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Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.

17/02/2026 11:29:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.

Antonio Filangieri di Candida fu uno stimato storico dell'arte ed erudito, Riccardo Filangieri di Candida fu una figura centrale della cultura archivistica ital

Su Antonio Filangieri di Candida e suo fratello Riccardo Filangieri di Candida sono disponibili diverse informazioni biografiche e bibliografiche, molte delle quali legate alla loro attività di studiosi della storia e dell'arte napoletana.

 

Di Antonio Filangieri in realtà si conosce molto poco, di più è possibile recuperare per il fratello Riccardo.


Antonio Filangieri di Candida Gonzaga (1868–1916)

 

Nacque a Napoli il 13 dicembre 1867.

Fu uno stimato storico dell'arte ed erudito, primogenito del conte Berardo e di Maria Masala.

 

La sua carriera fu strettamente legata allo studio dei monumenti e delle collezioni d'arte napoletane, collaborando attivamente con la rivista Napoli Nobilissima fin dalla sua fondazione.

 

Morì improvvisamente il 4 agosto 1916 nella villa di famiglia a Massa Lubrense.

Opere principali (oltre a "La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara"):

Oltre al volume postumo citato (pubblicato da Luigi Lubrano nel 1924 a cura del fratello Riccardo), Antonio scrisse diverse monografie e saggi critici, tra cui:

  • La chiesa di S. Lorenzo Maggiore in Napoli ed i lavori di ripristino del coro (1913).
  • Per il pavimento della cappella di ser Gianni Caracciolo nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara in Napoli (1913).
  • Monumenti ed oggetti d'arte trasportati da Napoli a Palermo nel 1806 (1901).
  • La Pinacoteca nazionale di Napoli ed il suo riordinamento (1901).
  • Numerosi saggi su scultori e pittori, come Due bronzi di Giovan Bologna nel Museo nazionale di Napoli (1897) e Le pitture di Marco del Pino nella Pinacoteca nazionale (1898).

Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga (1882–1959)

Fratello minore di Antonio, nacque a Napoli il 16 aprile 1882.

 

Discendente della nobile famiglia Filangieri, dopo gli studi al Real Collegio Militare della Nunziatella e la laurea in giurisprudenza, abbandonò il diritto per dedicarsi alla storia, genealogia e araldica.

 

Fu una figura centrale della cultura archivistica italiana, ricoprendo la carica di direttore dell'Archivio di Stato di Napoli dal 1934 al 1956.

 

È celebre per aver guidato la ricostruzione dei registri della cancelleria angioina, distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Filangieri promosse politiche di acquisizione di archivi privati, evitando lo smembramento di importanti fondi familiari e arricchendo l'archivio napoletano con 40 nuovi fondi entro il 1956.

Tra le sue opere più significative vi è il recupero dell'Archivio Borbone nel 1953. ​ Fu anche un esperto di araldica, collaborando con il Sovrano Militare Ordine di Malta e ricoprendo ruoli nella Giunta araldica del Regno d'Italia. ​

 

Membro dell'Accademia Pontaniana dal 1927, contribuì alla sua rinascita dopo la guerra. ​ Ricevette onorificenze prestigiose, tra cui il Gran Balì d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta e il Gran Collare dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio. ​

 

Fu anche presidente del Consiglio Internazionale degli Archivi e docente di storia dell'arte e paleografia.

Morì a Napoli il 21 luglio 1959.


Opere principali:

  • Storia di Massalubrense (1910), citata anche in documenti presenti nel tuo archivio.
  • Sorrento e la sua penisola (1917).
  • Codice diplomatico amalfitano (1917).
  • I "Curiales" di Amalfi (1921).
  • Storia della Università di Napoli (1924), scritta in collaborazione con altri illustri studiosi.

Le informazioni disponibili confermano che Riccardo Filangieri di Candida ricoprì numerosi incarichi di altissimo profilo, ma non risulta sia stato ufficialmente direttore della Biblioteca dei Gerolamini.

 

È possibile che sorga una confusione per via del suo ruolo di Soprintendente Archivistico e per la sua intensa attività di tutela e restauro dei monumenti napoletani, che lo portò a collaborare strettamente con diverse istituzioni del centro storico, tra cui il Complesso dei Girolamini.

Ecco un riepilogo dei suoi incarichi principali:

 

  • Direttore dell'Archivio di Stato di Napoli: Mantenne questa carica dal 1934 al 1956, periodo durante il quale diresse anche la ricostruzione dei registri della cancelleria angioina.
  • Presidente del Consiglio Internazionale degli Archivi: Fu eletto presidente nel 1956, dopo essere stato delegato per l'Italia alla sua costituzione.
  • Segretario Generale dell'Accademia Pontaniana: Ricoprì questo ruolo fino alla sua morte e fu tra i promotori della sua ricostituzione nel 1944.
  • Incarichi accademici: Insegnò Storia dell'Arte all'Università di Napoli dal 1928 al 1934 e fu libero docente di Paleografia e Diplomatica.
  • Tutela dei Monumenti: Alla fine del XIX secolo avviò importanti interventi di "restauro stilistico" a Napoli, influenzando la conservazione di diversi monumenti nazionali.

