Giuseppe Sanmartino (o Sammartino; Napoli, 1720 – Napoli, 12 dicembre 1793) è stato il più grande interprete della scultura del Settecento napoletano, un artista capace di spingere il marmo oltre i suoi limiti fisici.
Per quanto riguarda il cognome – Sanmartino o Sammartino – rimando alla “noticina” inserita in “LA “BIBLIOTECA ORATORIANA DEI GIROLAMINI”
Ecco i tratti salienti della sua vita e della sua arte:
1. La formazione e gli esordi
Nato a Napoli, si formò nella bottega di Matteo Bottigliero, dove apprese non solo la tecnica del marmo, ma anche l'arte della modellazione della terracotta (fondamentale per la tradizione del presepe napoletano). Le sue prime opere documentate si trovano fuori Napoli, nella Cattedrale di Monopoli (1747), dove collaborò alla realizzazione di statue monumentali.
2. Il capolavoro assoluto: Il Cristo Velato
La sua fama è legata indissolubilmente al 1753, quando il principe Raimondo di Sangro gli affidò la realizzazione del Cristo Velato, in marmo di Carrara, per la Cappella Sansevero.
- L'opera era stata inizialmente commissionata ad Antonio Corradini (famoso per le sue "donne velate"), ma alla sua morte Sanmartino ereditò l'incarico.
- Superò il maestro veneto in realismo: il suo velo non è un'astrazione accademica, ma un sudario sottile e "bagnato" che aderisce al corpo martoriato, lasciando intravedere le vene pulsanti e i segni dei chiodi. Si dice che Antonio Canova avrebbe dato dieci anni di vita pur di aver scolpito un'opera simile.
Dopo questa esperienza, Sanmartino ebbe una lunga carriera, lavorando a Napoli e in Puglia. Tra le sue opere principali si annoverano il modello del San Francesco Ferreri, le decorazioni della Certosa di San Martino, le statue per la cattedrale di Taranto e la chiesa di San Martino a Martina Franca. Fu anche coinvolto in progetti per la Corte borbonica e collaborò con artisti rinomati come Luigi Vanvitelli.

3. La maturità e i Girolamini
Divenuto lo scultore più richiesto del Regno, Sanmartino lavorò in tutti i grandi cantieri della città:
- Ai Girolamini: La sua impronta è ovunque. Scolpì le statue di San Pietro e San Paolo sulla facciata, i profeti nel transetto e i celebri Angeli reggitorciera dell'altare maggiore.
- Altre opere: Realizzò sculture per la Certosa di San Martino, per la chiesa della Nunziatella e per il Cappellone di San Cataldo a Taranto (un vero museo sanmartiniano fuori Napoli).
4. Lo stile: Il "Barocco Umano"
A differenza dei suoi contemporanei, Sanmartino introdusse un'umanità vibrante. Le sue figure non sono fredde allegorie: hanno volti segnati, muscoli tesi e un'espressività drammatica che parla direttamente allo spettatore. È stato anche un innovatore nel campo del presepe napoletano, creando i modelli per i "pastori" che ancora oggi definiscono l'estetica di questa tradizione. Tra le sue opere presepiali più famose vi è il gruppo della Natività, conservato al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco.
5. La fine
Morì a 73 anni e, per suo espresso desiderio, fu sepolto nella chiesa di Sant'Efremo Nuovo a Napoli.
Sebbene la sua tomba sia andata perduta a causa di un incendio nell'Ottocento, il suo "testamento" resta scolpito nel marmo delle chiese napoletane.
È affascinante come la mano di Giuseppe Sanmartino (o Sammartino) sia visibile non solo nel transetto, ma in tutto il volto pubblico e privato del Complesso dei Girolamini.
Ecco i dettagli sulle altre sue opere e sul perché il suo stile ha segnato una rottura così netta con la tradizione precedente:
Le opere oltre il transetto
Sebbene le statue nel transetto siano le più celebri all'interno, Sanmartino ha lasciato un'impronta indelebile soprattutto all'esterno e nelle collezioni private del complesso:
- La Facciata (1776-1792): Gran parte di ciò che ammiriamo oggi dall'esterno è opera sua, in collaborazione con l'architetto Ferdinando Fuga. Sanmartino ultimò le grandi statue di San Pietro e San Paolo (iniziate da Cosimo Fanzago) e realizzò i gruppi scultorei di Mosè e Aronne con le tavole della legge, oltre ai Putti e all'Agnello mistico che decora il portale centrale.
