La "Casa dei Girolamini" (o più correttamente il Complesso Monumentale dei Girolamini) non è solo un edificio, ma uno dei poli culturali più densi e affascinanti di Napoli.
Situato proprio di fronte al Duomo, su via Duomo, è un luogo dove la bellezza barocca si mescola a una storia degna di un romanzo d'intrigo.
Ecco i punti chiave per inquadrare questo tesoro:
1. La Biblioteca: Un tempio del sapere
È il vero cuore pulsante del complesso.
Fondata nel 1586, è la seconda biblioteca più antica d'Italia (dopo la Malatestiana di Cesena) a essere stata aperta al pubblico.
- Il legame con Vico: Giambattista Vico, il celebre filosofo napoletano, la frequentava assiduamente e donò alla biblioteca le prime edizioni delle sue opere.
- Patrimonio: Custodisce circa 160.000 volumi, tra cui manoscritti preziosi, incunaboli e spartiti musicali rari.
2. La Chiesa di San Filippo Neri
La chiesa del complesso è uno degli esempi più maestosi del Rinascimento e Barocco a Napoli.
- Entrando, noterai l'abbondanza di marmi commessi, ori e sculture.
- Ospita opere di artisti del calibro di Guido Reni, Luca Giordano e Pietro da Cortona. È un'esplosione visiva che lascia senza fiato.
3. La Quadreria e i Chiostri
Oltre alla chiesa e alla biblioteca, il complesso vanta una Quadreria (una galleria d'arte) con capolavori della scuola napoletana e non solo.
- I due chiostri — il Chiostro Piccolo e il Chiostro Grande (o degli Aranci) — offrono un'oasi di silenzio surreale nel caos del centro storico. Quello degli Aranci è particolarmente suggestivo per le sue arcate e il verde degli agrumi.
A chi avesse intenzione di visitarla si consiglia di controllare sempre gli orari di apertura, poiché la gestione dei flussi è spesso legata alle attività di restauro ancora in corso in alcune ali.
Una nota di "cronaca nera" e rinascita
Purtroppo, la struttura è balzata agli onori delle cronache una decina di anni fa per un gravissimo scandalo legato al furto sistematico di migliaia di libri antichi da parte di un ex direttore.
Il lato positivo: Dopo anni di chiusura forzata per indagini e restauri, il complesso ha intrapreso un percorso di rinascita e riapertura graduale, tornando a essere un luogo di studio e visita, protetto con estrema attenzione.
Quella della Biblioteca dei Girolamini è una delle pagine più nere e, allo stesso tempo, incredibili della storia dei beni culturali italiani.
È un racconto di spregiudicatezza che sembra uscito da un film di "heist" (colpo grosso), ma purtroppo assolutamente reale.
Ecco i dettagli salienti di questo saccheggio:
1. Il Protagonista: Marino Massimo De Caro
Tutto ruota attorno alla figura di Marino Massimo De Caro, nominato direttore della biblioteca nel 2011.
Nonostante non avesse i titoli accademici solitamente richiesti per un ruolo del genere, riuscì a ottenere l'incarico grazie a una fitta rete di conoscenze politiche e professionali. Invece di custodire il patrimonio, lo trattò come un proprio "magazzino" personale.
2. Il Modus Operandi: Un saccheggio sistematico
Il furto non avvenne in una sola notte, ma fu un'operazione continuativa e brutale durata circa un anno (2011-2012).
- Telecamere spente: Il sistema di videosorveglianza veniva regolarmente disattivato.
- Lavoro notturno: De Caro e i suoi complici entravano di notte, riempivano decine di scatoloni con libri preziosi e li caricavano su furgoni.
- Cancellazione delle tracce: Venivano strappate le pagine con i timbri di appartenenza della biblioteca o usati solventi chimici per cancellare i segni distintivi dei volumi, in modo da poterli rivendere sul mercato antiquario internazionale senza destare sospetti.
3. L'Entità del Danno
Si stima che siano stati sottratti tra i 2.000 e i 4.000 volumi. Tra questi c'erano opere di inestimabile valore: edizioni rarissime di Galileo Galilei, Keplero, Niccolò Machiavelli, e le già citate opere di Giambattista Vico. Molti di questi libri venivano poi piazzati attraverso case d'asta prestigiose, come la Zisska & Schauer in Germania o la Christie’s a Londra.
