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L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco

12/02/2026 12:52:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco

Alla fine della sua trattazione pubblicata “a puntate” in più numeri del “Bollettino del Bibliofilo” l’autore racconta in primis del padre “Emmanuele Rocco".

Lorenzo Rocco è l’autore dello scritto  

 

“La stampa periodica napoletana

delle rivoluzioni

(1799 – 1820 – 1848 – 1860)”

 

pubblicato inizialmente in “Bollettino del Bibliofilo” in più riprese, e successivamente in forma autonoma quale “estratto dal”.

Alla fine della sua attenta trattazione pubblicata “a puntate” in più numeri del “Bollettino del Bibliofilo” di Luigi Lubrano e Alfonso Miola, e successivamente spalmata tra i due volumi che raccolgono le pubblicazioni dei singoli fascicoli per annum, a loro volta editi tra il 1919 e il 1920, oggetto poi di una pubblicazione quale “estratto dal” edito nel 1921 sempre da Luigi Lubrano, l’autore racconta in primis del padre “Emmanuele Rocco”, e a seguire inserisce una sua breve biografia che ci dà un quadro per quanto sintetico ma comunque esaustivo della sua carriera.

 

Diversamente che dal padre, al quale scrive la dedica di seguito proposta che testimonia la profonda venerazione che aveva nei confronti di colui che gli fu maestro, Lorenzo si dedicò esclusivamente al giornalismo collaborando, in forme diverse, ad almeno 26 giornali diversi pubblicati in più città.

ALLA SANTA MEMORIA

DELL'ADORATO PADRE MIO

ASPETTANDO

CON AVIDITÀ AMOROSA

DI RICONGIUNGERMI A LUI

E RESTARGLI ALLATO

NEL RIPOSO DELLA MORTE

COME ALLATO GLI FUI

NEL RIPOSO DELLA VITA


L’omaggio a Emmanuele Rocco

 

Come scritto nell’introduzione, Il testo si conclude con un omaggio a Emmanuele Rocco e un breve cenno autobiografico dell'autore che ripercorre la sua carriera nel giornalismo.

 

Capitolo XXXI pagine 153-160 del testo.

 

In otto pagine viene presentato un omaggio a Emmanuele Rocco, un filologo napoletano, che evidenzia la sua vita, opere e contributi al giornalismo e alla linguistica italiana.

 

Emmanuele Rocco (1811-1892) è stato un illustre filologo napoletano, noto per il suo contributo alla lingua italiana e al giornalismo. ​ 

Nato il 26 novembre 1811, dedicò oltre sessant'anni della sua vita allo studio e al lavoro intellettuale. ​ 

Fu il principale compilatore del "Vocabolario universale italiano" (1829-1840), considerato uno dei migliori lessici italiani, e autore di numerose opere, tra cui "Due migliaia di giunte e correzioni alla Crusca ed ai vocabolari italiani" (1856), una "Grammatica elementare della lingua italiana" (1859), e traduzioni di opere classiche come le "Vite dei dodici Cesari" di Svetonio e le "Odi di Anacreonte".

Rocco fu anche un prolifico giornalista, scrivendo per numerose riviste italiane, tra cui "Il Progresso" e "L'Archivio storico del Vieusseux". ​

 

Si distinse per il suo stile elegante e la competenza in molteplici materie, grazie alla sua vasta cultura che includeva il latino, il greco e quattro lingue moderne (francese, inglese, spagnolo e portoghese). ​

 

Fu un fine umorista e un abile polemista, noto per le sue recensioni e articoli, tra cui uno in difesa di Alessandro Manzoni.

 

Come insegnante, Rocco ricoprì ruoli prestigiosi in vari istituti, tra cui il Collegio Tulliano di Arpino e i licei Cirillo, Umberto I e Mazzocchi. ​

 

Fu anche attivo nelle scuole popolari e magistrali femminili. ​

 

Negli ultimi anni della sua vita, lavorò alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dove si dedicò alla catalogazione e allo studio bibliografico, trovando grande soddisfazione nel suo lavoro. ​

 

Rocco intrattenne corrispondenze con numerosi intellettuali italiani del suo tempo, tra cui Alessandro Manzoni, Cesare Balbo e Niccolò Tommaseo, e fu membro di prestigiose istituzioni culturali come l'Accademia Pontaniana. ​

 

Nonostante la sua grande erudizione e i suoi contributi, visse una vita modesta e non cercò mai onorificenze, preferendo essere chiamato semplicemente "maestro".