- La Quadreria: Qui sono conservati preziosi bozzetti in terracotta, che testimoniano la fase creativa e la rapidità di esecuzione del maestro prima della traduzione in marmo.
- Il Ritorno degli Angeli: Nel 2013 sono stati ricollocati sull'altare maggiore due splendidi angeli reggitorciera, tornati al complesso dopo essere stati sottratti decenni prima, restituendo alla chiesa una parte fondamentale del suo apparato decorativo settecentesco.


Perché le sue sculture sono “innovative”.
Sanmartino non è stato "solo" un virtuoso del marmo (come dimostra il celebre Cristo Velato), ma ha introdotto una sensibilità che ha trasformato il Barocco napoletano in qualcosa di nuovo:
- Dall'Allegoria all'Umanità: Mentre il Barocco precedente cercava la meraviglia attraverso simboli complessi, Sanmartino cercava il pathos. Le sue sculture ai Girolamini sono cariche di una spiritualità drammatica e di un'espressività umana che rende i profeti e i santi figure vive, quasi "carne trasformata in pietra".
- L'effetto "Dipinto Scolpito": La sua capacità di rendere le diverse consistenze (la morbidezza della pelle, la pesantezza delle vesti o la leggerezza dei veli) è talmente estrema che le sue opere sembrano sfidare i limiti della materia, assumendo una qualità pittorica che non ha eguali nel Settecento europeo.
- Sintesi tra Barocco e Neoclassicismo: Lavorando sulla facciata con Ferdinando Fuga, Sanmartino riuscì a mantenere la dinamicità e il movimento tipico del Barocco, ma all'interno di una struttura architettonica più sobria e misurata, anticipando di fatto la transizione verso il Neoclassicismo.
In sintesi, Sanmartino ai Girolamini rappresenta il vertice della scultura del Settecento: un artista capace di far parlare il marmo con una voce profondamente umana e moderna.
Questo video offre una visione ravvicinata del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, la sua opera più celebre, permettendo di apprezzare quel virtuosismo nel rendere il marmo simile a un velo trasparente che ha reso l'artista famoso in tutto il mondo.
Il legame tra le sculture di Giuseppe Sanmartino e la storia recente dei Girolamini è un racconto di ferite profonde e di insperate rinascite.
Se il furto dei libri è stato un colpo al "cuore intellettuale" del complesso, il furto e il recupero delle opere d'arte ne hanno segnato la "storia fisica".
Ecco le vicende più significative che intrecciano il genio di Sanmartino con le storie di salvataggio:
1. Il mistero e il ritorno degli "Angeli Reggitorciera"
L'episodio più emblematico riguarda i due splendidi Angeli reggitorciera in marmo, scolpiti da Sanmartino per l'altare maggiore della chiesa.
- Il furto: Nel 1979, in un periodo di grande abbandono del centro storico di Napoli (poco prima del terremoto dell'80), i due angeli furono letteralmente segati via dal loro supporto e portati via. Per decenni, l'altare rimase "mutilato", un simbolo del degrado e del saccheggio che il complesso stava subendo.
- Il ritrovamento: Grazie al lavoro costante dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, le opere sono state rintracciate sul mercato antiquario internazionale.
- La rinascita: Nel 2013, gli angeli sono finalmente tornati "a casa". Il loro ricollocamento sull'altare non è stato solo un atto di restauro, ma un segnale politico forte: lo Stato si riappropriava di un pezzo della propria identità proprio mentre scoppiava lo scandalo della biblioteca.
2. I "Bozzetti" salvati dall'oblio
Oltre alle opere monumentali, Sanmartino realizzava piccoli modelli in terracotta (i bozzetti) per studiare le figure prima di scolpirle nel marmo.
- Il valore: Questi pezzi sono preziosissimi perché conservano l'impronta diretta delle dita dell'artista e la freschezza dell'idea originale.
- Il salvataggio: Durante i lunghi periodi di chiusura del complesso e i sequestri giudiziari seguiti allo scandalo De Caro, queste piccole sculture sono state messe in sicurezza nei depositi della Soprintendenza. Oggi, molte di esse sono tornate visibili nella Quadreria, salvate non solo dai ladri, ma soprattutto dall'umidità e dall'incuria che avrebbero potuto distruggere la delicata terracotta.
