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Pietro Giannone e "La storia civile del regno di Napoli". La scomunica del cardinale Francesco Pignatelli. “

15/01/2026 11:56:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Pietro Giannone e "La storia civile del regno di Napoli". La scomunica del cardinale Francesco Pignatelli. “Il Triregno”

L'Istoria civile del Regno di Napoli (1723) di Pietro Giannone è un'opera monumentale che ha rivoluzionato il modo di scrivere la storia, passando dalla narrazi

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L'Istoria civile del Regno di Napoli (1723) di Pietro Giannone è un'opera monumentale che ha rivoluzionato il modo di scrivere la storia, passando dalla narrazione di battaglie e biografie di sovrani a una rigorosa storia delle leggi e delle istituzioni.

 

Non fu solo un libro, ma un atto di guerra legale. Si divide in 40 libri e copre la storia di Napoli dai Romani fino all'inizio del Settecento.

 

  • La Tesi Centrale: La storia d'Italia è la storia di una continua lotta tra il "Sacerdozio" (la Chiesa) e l' "Impero" (lo Stato).

 

  • Lo Stato come "Corpo Politico": Giannone descrive lo Stato come un organismo che ha bisogno di leggi civili proprie per sopravvivere. La Chiesa, intromettendosi nelle leggi civili, agisce come un parassita che indebolisce questo corpo.

 

  • L'innovazione metodologica: Per la prima volta, la storia non è una cronaca di re, ma un'analisi di come cambiano i contratti, le tasse e i tribunali. È la nascita della storia del diritto.

Ecco i punti chiave del suo contenuto:

 

  • Storia delle Istituzioni: Giannone ricostruisce come il Regno di Napoli sia stato governato dalle origini (epoca romana) fino al suo tempo, analizzando l'evoluzione dei tribunali, dei contratti, dei diritti di proprietà e delle cariche pubbliche.

 

  • Denuncia delle Usurpazioni Ecclesiastiche: Il tema centrale è la dimostrazione storica di come la Chiesa Cattolica avesse progressivamente "usurpato" poteri che appartenevano legittimamente allo Stato. Giannone analizza come il clero fosse riuscito a ottenere privilegi ingiustificati (come il "foro ecclesiastico", che permetteva ai religiosi di non essere giudicati dai tribunali dello Stato) e l'immensa proprietà terriera (la cosiddetta "manomorta").

 

  • Sovranità dello Stato: L'opera sostiene il giurisdizionalismo, ovvero l'idea che il sovrano (lo Stato) debba avere la suprema autorità su tutto ciò che riguarda il benessere temporale e civile dei sudditi, limitando la Chiesa alla sola sfera spirituale e della coscienza.

 

  • Metodo Critico: Utilizzando un metodo documentario modernissimo, Giannone "smonta" i falsi storici e le tradizioni medievali usate dalla Chiesa per giustificare il proprio potere temporale, trattandoli come eventi politici e non come verità divine.
     
  • Impatto Politico: Più che un semplice libro di storia, fu un vero manifesto politico per la classe dei giuristi (i "togati") napoletani, che cercavano di modernizzare il Regno riducendo il peso dei privilegi feudali ed ecclesiastici.

 

Il successo del libro fu tale da causare la scomunica dell'autore e una persecuzione che lo portò a morire nelle carceri di Torino nel 1748.


La scomunica e la feroce persecuzione di Pietro Giannone non furono dovute a questioni di fede o di dogma religioso in senso stretto, ma furono una reazione politica e giuridica della Curia Romana contro un libro che minava le fondamenta stesse del potere temporale della Chiesa.

 

Ecco, in sintesi, i motivi principali che scatenarono l'ira del Vaticano e delle autorità ecclesiastiche:

 

1. L’attacco alla sovranità del Papa sul Regno di Napoli

Giannone sostenne con prove storiche che il Regno di Napoli non era un feudo del Papa. All’epoca, il Papa pretese per secoli un tributo annuale (la cosiddetta Chinea, un cavallo bianco e una somma di denaro) come segno di vassallaggio. Giannone dimostrò che questo diritto era un'invenzione storica, offendendo direttamente l’autorità del Pontefice come sovrano politico.

 

2. La critica alle "Immunità Ecclesiastiche"

Il punto più dolente per la Chiesa fu la denuncia dei suoi privilegi economici e giudiziari. Giannone scrisse che:

  • Il clero non doveva avere tribunali propri (foro ecclesiastico) per reati civili o penali.
  • I beni della Chiesa (che occupavano circa un terzo delle terre del Regno) dovevano essere tassati come quelli dei cittadini comuni.
  • Il diritto d'asilo nelle chiese doveva essere abolito perché permetteva ai criminali di sfuggire alla giustizia dello Stato.