 

Alla sua morte, avvenuta il 9 giugno 1892, il Comune di Napoli gli rese omaggio con esequie solenni, assegnandogli un loculo nel cimitero di Poggioreale e dedicandogli una lapide commemorativa sulla casa dove visse gli ultimi anni. ​ La sua scomparsa fu profondamente sentita dalla città, che lo considerava una "gloria napoletana". ​


Dettagli sulla vita personale di Emmanuele Rocco.

  • Data di nascita e morte: Nato il 26 novembre 1811 e morto il 9 giugno 1892. ​
  • Carattere e personalità: Era noto per la sua bontà, umiltà e vita semplice e modesta. ​ Non cercò mai onorificenze, rifiutando persino la Corona d'Italia, e si accontentava di essere chiamato "maestro". ​
  • Lingue conosciute: Oltre al latino e al greco, padroneggiava quattro lingue moderne (francese, inglese, spagnolo e portoghese), che scriveva e parlava fluentemente. ​
  • Famiglia: Ebbe una numerosa figliolanza, che lo spinse a mantenere un atteggiamento più riservato dopo il 1848 per garantire il sostentamento e l'educazione dei figli. ​
  • Passione per i libri: Possedeva una biblioteca personale con oltre diecimila volumi e altrettanti opuscoli. ​Alla sua morte, gli opuscoli furono acquistati dalla Biblioteca Casanatense di Roma.

Opere principali di Emmanuele Rocco

  1. Vocabolario universale italiano (1829-1840): Considerato uno dei migliori lessici italiani, fu stampato a Napoli e successivamente ristampato a Mantova. ​
  2. Due migliaia di giunte e correzioni alla Crusca ed ai vocabolari italiani (1856): Conteneva circa diecimila nuove giunte e correzioni, con manoscritti affidati all'Accademia della Crusca. ​
  3. Grammatica elementare della lingua italiana (1859): Opera che semplificava le regole della lingua italiana, molto apprezzata inizialmente. ​
  4. Vita di Dante di Cesare Balbo (1840): Ristampata con note storiche e filologiche. ​
  5. Pretesi francesismi di Giovanni Gherardini (1852): Ristampata con note. ​
  6. Discorsi filologici di Luigi Fornaciari (1854): Ristampata con note. ​
  7. Esercitazioni filologiche di Marcantonio Parenti (1857): Ristampata con note. ​
  8. Traduzioni:
    • "Vite dei dodici Cesari" di Svetonio (1880). ​
    • "Satirico" di Petronio Arbitro (inedita). ​
    • "Quattro orazioni di Demostene" e "L'orazione per Neera". ​
    • "Odi di Anacreonte" e "Favole di Fedro". ​
    • Altre opere come "Storia del Papato" di Ranke e "Regime costituzionale" di Hello. ​
  9. Vocabolario napoletano-italiano: Rimasto incompleto, ma il manoscritto completo è conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli. ​
  10. Scritti minori: Pubblicò un volume intitolato "Scritti vari" (1859) e una raccolta di letture intitolata "Bazzecole" (1866). ​

Contributo alla Biblioteca Nazionale di Napoli

  • Negli ultimi anni della sua vita, Emmanuele Rocco lavorò alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dove trovò un ambiente tranquillo per dedicarsi agli studi bibliografici. ​
  • Si occupò di ordinare e catalogare l'immensa quantità di opuscoli presenti nella biblioteca. ​
  • Distinse e classificò opere incomplete di stampa, rendendo un servizio prezioso per la gestione e l'organizzazione del patrimonio librario. ​
  • Alla sua morte, circa ottomila lettere e documenti personali furono conservati nella Biblioteca Nazionale, rappresentando una testimonianza storica del suo lavoro e delle sue relazioni con i principali intellettuali italiani del XIX secolo. ​

 

Opere e Contributi

 

  • Rocco compilò 2500 schede di opere anonime e pseudonime, scoprendo gli autori.
  • Le schede sono divise in tre categorie: 1137 anonimi, 646 pseudonimi e 624 opere con iniziali. ​
  • Include 93 schede con osservazioni sui predecessori.
  • Rocco sperava che il suo lavoro potesse servire a bibliotecari e bibliofili italiani.
  • Pubblicò articoli in riviste come il Lucifero e il Poliorama pittoresco. ​
  • Tradusse opere classiche e scrisse una grammatica della lingua italiana. ​
  • La sua biblioteca conteneva circa 20.000 volumi e opuscoli. ​

L'influenza di Emmanuele Rocco 

sull'insegnamento della lingua italiana.