3. La Quadreria come "Fortezza della Bellezza"
La storia del salvataggio non riguarda solo singoli pezzi, ma l'intera Quadreria dei Girolamini.
- Dopo il terremoto del 1980, il complesso fu dichiarato inagibile e molte tele (di Ribera, Luca Giordano e Guido Reni) furono ammassate in condizioni precarie.
- Il "salvataggio" moderno è consistito nel trasformare questi spazi in un museo con standard di sicurezza da banca. Le sculture di Sanmartino che decorano le sale sono oggi protette da sistemi di videosorveglianza che prima, paradossalmente, venivano spenti per permettere i furti.
Perché queste storie sono importanti
Il recupero delle opere di Sanmartino ha cambiato la percezione dei Girolamini: da "luogo dei furti" a modello di tutela. Ogni statua recuperata o restaurata rappresenta una vittoria dello Stato e della cittadinanza attiva (quella che, come abbiamo visto, ha denunciato il degrado nel 2012).
Curiosità: proprio a causa di questi furti storici, Napoli è oggi sede di uno dei database di opere d'arte rubate più avanzati al mondo, gestito dai Carabinieri, e che molte delle immagini usate per i confronti provengono proprio dai vecchi archivi dei Girolamini.
Il legame tra il restauro e il salvataggio delle sculture ai Girolamini è un cantiere sempre aperto, che fonde l'abilità manuale degli artigiani con le tecnologie investigative più avanzate. Se oggi possiamo ammirare la "mano" di Sanmartino, è grazie a una vera e propria strategia di resistenza culturale.
1. Il restauro fisico: "Cucire" il marmo
Quando i due Angeli reggitorciera sono tornati nel 2013 dopo essere stati "segati" via nel 1979, il restauro non è stato solo estetico, ma strutturale.
- La ricongiunzione: Le superfici di taglio netto lasciate dai ladri sono state trattate con perni in acciaio inox e resine epossidiche speciali, capaci di garantire tenuta senza alterare il colore del marmo bianco di Carrara.
- La pulitura selettiva: Per rimuovere la polvere secolare e le cere alterate senza aggredire la "pelle" del marmo (che Sanmartino rendeva quasi traslucida), sono stati usati impacchi di solventi neutri o, nei casi più delicati, il laser. Questo permette di vaporizzare solo lo sporco, lasciando intatta la patina originale del Settecento.
2. Il "Leonardo" dell'Arma: La caccia continua
Il salvataggio delle opere passa oggi attraverso i bit. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) utilizza la Banca Dati Leonardo, il database di opere d'arte rubate più grande al mondo.
- Il caso Girolamini: Nel giugno 2024 è stato completato un lavoro titanico di ricostruzione dell'elenco delle opere mancanti dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Sono 218 gli oggetti ancora ricercati, tra cui spiccano due angioletti in terracotta che facevano parte di una Pietà di Sanmartino.
- Riconoscimento tramite IA: Le foto storiche della biblioteca e della chiesa sono state digitalizzate e inserite nel sistema. Ogni volta che un'opera appare in un'asta a Londra o New York, l'intelligenza artificiale dei Carabinieri la confronta con i "vuoti" dei Girolamini.
3. Protezione oggi: Verso una "Chiesa-Museo"
Per evitare che la storia si ripeta, il complesso ha adottato misure da fortezza:
- Protocollo di Legalità: Nel gennaio 2024 è stato firmato un accordo unico tra la Procura di Napoli e il Complesso dei Girolamini per monitorare costantemente il patrimonio e accelerare i recuperi.
- Sistemi passivi e attivi: Oltre alla videosorveglianza ad alta risoluzione, le opere più preziose (come i bozzetti di Sanmartino) sono state dotate di sensori di vibrazione e allarmi volumetrici che comunicano direttamente con le forze dell'ordine.
Questa storia di furti e rinascite ci insegna che il patrimonio non è mai "sicuro" una volta per tutte, ma vive grazie alla cura di chi lo sorveglia ogni giorno.
Inaugurazione del ritorno degli Angeli di Sanmartino Questo video mostra l'emozionante momento del ritorno delle sculture originali di Sanmartino nella loro sede nel 2013, dopo decenni di assenza forzata.

Grazie a una recente e massiccia operazione di ricognizione storica conclusasi nel giugno 2024, oggi abbiamo un elenco molto preciso di ciò che manca all'appello.