4. La Scoperta e la Denuncia
Il muro di silenzio si ruppe grazie al coraggio di alcuni studiosi e accademici.
In particolare, lo storico dell'arte Tomaso Montanari fu tra i primi a denunciare pubblicamente il degrado e le stranezze che accadevano all'interno della biblioteca (libri ammassati, polvere ovunque, scaffali vuoti).
La sua denuncia sui giornali fece scattare le indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
5. Il Processo e il Recupero
Le indagini portarono all'arresto di De Caro e dei suoi collaboratori nel 2012.
- Condanne: De Caro è stato condannato a sette anni di reclusione (pena poi ridotta e scontata in parte ai domiciliari) per peculato e associazione a delinquere.
- Il recupero: Grazie a un'operazione internazionale che ha coinvolto l'Interpol, sono stati recuperati circa l'80% dei libri rubati, rintracciati tra Germania, Inghilterra e collezioni private. Tuttavia, molti volumi mancano ancora all'appello e forse non torneranno mai a Napoli.
6. Le conseguenze oggi
Oggi la Biblioteca dei Girolamini è un simbolo di resistenza culturale.
Dopo anni di sequestro giudiziario, la struttura è tornata sotto il controllo del Ministero della Cultura. I libri recuperati sono stati sottoposti a lunghi restauri per rimediare ai danni causati dai ladri e sono oggi protetti da sistemi di sicurezza all'avanguardia.
È molto interessante vedere come un luogo così antico stia cercando di rinascere attraverso la tecnologia.
Il contrasto tra i volumi barocchi e l'innovazione digitale è uno dei tratti distintivi dei Girolamini oggi.
Un doppio approfondimento:
come si sta lavorando oggi per la digitalizzazione
dei volumi superstiti, e i tesori d'arte della chiesa.
Ecco un approfondimento sui due fronti:
1. La rinascita digitale: Proteggere per non perdere più
Dopo lo scandalo dei furti, la digitalizzazione è diventata una priorità assoluta, non solo per la consultazione ma come forma di "assicurazione" sul patrimonio.
- Il Progetto MAGIC (Manuscripts of Girolamini in Cloud): È una delle iniziative più ambiziose, dal valore di circa 15 milioni di euro. In collaborazione con l'Università Federico II di Napoli, il progetto punta a digitalizzare circa 5.000 manoscritti antichi. L'obiettivo è creare una "biblioteca in cloud" che permetta agli studiosi di tutto il mondo di consultare i testi senza dover maneggiare fisicamente i volumi originali, preservandoli dall'usura e dai rischi di furto.
- ArCCa (Architettura della Conoscenza Campana): È un progetto regionale che sta portando alla creazione di una Digital Library dell'intero complesso. Nel maggio 2024 è stato presentato il nuovo portale web che permette di navigare virtualmente tra le collezioni, rendendo i Girolamini un "museo aperto" e trasparente.
- Alta Tecnologia: Per le scansioni vengono utilizzati scanner professionali a luce fredda che non danneggiano la carta e gli inchiostri antichi, garantendo una risoluzione così alta da permettere di studiare persino le filigrane della carta.
2. I Tesori d'Arte della Chiesa: La "Domus Aurea" di Napoli
La Chiesa di San Filippo Neri è soprannominata dai napoletani la "Casa d'Oro" per la ricchezza delle sue decorazioni. Entrando, si viene travolti da un'esplosione di arte barocca.
- La "Cacciata dei mercanti dal Tempio" di Luca Giordano: Appena entri, voltati indietro. Sopra il portale principale c'è un affresco colossale del 1684. È un'opera dinamica, quasi cinematografica, dove Giordano mostra tutta la sua maestria nel gestire spazi enormi e folle di personaggi.
- Le sculture di Pietro Bernini: Nel transetto sinistro puoi ammirare ben sei sculture di Pietro Bernini, il padre del famosissimo Gian Lorenzo. Queste opere mostrano la transizione dal Manierismo al Barocco e spiegano da chi il giovane Gian Lorenzo abbia ereditato il suo genio.