  • Ruoli di insegnamento: Rocco fu maestro di retorica e belle lettere al Collegio Tulliano di Arpino e successivamente insegnò lettere italiane, latine e greche nei licei Cirillo, Umberto I di Napoli e Mazzocchi di Caserta. ​ Inoltre, insegnò gratuitamente nelle scuole popolari e magistrali femminili. ​
  • Opere didattiche: Scrisse la "Grammatica elementare della lingua italiana" (1859), che semplificava le regole della lingua per renderle accessibili. ​ L'opera ebbe inizialmente grande successo, ma fu poi accantonata a causa del monopolio dei libri scolastici. ​
  • Metodo educativo: Era noto per la chiarezza e la semplicità delle sue lezioni, che attiravano l'attenzione di studenti e colleghi. Luigi Settembrini, durante un'ispezione al liceo Mazzocchi, si sedette tra gli alunni per ascoltare la sua lezione, riconoscendone il valore. ​
  • Contributo alle scuole popolari: Rocco si impegnò nell'educazione delle classi meno abbienti, insegnando gratuitamente in istituti come la Società centrale operaia napoletana e le scuole d'arti e mestieri di S. Antonio a Tarsia. ​

Distinzione di Emmanuele Rocco nel giornalismo napoletano

  • Collaborazioni: Scrisse per numerose riviste e giornali, tra cui Il Progresso, Lucifero, Poliorama pittoresco e Archivio storico del Vieusseux. ​ Fu segretario della redazione de Il Progresso dal 1832 al 1846. ​
  • Stile e competenza: I suoi articoli si distinguevano per il linguaggio forbito ed elegante e per la competenza su una vasta gamma di argomenti, grazie alla sua cultura enciclopedica. ​
  • Difesa di Manzoni: Un suo articolo in difesa di Alessandro Manzoni, attaccato per il Cinque maggio, fu riprodotto da molte riviste italiane, e Manzoni gli scrisse una lettera di ringraziamento. ​
  • Polemiche: Fu un abile polemista, noto per le sue dispute con Domenico Bocchino e i discepoli del marchese Puoti. ​ Usava uno stile caustico e feroce contro avversari insidiosi, ma sempre mantenendo eleganza e signorilità. ​
  • Contributo al giornalismo letterario: Scrisse articoli su argomenti letterari e culturali, contribuendo alla diffusione delle idee e alla crescita del giornalismo napoletano. ​ Fu redattore del Giornale ufficiale del Regno delle Due Sicilie, occupandosi esclusivamente della parte letteraria. Tuttavia, il governo borbonico lo guardava con sospetto a causa del suo coinvolgimento attivo nei giornali del 1848. ​ Nonostante ciò, non fu perseguitato, poiché dopo quel periodo adottò un atteggiamento più riservato, dettato anche dalla necessità di mantenere ed educare la sua numerosa famiglia. ​
  • Produzione prolifica: Pubblicò una raccolta di letture intitolata Bazzecole (1866) e un volume di scritti minori, Scritti vari (1859), che testimoniano la sua operosità nel campo giornalistico. ​

Emmanuele Rocco ebbe un ruolo significativo nel commercio librario a Napoli, influenzandolo in diversi modi.