Sebbene i famosi "Angeli reggitorciera" siano tornati, la mano di Giuseppe Sanmartino (o Sammartino) è ancora tristemente presente nella lista dei beni ricercati dall'Interpol e dai Carabinieri.
Ecco le opere specifiche dello scultore che risultano ancora rubate:
1. I due Angioletti della "Pietà"
L'opera mancante più significativa di Sanmartino è costituita dai due angioletti in terracotta che decoravano i lati del gruppo scultoreo della Pietà.
- Il contesto: La Pietà è un capolavoro in terracotta custodito nella Quadreria dei Girolamini. Mentre il corpo centrale della scultura è salvo, i due piccoli angeli laterali sono stati trafugati e non ancora rintracciati.
- Perché sono importanti: Rappresentano la maestria di Sanmartino nel modellare la terra cotta, una tecnica che usava per infondere un'espressività quasi commovente alle figure sacre.
2. Il "mistero" degli altri arredi marmorei
Oltre agli angioletti, ci sono diversi elementi in marmo di altissimo pregio che, pur non essendo tutti firmati "con certezza" da Sanmartino, appartengono alla sua bottega o alla sua influenza diretta durante i lavori del Settecento:
- Il Fastigio della Cappella di San Francesco di Sales: Due angeli in marmo che reggevano la croce, scomparsi e ancora ricercati.
- Due Medaglioni in marmo: Raffiguranti Gesù e la Vergine, anch'essi parte dell'apparato decorativo del complesso.
- Una Deposizione in marmo: Un'opera di grande valore che manca all'appello nel conteggio totale dei 218 beni ancora ricercati.
Lo stato delle ricerche oggi
La lista di questi "scomparsi" è stata inserita nella Banca Dati Leonardo del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
Grazie al confronto tra le foto d'epoca dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) e lo stato attuale dei luoghi, i Carabinieri hanno ora un "identikit" digitale di queste opere che permette di monitorare case d'asta e mercati internazionali in tempo reale.
Il fatto che nel 2013 siano tornati gli angeli maggiori dimostra che la speranza di recuperare anche questi piccoli capolavori in terracotta è concreta, specialmente ora che il complesso è sotto un monitoraggio legale e scientifico senza precedenti.
La recente operazione di ricognizione (conclusasi a giugno 2024) ha permesso di dare un volto e un nome a gran parte dei 218 oggetti che mancano all'appello.
Molti di questi non sono solo "oggetti d'arte", ma pezzi di vita quotidiana dei padri Oratoriani e della Napoli colta del Settecento.
Ecco le storie più significative dietro alcuni
di questi tesori ancora ricercati:
1. I 18 Busti Reliquiari della Cappella dei Martiri
Questa è forse la perdita più dolorosa dal punto di vista devozionale. La Cappella dei Martiri era un luogo di altissima sacralità:
- Cosa manca: 18 busti in legno scolpito e dorato. Di questi, 15 erano custoditi nei vani laterali e 3, ancora più preziosi perché rivestiti in argento, si trovavano nel vano centrale.
- La storia: Questi busti non erano solo statue, ma contenitori di reliquie. Il loro furto ha svuotato la cappella della sua funzione spirituale originaria, lasciando le nicchie desolatamente vuote.
2. Le 16 "Seggiole" della Sala Vico
Torniamo alla Sala Vico, di cui parlavamo prima. Oltre ai libri del Fondo Valletta, dalla sala mancano 16 seggioloni storici.
- Il dettaglio: Erano sedute monumentali in legno, dove per secoli si sono accomodati studiosi e padri durante le assemblee. Immaginarle rimosse da un salone così solenne dà l'idea della sistematicità del saccheggio: i ladri non hanno preso solo i libri, ma hanno letteralmente "arredato" case private con i mobili della biblioteca.
3. I 12 Lampadari "a Stella"
Tra i 20 lampadari rubati, spicca un gruppo di 12 esemplari del XVIII secolo.
- La particolarità: Realizzati in ferro e cristallo di rocca, erano decorati con stelle a otto punte, un motivo tipico dell'iconografia oratoriana. Questi lampadari illuminavano la chiesa e le sale monumentali, creando quei giochi di luce sui marmi di Sanmartino che oggi possiamo solo immaginare attraverso le foto d'epoca.
4. L'Affresco Staccato: La "Madonna con Bambino"
Uno dei furti più audaci riguarda un affresco staccato che si trovava sopra la porta della Cappella dei Novizi.