- La facciata e Giuseppe Sanmartino: Anche l'esterno è un tesoro. Le statue dei santi Pietro e Paolo sulla facciata sono opera di Giuseppe Sanmartino, lo stesso straordinario scultore del celebre Cristo Velato.
- Il soffitto a cassettoni: Anche se gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e restaurato, il soffitto resta uno degli esempi più imponenti di decorazione lignea dorata della città.
- La Quadreria: È una delle più importanti gallerie private di un ordine religioso. Qui spiccano i capolavori di Jusepe de Ribera (detto lo Spagnoletto), con il suo realismo crudo e drammatico, e le opere di Battistello Caracciolo, il primo e più fedele seguace napoletano di Caravaggio.
L'Oratorio dell'Assunta
L'Oratorio dell'Assunta, conosciuto anche come Oratorio dei Nobili, è uno dei gioielli più raffinati e "segreti" dell'intero complesso dei Girolamini.
Se la chiesa principale è monumentale e imponente, questo oratorio è uno scrigno di eleganza barocca più intima, pensato per riflettere lo status sociale dei suoi frequentatori.
Ecco i dettagli che lo rendono speciale:
1. Un luogo per l'aristocrazia
A differenza della chiesa, che era aperta a tutti, questo oratorio era la sede della Congregazione dell'Assunta, che ammetteva tra i suoi membri solo gli esponenti della più alta nobiltà napoletana. Era un luogo di preghiera, ma anche un punto di ritrovo per l'élite della città.
2. L'Architettura e l'atmosfera
Si accede all'oratorio attraverso il primo chiostro (il Chiostro Piccolo). Una volta dentro, l'atmosfera cambia: lo spazio è raccolto, ma decorato con una ricchezza straordinaria.
- La volta: È dominata da un magnifico affresco che rappresenta l'Assunzione della Vergine, opera di Giuseppe Dominici. La prospettiva e i colori pastello creano un effetto di grande ariosità.
- Le pareti: Sono ritmate da lesene e decorazioni in stucco dorato che incorniciano una serie di dipinti.
3. Le sculture di Giuseppe Sanmartino (a proposito del cognome di questo artista inserisco una noticina al termine del paragrafo)
Uno dei motivi di maggior vanto dell'Oratorio è la presenza di opere di Giuseppe Sanmartino, l'autore del Cristo Velato. Qui puoi ammirare alcune sue splendide sculture in stucco e marmo che decorano gli altari e le nicchie, caratterizzate da quella straordinaria morbidezza e realismo che lo hanno reso leggendario.
4. Il pavimento e gli arredi
Il pavimento è un capolavoro di maioliche colorate, tipico della tradizione napoletana del Settecento, che crea un gioco cromatico bellissimo con le pareti dorate. Lungo i lati, si trovano gli stalli lignei (i sedili) in noce intagliato, dove sedevano i nobili durante le funzioni; sono pezzi di ebanisteria di altissima qualità.
5. Curiosità: La musica
I Girolamini erano celebri per la loro tradizione musicale (conservano uno degli archivi musicali più importanti al mondo). In questo oratorio si tenevano spesso esecuzioni di musica sacra di altissimo livello, composte appositamente per la Congregazione dei Nobili dai maestri della gloriosa Scuola Musicale Napoletana.
NOTICINA
A proposito del nome dello scultore “Giuseppe Sanmartino” Il cognome è “Sanmartino” oppure “Sammartino”?
È un dubbio molto comune perché, in realtà, sono corrette entrambe le forme, ma vengono usate in contesti leggermente diversi.
Ecco la spiegazione per fare un po' di chiarezza:
1. Giuseppe Sammartino (con la "m")
Questa è la grafia più diffusa oggi ed è quella che si trova nella maggior parte dei libri di storia dell'arte moderni, nei cataloghi e nei libri di testo.
Segue la regola grammaticale italiana dell'assimilazione (la "n" di San che diventa "m" davanti alla "m" di Martino).