 

1.    Collaborazione con editori: Fu corrispondente per un quarto di secolo di Giampietro Vieusseux, l'illustre editore fiorentino che gestiva il commercio librario di Napoli e delle Due Sicilie dal 1820 al 1860. ​ Rocco intrattenne una stretta relazione con Vieusseux e con le principali case editrici dell'epoca, come Giachetti e Marghieri. ​

 

2.    Diffusione di opere: Rocco tradusse e pubblicò numerose opere di autori italiani e stranieri, contribuendo alla diffusione di testi importanti. ​ Tra le sue traduzioni si annoverano opere di Svetonio, Petronio, Demostene, Anacreonte, Fedro e autori moderni come Ranke e Berenger. ​

 

3.    Tipografia personale: Possedeva una piccola tipografia, che utilizzava per pubblicare opere filologiche poco conosciute o ignorate a Napoli. ​ La sua officina si guadagnò una reputazione per la qualità delle edizioni, tanto che riuscì a stampare un'opera senza errori, vincendo una scommessa. ​

 

4.    Promozione di libri proibiti: Durante il periodo di divisione politica in Italia, Rocco contribuì alla diffusione di libri proibiti dalla Chiesa o dal governo, affrontando difficoltà e rischi legati alla censura. ​

 

5.    Biblioteca personale: La sua passione per i libri si rifletteva nella sua vasta biblioteca personale, composta da oltre diecimila volumi e altrettanti opuscoli. ​ Alla sua morte, gli opuscoli furono acquistati dalla Biblioteca Casanatense di Roma. ​

In sintesi, Rocco influenzò il commercio librario napoletano attraverso la sua attività editoriale, le traduzioni, la gestione di una tipografia e la promozione di opere letterarie e culturali, lasciando un segno indelebile nel panorama culturale dell'epoca. ​


Al padre Emmanuele Lorenzo dedica sette pagine, il cui contenuto può essere considerato un ampliamento di quanto già raccontatoci al termine dello scritto di cui s’è detto, nella premessa a una “opera” di Emmanuele Rocco pubblicata postuma:

 

Anonimi e pseudonimi italiani

SUPPLEMENTO AL MELZI ED AL PASSANO DI EMMANUELE ROCCO

(Opera postuma)

Nell’ “esordio che ha ritenuto opportuno premettere al lavoro del padre” Lorenzo Rocco traccia un accurato profilo del lavoro svolto dal padre fino alla sera precedente il giorno della sua morte.

Ne inserisco alcune parti con l’invito a leggere tutto il testo nelle immagini proposte alla fine.

Il volume che lo contiene nelle ultime pagine è il

 

“Dizionario di opere anonime e psudonime in supplemento a quello di Gaetano Melzi – compilato da Giambattista Passano, e supplemento

al Melzi e al Passano di Emmanuele Rocco”

 

ed è liberamente accessibile in “Google Books”.


“Tra le carte di mio padre ho rinvenuto un suo lavoro inedito di grande importanza per la bibliografia italiana: 2500 schede di opere anonime o segnate da sole iniziali o da pseudonimi, delle quali egli scopre gli autori, dando cosí un abbondante supplemento al Melzi ed al Passano.

Nel 1888 , quattro anni innanzi la sua morte, egli ne pubblicò un breve saggio, sperando che con tale invito sorgesse la buona idea in qualche volenteroso editore od appassionato bibliofilo di dare alla luce l'intero lavoro : ma il tentativo gli fallí e le schede rimasero inedite nel suo scrittoio.

Non essendo piú ricco di mio padre, mi son visto anch' io impotente a stampare il lavoro, come ne avrei avuto forte desiderio ; ma piú fortunato di lui, ho trovato un valido mecenate nel comm. Leo S. Olschki, il quale di buon grado ha accettata la proposta di pubblicare le schede nella Bibliofilia in larghe puntate mensuali.

Comincio dunque, con la maggiore speranza che, giunti in fine, io possa veder realizzato, con gli stessi felici auspicii, un altro mio proposito : cioè, di fondere insieme le opere del Melzi, del Passano, del Sommervogel e di altri solerti bibliografi che a svelare il mistero dei libri anonimi han volte le loro ricerche, per formarne un completo Dizionario d'anonimi e pseudonimi italiani da reggere al paragone con quelli che vanta la bibliografia estera.

 

Chi fu Emmanuele Rocco ?

Alla sua morte il Comune di Napoli volle, ad onore, far la spesa dell'esequie, assegnare alla salma un loculo al cimitero nel recinto degli uomini illustri e porre una lapide sulla casa dov' egli avea abitato negli ultimi suoi anni.

