo dell’antiquariato librario.

 

    Nel frattempo si placavano i venti della seconda guerra e anche Aldo poté ritornare a tempo pieno a occuparsi della libreria.

 

    Ma intanto i tempi andavano cambiando e il commercio dei libri antichi e d’antiquariato sembrava subire quanto meno un forte rallentamento; si stava creando un disagio economico che non sempre si riusciva a colmare con la vendita dei libri moderni.
 

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Queste la parole con le quali Luigi Lubrano conclude il suo scritto:

 

“[…] Dal signor Sirani di Roma ebbi l'offerta di fare un'importante vendita all'asta di una importante biblioteca appartenuta ad una nobile famiglia, la Contessa Benini. 
Dovetti restare a Roma un tempo abbastanza lungo per l'inventario e le schede dei libri.

Finalmente dopo aver pubblicato il catalogo stampato a Napoli, ne feci la vendita, la quale ebbe tale risultato da concedermi un utile netto di L. 1400.000 che io versai completamente nella libreria.

Ma purtroppo malgrado anche questo apporto la libreria non riusciva a rendere ciò che avrebbe dovuto, perché in questo frattempo, per un'emorragia sopravvenutami, fui costretto ad un periodo di riposo forzato, per cui non potendo più viaggiare e dare il mio apporto come prima, mio figlio Aldo avuto occasione di un'offerta abbastanza importante dalla Nuova Italia di Firenze, decise di accettare e liquidare la libreria e cosi dopo 63 anni di attività libraria continua eccomi costretto all'ozio, a contemplare la natura, ed a meditare sui casi dalla vita.”
 

 

 

La Nuova Italia Editrice

Aldo riuscì a salvarsi da quello che per chi lavora nel commercio sarebbe stata una vera tragedia: una dichiarazione di fallimento, con le conseguenze del caso.
Grazie alle qualità umane che lo hanno contraddistinto fino alla fine, ha potuto contare su amicizie importanti che gli hanno permesso di gestire la drammatica situazione nel migliore dei modi possibile, riuscendo a saldare personalmente la gran parte dei debiti accumulatisi con gli editori.

 

“La Nuova Italia Editrice” di Firenze, azienda per la quale ha lavorato come agente fino al momento del suo pensionamento, oltre che garantirgli un contratto di agenzia per la promozione dei testi scolastici da promozionare per le adozioni nelle scuole medie e superiori di tutta la Campania, il Molise e l’Abruzzo (almeno queste le regioni a lui assegnate di mia memoria), e quindi la direzione della propria filiale di Napoli allocata all’epoca in Via Benedetto Croce 45, con annesso magazzino per la distribuzione dei libri, rilevò la parte di debito non saldato nei confronti dei creditori della Libreria con annessa tutta la clientela, in particolare quella delle biblioteche pubbliche e universitarie.


La “Libreria Internazionale Aldo Lubrano” era una “Libreria commissionaria” che gestiva, per la sua clientela, oltre che la vendita di libri anche le sottoscrizioni di abbonamenti a riviste di edizione sia italiana che estera.
Le “Biblioteche pubbliche e Universitarie” erano di fatto l’anello debole della catena generale: gli editori andavano pagati – spesso in anticipo o meglio “pronta cassa a emissione fattura” altrimenti non avrebbero né fornito i volumi né soprattutto attivato gli abbonamenti, le biblioteche pagavano quando i responsabili amministrativi decidevano.
A dirla alla toscana “pagavano a babbo morto”.
 

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Se ci fosse stata più coscienza probabilmente le cose sarebbero andate diversamente.

A seguito di questa decisione in senso alla Casa Editrice fiorentina nacque una “divisione specifica” che prese il nome di “Nuova Italia Bibliografica” il cui acronimo divenne ufficialmente “NIB” sino al 2002, anno in cui tutto il “pacchetto” clienti e forniture in corso allora esistente fu venduto dalla “RCS Libri”, che aveva a sua volta da qualche tempo acquistato “La Nuova Italia Editrice”, a “Licosa” acronimo di: “Libreria Commissionaria Sansoni”.


Della vecchia casa Editrice Sansoni, anch’essa finita nel “pacchetto” di editori rastrellati sul mercato librario da “RCS”, di proprietà del prof. Gentile e della figlia Letizia era rimasta solo la parte commissionaria. Oggi più nulla.

Dunque Aldo non ha mai subito l’onta di una azione giudiziaria di fallimento; aiutato a rientrare nei debiti ne uscì fuori a testa alta continuando a restare a testa alta fino alla fine.

 

Inutile aggiungere che proprio grazie al suo carattere accomodante e sempre disponibile verso gli altri si è trovato ad affrontare una infelice situazione proprio mentre era il responsabile della sede napoletana dell’editrice fiorentina e grazie alla successiva superficialità della sorella Adriana, inclusa nella gestione della sede, e alla disonestà di quello che all’epoca era il “magazziniere”. Cioè colui che aveva in carico la gestione del magazzino e che si occupava delle vendite.
Se ne occupò così bene da “vendere” sottobanco a librai napoletani poco seri, quasi l’intero magazzino costringendo mio papà Aldo a dover rimborsare, seppure a rate mensili, tutto quello che era “scomparso”. Il magazziniere seppure non denunciato fu comunque licenziato (fece poi “carriera” presso un’altra casa editrice), mio papà rimase grazie alla benevolenza dei dirigenti toscani e in considerazione della sua indiscutibile totale buona fede, rinunciando alla responsabilità dell’agenzia. 
Anche la sorella abbandonò avendo dato l’ennesima dimostrazione di inaffidabilità.
 

Noi figli – ho una sorella più piccola di tre anni – abbiamo affrontato dal 1962 in poi queste e altre situazioni non semplici per la nostra famiglia, ma la grande fede di Aldo ci ha sempre fatto superare tutto senza difficoltà e senza rammarichi, lasciando senz’altro a me un patrimonio umano e morale che non ha alcun paragone con quello che avrebbe potuto essere un patrimonio economico e materiale.

 

Sono stati in particolare i suoi insegnamenti, quasi sempre silenziosi, a formarmi e  far sì che io potessi svolgere per oltre quaranta anni il mio lavoro che per certi versi ha ripercorso gli stessi itinerari suoi e del suo papà, seppure in tempi e in modi diversi.

 

Le pagine di questo sito sono dedicate anche a lui.


 

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