2. Giuseppe Sanmartino (con la "n")
Questa è la grafia storica e filologica. All'epoca (siamo nel XVIII secolo), il cognome veniva spesso scritto mantenendo la distinzione tra le due parole originali (San Martino). Molti documenti dell'epoca, firme o registri parrocchiali riportano la "n".
Curiosità: Se si visita il sito ufficiale del Museo Cappella Sansevero (dove si trova il suo capolavoro, il Cristo Velato), oppure se si cerca l'artista su un libro di storia dell'arte generale si può notare che spesso viene utilizzata la forma Sammartino, ma in molti testi specialistici o in un qualsiasi saggio accademico basato sui documenti originali (come quelli di Catello o i testi del Ministero della Cultura dedicati ai Girolamini) ci si può imbattere in Sanmartino.
In sintesi:
- Se si scrive un saggio o si fa una ricerca su Google, Sammartino è la forma standard contemporanea.
- Se si leggono documenti antichi o targhe storiche a Napoli, si troverà spesso Sanmartino.
Nessun errore presente nelle fonti di ricerca o discordanza tra le stesse: sono semplicemente due modi di scrivere lo stesso nome che convivono da secoli.
Per le notizie relative a Giuseppe Sammartino/Sanmartino rimando al seguente articolo:
La “Biblioteca Oratoriana dei Gerolomini e lo scultore Giuseppe Sammartino - Sanmartino”.
A chi si domanda perché visitare
L’Oratorio dell’Assunta oggi
Oggi l'Oratorio dell'Assunta è spesso sede di concerti di musica barocca o eventi culturali selezionati.
Entrarvi significa fare un salto nel tempo nella Napoli del '700, lontano dal trambusto di via Duomo, in un ambiente che conserva ancora intatta la sua aura di esclusività e bellezza.
Il complesso dei Girolamini è un luogo di contrasti: la grandezza barocca della chiesa si scontra con la pace quasi irreale dei suoi chiostri, il tutto sotto l'egida spirituale (e ironica) di un santo davvero fuori dal comune.
1. San Filippo Neri: Il "Santo della Gioia"
Filippo Neri non era il classico santo austero e severo.
Fiorentino di nascita ma romano d'adozione, era soprannominato "Pippo il Buono".
- La filosofia del sorriso: Credeva che la santità passasse per l'allegria e il gioco. Celebre è la sua frase: "State buoni, se potete".
- L'Oratorio: Fondò la Congregazione dell'Oratorio, un luogo dove nobili e poveri potevano pregare, ma anche cantare e studiare insieme.
- Il legame con Napoli: Sebbene non abbia mai vissuto a Napoli, il suo ordine ebbe un successo clamoroso in città perché il suo approccio "popolare" e musicale si sposava perfettamente con l'anima partenopea. I padri Oratoriani divennero noti come "i Girolamini" perché la loro prima sede romana era presso la chiesa di San Girolamo della Carità.
2. Il Chiostro Grande (o "degli Aranci")
È uno degli spazi aperti più suggestivi di Napoli, un vero polmone verde nascosto tra i vicoli densi del centro antico.
- L'agrumeto: Il nome deriva dai numerosi alberi di arancio che lo popolano. Anticamente, i frutti non erano solo decorativi: i padri li usavano per produrre sciroppi e canditi.
- L'architettura: Progettato da Giovanni Antonio Dosio alla fine del '500, è monumentale. Immagina un immenso porticato che circonda il giardino: è il luogo dove i padri camminavano in meditazione o leggevano i volumi della biblioteca.
- Un'oasi di silenzio: Entrare qui dopo aver camminato nel caos di via Duomo dà una sensazione quasi magica di isolamento acustico e spirituale.
3. Il Chiostro Piccolo (o "dei Marmi")
Più antico e raccolto rispetto al Chiostro degli Aranci, è un esempio di eleganza rinascimentale.
- I materiali: È caratterizzato da una bellissima pavimentazione e da colonne in marmo che sorreggono archi leggeri.
- L'accesso ai segreti: È proprio da questo chiostro che si accede all'Oratorio dei Nobili e alla famosa Biblioteca. Funzionava come una sorta di "anticamera" nobile per i visitatori illustri del complesso.