Sulla lapide scrisse :

Emmanuele Rocco - insigne filologo - esemplarmente laborioso - a pro della favella nazionale - in questa casa dimorò - gli ultimi anni della vita - e vi morí ottuagenario - il 9 giugno 1892 - Questa lapide ricordi - una gloria napoletana.

 

E questa iscrizione dice il vero, essendo bastevoli a provarlo brevi notizie sulla vita di studio e di lavoro del filologo napoletano ch' io traggo da ricordi di famiglia e personali come meglio me li porge la memoria e me li confermano semplici ma inoppugnabili documenti conservati alla Biblioteca Nazionale di Napoli.

 

Fu il principale e vero compilatore del Vocabolario universale italiano , noto col nome della ditta editrice napoletana Tramater e C.: stampato in Napoli , 1829-1840 , e ristampato qualche anno dopo a Mantova, è ancora il migliore e piú apprezzato dei grandi lessici italiani, non essendo riusciti a cacciarlo dal nido quelli venuti dopo, pur ingrossati dalla zavorra della cosiddetta lingua parlata.

[…]

Era pure proprietario d' una modestissima tipografia, e se ne serviva per pubblicare quelle opere filologiche del Parenti, del Gherardini, del Fornaciari , che a Napoli erano poco note o addirittura ignote. E la sua officina tipografica in minime proporzioni s'era acquistata reputazione straordinaria di edizioni corrette, ond' egli una volta poté scommettere di stampare l' Epitome historiæ sacræ di Lhomond senza un errore ; e vinse, perché ai giudici della scommessa non riuscì di trovare una sola lettera falsa o capovolta per quanto avessero guardato con la lente della maggiore severità !

Alla Biblioteca Nazionale rese utilissimi servigi, specialmente nel riordinare e catalogare l'immensa quantità di opuscoli di cui essa è ricca, e nello sceverare da una massa di libri dispari quelle opere che dagli autori o dagli editori non furono mai portate a termine di stampa, onde per le biblioteche sono invece da considerarsi complete.

[…]

All'alba del 9 giugno 1892 l'illustre filologo napoletano si estinse serenamente, e l'ultimo suo pensiero lo volse allo studio ed al lavoro : la sera precedente, nell'addormentarsi, volle da me promessa di correggere insieme l' indomani le bozze del vocabolario napoletano che aspettavano in ritardo a causa della sua malattia !... Quante volte, vedendosi vecchio, mi aveva detto : «Vorrei prima completar l'opera mia maggiore, e poi contento intonerei il Nunc dimittis…» Ma il suo voto non fu da Dio esaudito!

Un particolare caratteristico prima ch'io finisca: egli discese nel sepolcro col petto vergine d'ogni croce, anche di quella Corona d' Italia di così facile conquista.... Era lietissimo di sentirsi chiamar «maestro»: e più non dimandava!

 

Ma gli rendeva onore il paese, riconoscente all'uomo che risplendeva così per l'opera dell'ingegno elettissimo come per la bontà della vita semplice e modesta: e ben lo dimostrò il compianto verace di tutta Napoli alla morte di lui , così che il Comune volle interpretar la voce pubblica decretando eccezionali estreme onoranze, e la bara, coperta di corone, fu accompagnata da cento bandiere di sodalizii e da migliaia e migliaia di cittadini.

Mi resta a dire che cosa sono queste schede di cui inizio la stampa postuma.

«Sono riuscito di raccogliere un buon numero di anonimi e pseudonimi, che presento ai bibliotecarii e bibliofili italiani»: così scriveva il raccoglitore nel pubblicarne il saggio nel 1888 .

Sono 2500 schede, divise in tre categorie : 1137 di anonimi, autori i quali han pubblicate le loro opere senz' alcun nome ; 646 di pseudonimi, quelli che hanno usato nomi al tutto finti o accademici o anagrammatici ; 624 di quelli che si sono nascosti dietro le iniziali del loro nome o con sigle poste a capriccio; in ultimo 93 schede contenenti osservazioni a ciò che han detto i predecessori.

 

E qui finisce l'esordio che ho stimato opportuno premettere al lavoro di mio padre, in grazia del quale spero d'aver trovato i lettori pazienti ed indulgenti.

 

LORENZO ROCCO.

Propongo il testo completo nelle immagini che seguono.