 

Sebbene la Biblioteca dei Gerolamini sia spesso citata in relazione ai suoi studi o a comitati di valorizzazione del patrimonio culturale napoletano a cui egli partecipò, la direzione di tale istituto non compare tra le sue cariche biografiche principali.



LE FONTI:

 

Per queste informazioni sono state incrociate diverse fonti autorevoli, principalmente legate al mondo della storia dell'arte, dell'archivistica e della cultura napoletana.

 

Ecco i riferimenti principali:

  • Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani): È la fonte primaria per le date di nascita, morte e le tappe fondamentali della carriera. Le voci specifiche sono curate da studiosi come Francesco Abbate (per Antonio) e Jole Mazzoleni (per Riccardo).
  • Archivio di Stato di Napoli: Molte notizie su Riccardo derivano dai documenti ufficiali dell'istituto che ha diretto per oltre vent'anni. Esiste anche una "Sala Filangieri" a lui dedicata, la cui storia è documentata nel sito ufficiale dell'Archivio.
  • Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale (OPAC SBN): Per la lista completa e corretta dei titoli delle opere di Antonio, incluse le date di pubblicazione e gli editori originali (come l'editore Ricciardi di Napoli).
  • Accademia Pontaniana: I registri storici dell'Accademia confermano il ruolo di Riccardo come Segretario Generale e il suo impegno nella ricostituzione dell'ente nel dopoguerra.
  • Napoli Nobilissima: La consultazione degli indici storici di questa rivista (fondata nel 1892) è fondamentale per tracciare l'attività di Antonio, che ne fu uno dei collaboratori più assidui.
  • Enciclopedia Italiana (Treccani - Appendici): Utile per i dettagli sulla carriera internazionale di Riccardo, come la sua presidenza del Consiglio Internazionale degli Archivi.

Tecniche archivistiche utilizzate da Filangieri

 

Riccardo Filangieri ha adottato tecniche archivistiche moderne, ispirandosi alla dottrina e alla metodologia di Bartolomeo Capasso, che aveva ammodernato l'Archivio di Stato di Napoli. ​

 

Ha applicato un approccio sistematico e scientifico alla ricostruzione degli archivi perduti, basandosi su originali, copie, manoscritti, microfilm e trascrizioni esistenti. Ha inoltre utilizzato inventari e repertori storici per ricostruire la Cancelleria Angioina, seguendo l'ordine originario della documentazione. ​


Contributi di Filangieri all'archivistica italiana

Filangieri ha dato un contributo significativo all'archivistica italiana attraverso:

  1. Modernizzazione dell'Archivio di Stato di Napoli: Ha guidato l'archivio durante il difficile periodo della Seconda Guerra Mondiale e ha promosso la sua crescita con l'acquisizione di numerosi archivi privati. ​
  2. Ricostruzione della Cancelleria Angioina: Dopo la distruzione bellica, ha avviato un progetto colossale per ricostruire i documenti perduti, pubblicando 13 volumi e lasciando altri tre quasi completi. ​
  3. Politiche di acquisizione di archivi privati: Ha sensibilizzato le famiglie nobiliari per evitare lo smembramento dei loro archivi, arricchendo l'Archivio di Stato di Napoli con 40 nuovi fondi entro il 1956. ​
  4. Ruolo istituzionale: È stato presidente dell'Associazione Archivistica Italiana e ha contribuito alla fondazione del Consiglio Internazionale degli Archivi nel 1952. ​

Principali temi delle pubblicazioni di Filangieri

 

Le pubblicazioni di Filangieri spaziano su diversi ambiti:

  • Archivistica: Studi e tecniche di gestione e conservazione degli archivi.
  • Storia: Approfondimenti su eventi storici, in particolare legati al Regno delle Due Sicilie.
  • Numismatica medievale: Analisi delle monete e del loro valore storico. ​
  • Araldica e genealogia: Studi sulle famiglie nobiliari e sui loro stemmi. ​
  • Storia dell'arte: Pubblicazioni e insegnamenti universitari su temi artistici. ​

Famiglie studiate da Filangieri

 

Filangieri ha studiato numerose famiglie nobiliari, tra cui:

  • Giudice Caracciolo di Cellammare
  • Caracciolo di Villa
  • Giudice di Cellammare
  • Di Palma d'Artois
  • Muscettola di Leporano
  • Palagano di San Vito e Cellammare
  • Del Balzo di Schiavi

 