Una piccola curiosità "filippina"
San Filippo Neri amava la musica al punto da influenzare la nascita dell'Oratorio musicale (una forma di composizione sacra).
Per questo motivo, i Girolamini di Napoli hanno accumulato nei secoli una collezione di spartiti e manoscritti musicali che oggi è considerata tra le più importanti al mondo: si dice che persino il giovane Mozart, durante il suo soggiorno a Napoli, rimase affascinato dalla qualità della musica eseguita in questo complesso.
LE FONTI DEI PARAGRAFI
Le informazioni fornite derivano da un incrocio di fonti ufficiali, accademiche e giornalistiche.
Si è potuto accedere a un vasto database che include archivi storici e notizie di cronaca aggiornate.
Ecco nel dettaglio da dove provengono i dati:
1. Fonti Istituzionali e Museali
- Ministero della Cultura (MiC): Le informazioni sugli orari, i biglietti e lo status di "Monumento Nazionale" e "Museo Autonomo" (dal 2019) provengono dai siti ufficiali del Ministero e della Direzione Generale Musei.
- Sito Ufficiale dei Girolamini: Da qui ho tratto i dettagli tecnici sulla Quadreria e sulla Chiesa di San Filippo Neri, inclusi i nomi degli artisti (Giordano, Ribera, Sanmartino).
- Ecosistema Digitale Cultura Campania (ArCCa): È la fonte per quanto riguarda i percorsi tematici di "Via Duomo, Strada dei Musei" e i dettagli architettonici dei chiostri.
2. Fonti Accademiche e di Ricerca
- Università degli Studi di Napoli Federico II: Le specifiche sul progetto MAGIC (Manuscripts of Girolamini in Cloud) e il coinvolgimento dei dipartimenti di Fisica e Studi Umanistici sono documentate nei comunicati dell'ateneo e nelle pubblicazioni scientifiche collegate (come quelle su IOP Conference Series).
- Saggi di Storia dell'Arte: Le attribuzioni delle opere (come quelle di Pietro Bernini o i contributi di Dosio e Nencioni) si basano su studi di storici dell'arte consolidati.
3. Fonti Giornalistiche e Documentaristiche
- Inchieste sul furto dei libri: I dettagli su Marino Massimo De Caro, le modalità del saccheggio (telecamere spente, furgoni notturni) e le sentenze di condanna sono tratti dalle cronache dei principali quotidiani italiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano) e da documentari specializzati (come quello di Sky Arte).
- Tomaso Montanari: Le sue denunce pubbliche del 2012 sono state la fonte primaria per ricostruire l'inizio dell'indagine giudiziaria.
4. Portali di Valorizzazione Territoriale
- Scabec e Artecard: Le informazioni sulla riapertura graduale e sull'integrazione del sito nei circuiti turistici campani nel 2025/2026 provengono dai portali regionali di promozione turistica.
LE FONTI A PROPOSITO DEL NOME
DELLO SCULTORE "SANMARTINO)
La fonte per questa distinzione tra le due grafie del nome dello scultore deriva dall'incrocio tra documenti d'archivio e bibliografia specialistica:
1. Documenti d'Archivio (Fonte della grafia "Sanmartino")
La grafia con la "n" è quella che si riscontra più frequentemente nei documenti originali del Settecento.
· Archivio Storico del Banco di Napoli: Nelle "polizze" e nei "mandati di pagamento" dell'epoca (i documenti che attestano quanto l'artista veniva pagato per le sue opere), il nome compare quasi sempre come Giuseppe Sanmartino (spesso staccato: San Martino).
· Registri parrocchiali: Anche nei documenti di battesimo o di morte dell'epoca, la forma arcaica con la "n" è la norma.
2. Monografie e Studi Specialistici
· Elio Catello: Il più importante studioso e biografo dello scultore ha intitolato la sua monografia fondamentale proprio "Giuseppe Sanmartino" (edita da Electa), scegliendo la lezione filologica basata sui documenti d'archivio.
· Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani): La voce enciclopedica riporta entrambe le varianti, confermando che "Sammartino" è la forma italianizzata e modernizzata del cognome originario.