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Il breve cenno autobiografico di Lorenzo Rocco

 

Dopo l’omaggio a Emmanuele Rocco, il papà, segue un breve cenno autobiografico dello stesso Lorenzo che ripercorre la sua carriera nel giornalismo.

 

Si termina dunque con Lorenzo Rocco al Capitolo XXXII pagine 160-165 del testo.

 

Il documento è un cenno autobiografico di Lorenzo Rocco, che ripercorre la sua carriera giornalistica e le esperienze personali.

 

Nascita e inizio della carriera

  • Lorenzo Rocco nacque il 1° maggio 1839.
  • Debuttò nel giornalismo nel 1854 con un articolo su "La Rondinella". ​
  • Scrisse per vari giornali fino al 1860, alternando scuola e lavoro.

Esperienze professionali

  • Fu redattore capo della "Stampa" a Torino dal 1860 al 1865.
  • Trasferitosi a Firenze, collaborò con diverse pubblicazioni, tra cui "La Nazione".
  • Ritornò a Napoli nel 1866, lavorando per vari giornali locali.

Ruolo alla Biblioteca Nazionale

  • Nel 1892, dopo la morte del padre, accettò un posto alla Biblioteca Nazionale di Napoli.
  • Lavorò come impiegato straordinario con stipendio iniziale di 1800 lire, poi aumentato a 2400. ​
  • Dopo riforme nel 1905, il suo stipendio scese a 1500 lire, con un assegno personale di 900 lire.

Riflessioni sulla carriera

  • Rocco si considera il decano della stampa napoletana con oltre sessant'anni di carriera.
  • Riconosce le ingiustizie subite, ma mantiene una visione positiva e serena.
  • Desidera continuare a lavorare fino al centenario, celebrando la sua carriera con colleghi e amici.

Lorenzo Rocco fu giornalista e scrittore napoletano, e in queste poche pagine ripercorre la sua lunga carriera nel mondo del giornalismo e della letteratura.

 

Nato il 1° maggio 1839, Rocco iniziò a scrivere articoli a soli 15 anni, collaborando con vari giornali e riviste. ​

 

Nel corso della sua carriera, lavorò per numerose testate e menziona diverse pubblicazioni e collaborazioni giornalistiche. ​ 

Ha scritto per numerosi giornali e riviste tra cui:

 

  1. La Rondinella (1854) - Pubblicò il suo primo articolo a soli 15 anni. ​
  2. L'Iride di Achille de Clemente. ​
  3. Il Teatro di Alessandro Avitabile. ​
  4. Il Palazzo di Cristallo di Giuseppe Orgitano. ​
  5. Verità e bugie di Luigi Coppola. ​
  6. L'Omnibus di Vincenzo Torelli (1859). ​
  7. Il Tuono (1860) - Fondato insieme a Vincenzo Salvatore e del quale principale collaboratore. ​
  8. La Stampa di Ruggiero Bonghi (Torino, fino al 1865). ​
  9. La Gazzetta delle Romagne di Carlo Lossada (Bologna).
  10. La Patria di Luigi Padoa (Napoli). ​
  11. La Perseveranza (Milano).
  12. La Nazione di Raimondo Brenna (Firenze). ​
  13. Il Pensiero Italiano di Franco Mistrali. ​
  14. Il Nuovo Diritto di Giuseppa Civinini.
  15. La Scossa Elettrica (umoristica) con Angiolino Dolfi e Adolfo Matarelli. ​
  16. La Patria di Luigi Padoa, diretta da Domenico Ventimiglia (Napoli). ​
  17. L'Avvenire di Carlo Biraghi. ​
  18. Il Giornale di Napoli diretto da Pasquale Turiello. ​
  19. La Gazzetta d'Italia di Carlo Pancrazi (Firenze). ​
  20. L'Avvenire di Sardegna di Giovanni de Francesco (Cagliari). ​
  21. Il Roma (Napoli). ​
  22. La Gazzetta di Napoli di Carlo Gambuzzi. ​
  23. Il Corriere di Napoli di Matteo Schilizzi. ​
  24. Il Paese, fondato da Roberto Pansini, Pasquale Billi e Sabino Rota. ​
  25. Don Marzio, diretto da Peppino Turco. ​
  26. La Bibliofilia, rivista di Firenze diretta da Leo S. ​ Olschki.