Questi studi sono stati fondamentali per l'acquisizione e la conservazione dei loro archivi privati presso l'Archivio di Stato di Napoli. ​


Influenza di Filangieri sulla storia 

dell'archivistica italiana

 

Riccardo Filangieri ha avuto un impatto significativo sulla storia dell'archivistica italiana grazie a diverse iniziative e contributi:

 

  1. Modernizzazione dell'Archivio di Stato di Napoli: Sotto la sua guida, l'archivio è stato riorganizzato e ampliato, diventando un modello di gestione archivistica moderna. ​
  2. Ricostruzione della Cancelleria Angioina: Dopo la distruzione bellica, Filangieri ha avviato un progetto pionieristico per ricostruire i documenti perduti, utilizzando tecniche innovative e coinvolgendo studiosi italiani e stranieri. ​
  3. Acquisizione di archivi privati: Ha sensibilizzato le famiglie nobiliari sull'importanza della conservazione degli archivi, evitando il loro smembramento e arricchendo il patrimonio archivistico pubblico. ​
  4. Ruolo istituzionale: Come presidente dell'Associazione Archivistica Italiana e membro fondatore del Consiglio Internazionale degli Archivi, ha contribuito a definire le linee guida per la gestione e la tutela degli archivi in Italia. ​
  5. Formazione e divulgazione: Ha formato nuove generazioni di archivisti e storici, contribuendo alla diffusione delle conoscenze archivistiche attraverso pubblicazioni e insegnamenti universitari. ​

Archivi privati acquisiti da Filangieri

 

Filangieri ha svolto un'intensa attività di acquisizione di archivi privati, tra cui:

 

  1. Archivio della famiglia Giudice Caracciolo di Cellammare (1935): Includeva fondi di numerose famiglie nobiliari, tra cui:
    • Caracciolo di Villa
    • Giudice di Cellammare
    • Di Palma d'Artois
    • Muscettola di Leporano
    • Palagano di San Vito e Cellammare
    • Del Balzo di Schiavi
       
  2. Archivio Borbone (1953): Un compendio di oltre 35.000 unità archivistiche, originariamente custodito nel castello di Hohenschwangau, in Baviera, dopo l'esilio di Francesco II di Borbone. ​

 

Questi archivi hanno arricchito l'Archivio di Stato di Napoli, contribuendo alla conservazione di importanti documenti storici e alla mitigazione dei danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. ​

Fonte: Wikipedia.


Una nota da riferirsi in particolare a un episodio che vede coinvolto il conte Riccardo Filangieri durante la sua direzione all’Archivio di Stato.


Nelle sue “Memorie del libraio Luigi Lubrano”, nella fascia che abbraccia gli anni dal 1932 al 1962, in una delle ultime pagine, mio nonno racconta di un increscioso episodio accadutogli a motivo della fiducia riposta in personaggi scaltri che hanno approfittato della sua ingenuità per il raggiungimento di scopi truffaldini personali.

 

Episodio a motivo del quale si è trovato a subire una condanna a 19 mesi di carcere dei quali 5 in isolamento.

 

L’episodio ha riguardato il furto di alcune opere, in particolare un Portolano e delle lettere di Acton trafugate dalla biblioteca dell’Archivio di Stato grazie alla complicità in particolare di alcuni personaggi: tali Della Rocca, Zanzi e Connola, questi ultimi due da lui mai incontrati, tutti legati all’Archivio di Stato, e al conte Filangieri, il direttore, che di quelli ne ha protetto l’operato.

 

Il materiale gli fu presentato come appartenente a chi aveva dato al Della Rocca l’incarico della vendita e con estrema ingenuità, credendo alla buona fede di quello, ne provvide alla vendita ritenendo tra l’altro di aver concluso un buon affare.

Nel suo scritto, a tal proposito, Luigi Lubrano in sostanza descrive una vicenda giudiziaria relativa al furto di documenti presso l’Archivio di Stato, nella quale lo stesso risulta coinvolto e viene accusato come presunto responsabile principale.

 

Nonostante abbia presentato elementi e testimonianze volti a dimostrare la propria estraneità ai fatti, il procedimento mette in luce la mancata responsabilizzazione di altri soggetti implicati, tra cui il conte Filangieri.

 

Il resoconto evidenzia criticità nella gestione del processo, che ha condotto l’autore a un periodo di detenzione prolungata in assenza di prove concrete.

Nel suo testo pone particolare attenzione al ruolo della magistratura e della difesa nel procedimento.

 

Il tutto è stato motivato dal tentativo del professor Alessandro Cutolo che mirava a un suo ritorno all’Archivio di Stato, questa volta in qualità di direttore in sostituzione del Filangeri convinto che quello sarebbe stato licenziato.

Cosa che non avvenne e pertanto l’unico a rimetterci, ingiustamente, fu Luigi Lubrano mentre tutti gli altri ne uscirono “puliti”.