 

3. La de-sacralizzazione della storia della Chiesa

Giannone applicò il metodo critico dei "Novatori": trattò la storia della Chiesa come storia umana, fatta di interessi, ambizioni e falsificazioni documentarie. Questo era intollerabile per la Curia, poiché "smontava" l'idea che il potere temporale dei Papi fosse una diretta volontà di Dio.

 

4. L’accusa di eresia e ateismo

Sebbene l’opera fosse giuridica, la Chiesa utilizzò l'accusa di eresia come arma per screditarlo (esattamente come era successo nel Processo agli Ateisti che abbiamo discusso). Sostenere che la Chiesa dovesse occuparsi solo delle anime e non del potere terreno veniva interpretato come un tentativo di distruggere la religione stessa.


La dinamica della persecuzione: una caccia all'uomo.

La Scomunica e il Tumulto del 1723

 

La persecuzione non si fermò alla sola censura del libro (messo all'Indice nel 1723):

 

  1. La scomunica e il tumulto: Subito dopo la pubblicazione dell'Istoria civile (marzo 1723), il clima a Napoli divenne incandescente. L'opera era un attacco troppo frontale ai privilegi della Curia per passare inosservato. Il Cardinale Francesco Pignatelli lo scomunicò a Napoli nel 1723. La Curia aizzò la folla ignorante contro di lui, dipingendolo come un "Anticristo", costringendolo alla fuga immediata per evitare il linciaggio.
  2. Il Decreto di Condanna: Francesco Pignatelli, in qualità di Arcivescovo di Napoli, non aspettò il verdetto di Roma (che mise il libro all'Indice poco dopo). Egli emanò un editto di condanna locale, proibendo la lettura del libro e dichiarando l'autore incorso nelle censure ecclesiastiche.
  3. L'Incitamento Popolare: La mossa più efficace di Pignatelli non fu legale, ma comunicativa. Sfruttando i pulpiti delle chiese, il clero dipinse Giannone non come un giurista, ma come un eretico nemico della religione.
  4. La Rivolta dei "Lazzari": Si scatenò una violenta reazione popolare. Gruppi di popolani (i Lazzari), istigati dalle prediche, cercarono Giannone per linciarlo. La sua casa fu presa di mira e la sua incolumità fisica fu seriamente messa a rischio.
  5. La Fuga: Sentendosi abbandonato anche dal governo vicereale (che non riusciva o non voleva garantirgli protezione contro la furia della folla), Giannone fu costretto a fuggire precipitosamente da Napoli il 29 aprile 1723, iniziando un esilio che non avrebbe più avuto fine.
  6. L'esilio perpetuo: Giannone fuggì a Vienna, poi a Venezia e infine a Ginevra (città protestante, dove sperava di essere al sicuro).
  7. Il tradimento sabaudo: La Chiesa non lo dimenticò. Nel 1736, il Re di Sardegna Carlo Emanuele III, desideroso di compiacere il Papa per ottenere favori politici, attirò Giannone in Piemonte con un inganno. Appena varcato il confine, Giannone fu arrestato dai soldati sabaudi.
  8. Il martirio in carcere: Passò i restanti 12 anni della sua vita prigioniero nella cittadella di Torino. Nonostante le pressioni e le dure condizioni carcerarie, non rinnegò mai il nucleo delle sue tesi, morendo in cella nel 1748.

 

In sintesi, Giannone fu perseguitato perché trasformò il diritto e la storia in armi di liberazione dello Stato, diventando il nemico pubblico numero uno di una Chiesa che all'epoca non voleva rinunciare al suo potere di controllo sulla società civile.

Perché lo scontro fu così violento.

 

Lo scontro tra Giannone e Pignatelli fu lo scontro tra due concezioni opposte del mondo:

 

  1. Per Giannone: Il potere deriva dalla legge e dalla storia; lo Stato deve essere sovrano e laico.
  2. Per Pignatelli: Il potere deriva da Dio e il Papa è il custode morale della nazione; lo Stato deve essere subordinato alla missione spirituale della Chiesa.

 

Pignatelli vinse la battaglia a breve termine (riuscì a espellere Giannone da Napoli), ma la sua durezza estrema finì per alienare definitivamente il ceto colto napoletano dalla Curia, preparando il terreno per l'Illuminismo radicale della generazione successiva.

L'episodio della scomunica di Pietro Giannone nel 1723 non fu solo un atto burocratico della Chiesa, ma un vero e proprio "terremoto" sociale e politico che segnò la fine della presenza dell'autore a Napoli.


Se l'Istoria civile era un'opera di diritto e storia, le opere scritte in carcere (in particolare il Triregno) si spostano su un terreno filosofico e teologico ancora più esplosivo.