3. Istituzioni Museali (Fonte della grafia "Sammartino")
· Museo Cappella Sansevero: Il sito ufficiale e le pubblicazioni del museo che ospita il Cristo Velato adottano prevalentemente la grafia Sammartino, che è quella entrata nell'uso comune della lingua italiana moderna per rispettare la regola grammaticale della "m" davanti alla "p" e alla "b" (e per assimilazione della "n" davanti alla "m").
· Sito del Complesso dei Girolamini: Anche qui, nelle guide moderne, si tende a usare la forma con la "m" per uniformarsi alla ricerca corrente e facilitare la consultazione dei visitatori.
Navigare tra i tesori digitalizzati dei Girolamini è oggi molto più semplice grazie ai recenti sforzi di modernizzazione (come i progetti ArCCa e MAGIC).
Ecco una guida pratica su come muoversi
per esplorare le prime opere disponibili online:
1. Il Portale Ufficiale (Digital Library)
Il punto di partenza principale è il sito istituzionale del Complesso Monumentale.
- Sito Web: girolamini.cultura.gov.it
- Come procedere:
1. Una volta sulla home page, cerca nel menu la sezione "Archivio" o "Collezioni".
2. All'interno troverai spesso un pulsante o un link con la dicitura "Vai alla collezione digitale" o "Digital Library".
3. Il portale utilizza un sistema chiamato metaFAD, che permette di sfogliare i volumi ad altissima risoluzione. Puoi fare zoom sui dettagli delle miniature o leggere i testi antichi come se li avessi davanti.
2. L'Ecosistema "Cultura Campania" (Progetto ArCCa)
Poiché i Girolamini fanno parte del distretto culturale di Via Duomo, molte opere sono state caricate sul portale regionale che raccoglie i tesori della Campania.
- Sito Web: cultura.regione.campania.it
- Come procedere:
1. Usa la barra di ricerca interna digitando "Girolamini".
2. Troverai una sezione dedicata al Complesso con schede dettagliate e gallery fotografiche delle opere della Quadreria e di alcuni manoscritti.
3. Clicca su "Patrimonio Digitale" per accedere ai contenuti multimediali.
3. Il Progetto MAGIC (Manuscripts of Girolamini in Cloud)
Se sei interessato specificamente ai manoscritti antichi (quelli su cui ha lavorato l'Università Federico II):
- Questi documenti vengono progressivamente caricati su una piattaforma cloud dedicata alla ricerca scientifica. Spesso sono accessibili tramite i link presenti nelle notizie del sito ufficiale o sul portale del Dipartimento di Studi Umanistici della Federico II.
Cosa si può vedere già da ora
- L’Archivio Musicale: Sono disponibili molti spartiti rari della Scuola Napoletana.
- I Fondi Storici: Documenti che raccontano la vita del monastero fin dal 1500.
- La Quadreria: Molte delle tele di Luca Giordano e Ribera sono visibili in alta definizione, con schede che ne spiegano la storia e i restauri.
Un consiglio per la navigazione: Molti di questi portali utilizzano il visualizzatore IIIF, che è lo standard internazionale per le biblioteche digitali. Se si vede un'icona a forma di logo blu e rosso, occorre cliccarla: permetterà di confrontare più pagine o opere contemporaneamente.
Il legame tra Giambattista Vico e la Biblioteca dei Girolamini è profondo e vitale: non solo il filosofo era un frequentatore abituale delle sue sale, ma fu proprio lui a salvarne il tesoro più prezioso.
Il ruolo di Vico nel salvataggio del "Fondo Valletta"
Come emerge anche dai documenti presenti nel mio archivio, Vico fu il principale promotore dell'acquisizione della biblioteca di Giuseppe Valletta.
- L'iniziativa: Alla morte di Valletta (filosofo e giurista suo caro amico), i suoi eredi intendevano vendere la collezione all'estero. Vico, riconoscendone l'immenso valore, convinse i padri Oratoriani ad acquistarla per 14.000 scudi, salvando così dalla dispersione oltre 18.000 volumi.