Ecco quello he scrive in riferimento a questo episodio lo stesso Luigi Lubrano nelle sue “Memorie”:

“[…]

Venuto a Milano Della Rocca dichiarò di aver acquistato i due manoscritti dall'usciere dell'Archivio, un certo Zanzi, mediante un mediatore un certo Connola. Tanto io che Della Rocca, data la restituzione del libro, credevamo ad una possibilità di restringere l'accaduto nelle mani del Conte Filangieri direttore dell'Archivio Storico di Napoli. Invece Cutolo, con l'indubbia idea personale di poter danneggiare Filangieri, senza pensare alle conseguenze per noi, telegrafò al Ministero, informandolo dell'accaduto, il quale Ministero di urgenza con telegramma, informò la questura di Napoli, allo scopo di procedere senza indugio contro i quattro indiziati del Cutolo.

 

Zanzi e Connola vennero subito arrestati. Io fui fermato per una perquisizione in casa, ed avendo trovato presso di me una legatura Napoleonica, datami dal Della Rocca fui arrestato.

In seguito fu arrestato anche il Della Rocca, il quale nel frattempo mi aveva consigliato di dire che avevo comprato il Portolano per sole 2.000 lire, per meglio presentare la situazione in questo affare. Cosa che io incoscientemente feci, a ragiono dell'indiscutibile situazione d'innocenza in cui io era per un simile affare di furto e ricettazione del Della Rocca.

Ma, purtroppo, ora, necessita dire che questo affare di furto all'Archivio di Stato, con il processo a mio danno, rappresenta una vera vergogna per la giustizia, per i Giudici ad anche per l'avvocato di difesa.

 

Si pensi che io aveva venduto un manoscritto senza prenderne il prezzo. Che avevo offerto il Portolano da inserire in una vendita all'asta, che avevo rifiutato di venderlo In Inghilterra. Ed infine che ne avevo reso ad Hoepli l'importo pagato.

Che cosa occorreva maggiormente a dimostrare la mia innocenza?

 

Nello stesso tempo il Conte Filangieri non aveva denunziato la sparizione del Portolano avvenuta nei mesi prima e che diede la fiducia a Zanzi di poter rubare. E quando aveva avuto conoscenza della vendita delle lettere di Acton non credette di fare una verifica in Archivio, contentandosi della mia dichiarazione, mentre in Archivio erano restate le copie delle lettere trafugate.

 

Il conte Filangieri era il maggiore responsabile dell'avvenuto furto in Archivio, ma poiché il fratello del Della Rocca professore dell'università, a difesa dell'imputato suo fratello, volle presentare al Giudice questi come un minorato, il quale inconsciamente era stato manovrato da me, io fui accusato come il vero responsabile.

 

Fu così che per salvare Filangieri, nonché il Della Rocca si creò una imputazione per me la più banale, cioè che io ora personalmente l'artefice dei furti. E si arrivò perfino ella conclusione dell'inchiesta dati ordinata dal Ministero, la quale scrisse testualmente

"Il conte Filangieri non poteva difendersi da un complotto così bene organizzato e diretto da una persona così esperta quale era Luigi Lubrano."

 

É il colmo! Né il mio avvocato seppe ribellarsi, o mettere in luce la colpa reale del Filangieri, il quale mediante un Giudice integerrimo, sarebbe stato possibile dal Codice Penale. Con una simile accusa, non collaborata da alcunissima prova, pur avendo accertata la nessuna conoscenza anche di vista dello Zanzi e del Connola, fui tenuto quattro mesi in cella d'isolamento e 15 mesi in camerata. Totale 19 mesi di carcere.

Aver vissuto ingiustamente per tanti mesi nel carcere, sono rimasto scettico sulla imparzialità dei Giudici, sulla faciloneria dei processi, e perfino nelle condanne che per la maggior parte non sono affatto corrispondenti alle pene che realmente si dovrebbero infliggere.

Sono stato assieme a un delinquente che si vantava di essersi fatta giustizia da sé con otto coltellate all’addome di un concorrente, dopo di aver premeditato ed attuato il delitto, preparando perfino il coltello necessario E questi fu condannato a soli otto anni perché l'incontro fu accettato casuale ed il delitto come provocato dalle malefatte dell'assassinato verso l'assassino.

 

É proprio il caso di una sentenza letta alcuni giorni or sono, non ricordo dove accaduto, che un chirurgo avendo lasciato della garza nell'addome di una persona, la quale, in seguito ad infezione sopravvenuta era morta, fu dichiarato innocente perché, (testuali della sentenza) il caso avvenuto occorreva ritenersi per una fatalità. Accettato il criterio della fatalità tutti i delitti possono ritenersi avvenuti per fatalità! 

[…]”

Archivio Lubrano

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