 

Pietro Giannone trasformò la sua prigionia in uno dei periodi più fertili e radicali della sua vita intellettuale.

 

Ecco un approfondimento sulle sue opere principali:

Il "Triregno" (Scritto tra il 1731 e il 1735)

 

Questa è l'opera più audace di Giannone, rimasta inedita per quasi due secoli a causa della sua pericolosità.

In essa, Giannone applica il metodo critico degli "Investiganti" alla Bibbia e alla storia del Cristianesimo.

 

L'opera è divisa in tre parti, corrispondenti a tre "Regni":

  1. Il Regno Terreno: Analizza l'Antico Testamento e il mondo pagano. Giannone sostiene che la religione ebraica era puramente politica e terrena: le promesse di Dio riguardavano la terra e la prosperità, non l'aldilà.
  2. Il Regno Celeste: Tratta la venuta di Cristo. Qui Giannone sostiene che Gesù portò un messaggio puramente spirituale, un "Regno dei Cieli" che non aveva nulla a che fare con il potere, i soldi o le leggi di questo mondo.
  3. Il Regno Papale: È la parte più feroce. Giannone descrive come i Papi abbiano trasformato il "Regno Celeste" (spirituale) in un nuovo "Regno Terreno" (politico), tradendo il messaggio di Cristo per costruire un impero basato sulla paura del purgatorio e sul controllo delle coscienze.

 

Perché era rivoluzionario? Giannone arrivò a ipotizzare che l'idea dell' immortalità dell'anima fosse stata enfatizzata dalla Chiesa solo per scopi di potere, per poter ricattare i fedeli con la minaccia delle pene eterne.


Le altre opere del carcere

 

Mentre era rinchiuso nella fortezza di Torino, Giannone non smise di scrivere, nonostante la salute malferma e l'isolamento:

 

  • La Vita di Pietro Giannone scritta da lui medesimo: È la sua autobiografia. Un documento umano commovente dove racconta la sua infanzia a Ischitella, il successo a Napoli, la fuga e il tradimento subìto. È considerata uno dei capolavori della letteratura autobiografica del Settecento.

 

  • Apologia dell'Istoria civile: Scritta per difendersi dalle accuse dell'Inquisizione. In quest'opera Giannone non indietreggia di un millimetro: ribadisce che le sue tesi non sono contro la fede, ma a favore della verità storica.

 

In sintesi: L'evoluzione di Giannone

  • A Napoli (Gioventù): È l'avvocato che combatte per i diritti del Re.
  • In Esilio (Maturità): È lo storico che svela gli inganni del potere ecclesiastico (Istoria civile).
  • In Carcere (Vecchiaia): Diventa un filosofo radicale che mette in discussione le basi stesse della religione organizzata (Triregno).

 

Giannone morì in cella, ma le sue idee "evasero" molto prima di lui.

 

Il Triregno circolò clandestinamente in copie manoscritte tra gli intellettuali di tutta Europa, diventando un testo sacro per l'Illuminismo radicale.


Cardinale Francesco Pignatelli (1652–1734)

 

Il protagonista di questa repressione fu il Cardinale Francesco Pignatelli, una delle figure più potenti e influenti del clero napoletano dell'epoca.

 

Francesco Pignatelli apparteneva a una delle famiglie aristocratiche più illustri e ramificate del Regno di Napoli e d'Europa.

 

  • Origini Illustri: Nato a Senise (Potenza), era nipote di Papa Innocenzo XII (Antonio Pignatelli). Questo legame di sangue gli garantì una carriera ecclesiastica rapidissima e un prestigio immenso.
  • Carriera: Fu Nunzio Apostolico in Polonia e poi Arcivescovo di Taranto. Nel 1703 divenne Arcivescovo di Napoli, carica che mantenne per oltre trent'anni fino alla morte. Fu creato Cardinale nel 1703 da Papa Clemente XI.
  • Carattere e Visione: Pignatelli era l'antitesi dei "Novatori". Rappresentava la linea dura e intransigente della Controriforma. Era un uomo di costumi austeri, profondamente devoto, ma anche un politico abilissimo nel difendere i diritti della Chiesa contro le pretese dello Stato (il Giurisdizionalismo).
  • Il "Custode del Dogma": Durante il suo lungo episcopato, si oppose a ogni forma di modernismo filosofico. Non colpì solo Giannone; fu lui a vigilare affinché le idee degli Investiganti non riemergessero e a mantenere il controllo capillare sulla cultura napoletana attraverso la censura.

Per eventuali approfondimenti sul Cardinale Francesco Pignatelli:

Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 83 (2015)

Wikipedia.


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