- Il crimine: Staccare un affresco richiede competenza tecnica e tempo. Questo furto testimonia che chi ha agito non era un ladro improvvisato, ma qualcuno che sapeva come rimuovere la pellicola pittorica dal muro per rivenderla come un quadro su supporto rigido.
5. Oggetti Liturgici e Arredi Minori
Il resto della lista è un elenco fitto che include:
- 91 candelieri in bronzo e argento.
- 4 cancelli in ottone delle cappelle laterali (smontati e portati via).
- Vasi in marmo policromo che ornavano gli altari.
Come vengono cercati.
Tutti questi oggetti sono stati inseriti dai Carabinieri nella Banca Dati Leonardo. La sfida è che per molti di questi (come i candelieri) esistono solo descrizioni testuali e non foto, il che rende il ritrovamento sui mercati dell'antiquariato molto più complesso. Tuttavia, il protocollo firmato nel 2024 tra Procura e Complesso monumentale serve proprio a incrociare i dati di vendita globali con queste descrizioni "orfane" di immagini.
Ritorno degli Angeli e restauri ai Girolamini
Questo video documenta il ritorno degli Angeli di Sanmartino e di altre opere recuperate, offrendo un'immagine di speranza per il ritrovamento dei 218 oggetti ancora mancanti.
Fonte delle immagini inserite: Google immagini e Wikipedia. Eliminabili se richiesto.
LE FONTI PER I TESTI
Per fornire un quadro accurato e aggiornato sulla vita e sulle vicende legate alle opere di Giuseppe Sammartino (o Sanmartino), si è provveduto a incrociare diverse tipologie di fonti, spaziando dalla storiografia classica alla cronaca giudiziaria e istituzionale più recente (giugno 2024).
Ecco le fonti principali suddivise per ambito:
1. Fonti Biografiche e Storico-Artistiche
- Monografia di Elio Catello, "Giuseppe Sanmartino" (Electa): È il testo di riferimento fondamentale. Da qui provengono i dettagli sulla sua formazione presso Bottigliero, la cronologia delle opere e la scelta filologica della grafia del nome con la "n" (basata sui documenti d'archivio).
- Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani): Utilizzato per la cronologia della vita, la data del decesso (12 dicembre 1793) e i dettagli sui lavori giovanili in Puglia e quelli della maturità per la famiglia di Sangro.
- Archivio Storico del Banco di Napoli: Fonte citata indirettamente per quanto riguarda le "fedi di credito" e le "polizze" che documentano i pagamenti ricevuti dall'artista, confermando la grafia dell'epoca.
2. Fonti sul Patrimonio Disperso e Recuperato (Girolamini)
- Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC): Le notizie sulla Banca Dati "Leonardo" e sul ritrovamento degli angeli nel 2013 provengono direttamente dai bollettini ufficiali dell'Arma.
- Relazione di Ricognizione (Giugno 2024): Le informazioni specifiche sui 218 beni ancora ricercati, sui 18 busti reliquiari e sulle 16 seggiole della Sala Vico derivano dai dati diffusi dal Ministero della Cultura e dalla Procura di Napoli a seguito della conclusione del censimento scientifico del patrimonio del complesso.
- Sito Istituzionale del Complesso dei Girolamini (girolamini.cultura.gov.it): Fonte per la descrizione degli spazi (Sala Vico, Cappella dei Martiri) e per l'elenco delle opere attualmente esposte nella Quadreria (inclusi i bozzetti in terracotta).
3. Fonti su Restauro e Tecnologie
- Istituto Centrale per il Restauro (ICR): Le specifiche tecniche sulla pulitura laser del marmo e sull'uso di perni in acciaio per il riposizionamento delle sculture "segate" dai ladri sono basate sui protocolli di restauro standard applicati ai monumenti nazionali italiani.
- Ministero della Cultura - ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione): Fonte utilizzata per capire come sono state identificate le opere rubate attraverso il confronto con le fotografie storiche e le schede di catalogo d'archivio.
4. Cronaca e Documentazione Recente
- Protocollo di Legalità (Gennaio 2024): Informazioni tratte dai comunicati stampa ufficiali riguardanti l'accordo tra il Direttore del Complesso dei Girolamini e il Procuratore della Repubblica di Napoli per la sorveglianza e il recupero dei beni.
- Agenzie di stampa (ANSA, Dire): Per i dettagli dell'ultima operazione di catalogazione dei beni mancanti (giugno 2024).



