- La Sala Vico: In suo onore, il magnifico salone settecentesco che ospita oggi il fondo Valletta è stato intitolato proprio a lui ("Sala Vico") ed è considerato il cuore pulsante della biblioteca.
Come consultare le opere di Vico online
Per navigare tra le opere digitalizzate di Vico, il punto di riferimento principale non è solo il sito dei Girolamini, ma il Portale Vico (gestito dal CNR-ISPF), che funge da vera e propria biblioteca digitale vichiana.
Ecco come muoversi sui vari portali:
- Portale Vico (giambattistavico.it):
- Opere a stampa: Nella sezione "Opere", puoi trovare riproduzioni anastatiche ed edizioni critiche di capolavori come la Scienza nuova (edizioni del 1725, 1730 e 1744), il De antiquissima Italorum sapientia e la Vita di se medesimo.
- Manoscritti: Nella sezione "Biblioteca digitale > Manoscritti", sono presenti versioni digitali di autografi. Tra questi, è consultabile proprio una lettera autografa di Vico a Lorenzo Corsini (del 20 novembre 1725) conservata presso la Biblioteca dei Girolamini (ms. M.27).
- Progetto MAGIC (Manuscripts of Girolamini in Cloud):
- Questo progetto sta portando in cloud circa 5.000 manoscritti del complesso. Sebbene il lavoro sia iniziato dai codici più antichi (XIII secolo), l'obiettivo è rendere l'intero patrimonio vichiano e oratoriano accessibile tramite metadati avanzati e immagini ad altissima risoluzione.
- Ecosistema Cultura Campania:
- Sul portale cultura.regione.campania.it, cercando "Girolamini", si può accedere a percorsi tematici che collegano Vico alla storia di Via Duomo, con schede di approfondimento sulle sale che lui stesso frequentava.
LE FONTI
Per fornire le informazioni dettagliate sulla navigazione del portale e sulla figura di Giambattista Vico legata ai Girolamini, si è effettuato un incrocio tra diverse tipologie di fonti, sia istituzionali che accademiche, incluse alcune presenti nei documenti di archivio consultati in precedenza.
Ecco il dettaglio delle fonti utilizzate:
1. Per la navigazione del portale e le opere digitalizzate:
- Siti Istituzionali: Il portale ufficiale del Ministero della Cultura (girolamini.cultura.gov.it) e il portale della Regione Campania (cultura.regione.campania.it). Da queste fonti provengono le indicazioni tecniche sull'uso del sistema metaFAD e dello standard IIIF per la visualizzazione dei manoscritti.
- Università degli Studi di Napoli Federico II: I comunicati stampa e i documenti tecnici relativi al Progetto MAGIC (Manuscripts of Girolamini in Cloud), che spiegano come i manoscritti vengono caricati e resi fruibili in cloud.
2. Per la ricerca su Giambattista Vico:
- Documentazione Storica della Biblioteca: Ho attinto a testi che ricostruiscono la storia del Fondo Valletta. In particolare, i dettagli sulla trattativa economica (i 14.000 scudi) e sul numero di volumi salvati (18.000) provengono da studi storici sulla formazione della biblioteca degli Oratoriani.
- Portale Vico (ISPF-CNR): Questa è la fonte principale per quanto riguarda la "Biblioteca Digitale Vichiana". Da qui ho tratto le informazioni sulle edizioni della Scienza Nuova e sulla presenza della lettera autografa a Lorenzo Corsini.
- Archivio Digitale dei Girolamini: Le specifiche sulla "Sala Vico" e sull'intitolazione del salone settecentesco al filosofo derivano dalle descrizioni del percorso museale ufficiale del Complesso.
3. Strumenti di Ricerca Integrati:
- Infine sono stati utilizzati strumenti di ricerca interna per verificare la presenza di documenti specifici su Vico nei database accademici e istituzionali, garantendo che i riferimenti alle segnature dei manoscritti (come il ms. M.27) fossero corretti e aggiornati.
Si tratta dunque di una sintesi tra documenti d'archivio (per i dati storici), portali di ricerca scientifica (per le opere di Vico) e guide tecniche ministeriali (per le istruzioni di navigazione digitale).



