 

Oltre a collaborare con giornali e riviste, ha scritto articoli e studi storici e bibliografici, come, per l’appunto, quello sulla stampa napoletana delle rivoluzioni.

Questi gli eventi significativi nella sua carriera 

scanditi negli anni

 

  1. Primo articolo pubblicato: Nel 1854, a soli 15 anni, il suo primo articolo fu pubblicato sulla "Rondinella", un giornale letterario diretto da Francesco Mastriani. ​
  2. Collaborazioni giornalistiche: Tra il 1854 e il 1860, scrisse per vari giornali, tra cui "L'Iride", "Il Teatro", "Il Palazzo di Cristallo", "Verità e bugie" e "L'Omnibus". ​
  3. Esperienza a Torino: Dal 1860 al 1865, lavorò come redattore capo della "Stampa" di Ruggiero Bonghi e corrispondente per vari giornali, tra cui "La Gazzetta delle Romagne", "La Patria" e "La Perseveranza”. ​
  4. Trasferimento a Firenze: Nel 1865, rappresentò la stampa di Bologna all'inaugurazione del monumento a Dante e lavorò per giornali come "La Nazione", "Il Pensiero Italiano" e "Il Nuovo Diritto".
  5. Ritorno a Napoli: Dal 1866, collaborò con vari giornali napoletani, tra cui "La Patria", "L'Avvenire", "Il Giornale di Napoli" e "La Gazzetta d'Italia". ​
  6. Esperienza in Sardegna: Dal 1876 al 1878, fu redattore capo de "L'Avvenire di Sardegna" a Cagliari, dove ricevette grande apprezzamento dalla cittadinanza, ma dovette lasciare l'isola per motivi di salute.
  7. Direzione della "Gazzetta di Napoli": Nel 1886, assunse la direzione del giornale per risollevarne le sorti. ​
  8. Collaborazione con "Don Marzio": Nel 1895, lavorò con Peppino Turco, un caro amico, alla direzione del giornale "Don Marzio". ​

Tornato a Napoli, continuò la sua attività giornalistica e, nel 1892, accettò un incarico alla Biblioteca Nazionale di Napoli, dove lavorò per vent'anni. ​

Qui ricopriva il ruolo di distributore di ultima classe.

 

Inizialmente, nel 1892, fu nominato impiegato straordinario con uno stipendio annuo di 1800 lire, poi aumentato a 2400 lire dopo il primo sessennio. ​

Tuttavia, con il nuovo organico del 1905, il suo ruolo fu declassato a distributore dell'ultima classe, con una riduzione dello stipendio a 1500 lire e un assegno personale di 900 lire. ​

 

Nonostante le difficoltà e le ingiustizie subite, continuò a lavorare con dedizione e ricevette note di lode per capacità, zelo e disciplina. ​

 

Rocco mantenne sempre un atteggiamento sereno e positivo, trovando conforto nelle amicizie e nelle soddisfazioni professionali. 

In sintesi la sua esperienza alla Biblioteca Nazionale

  1. Inizio del lavoro: Nel 1892, dopo la morte del padre, il ministro Ferdinando Martini gli offrì alla Biblioteca Nazionale di Napoli il posto di impiegato straordinario con l'intento di farlo subentrare al ruolo che il padre occupava nella biblioteca, posto che accettò per garantire stabilità economica alla sua famiglia considerando anche la sua età non più giovane e la precarietà del lavoro giornalistico. ​
  2. Ruolo e difficoltà: Inizialmente assunto come impiegato straordinario con uno stipendio di 1800 lire, fu successivamente inserito in pianta stabile nel 1905 come distributore dell'ultima classe, con una riduzione dello stipendio. ​ Nonostante ciò, continuò a lavorare con dedizione e ricevette note di lode per capacità, zelo e disciplina. ​
  3. Sentimenti contrastanti: Rocco dichiara che  si sentì "imbalsamato vivo" a causa delle limitazioni imposte dal suo ruolo, ma accettò la situazione con serenità e ironia, senza rancore e delle limitazioni imposte dalla sua posizione lavorativa. ​
  4. Prospettive future: L'autore riflette sulla sua vita e sul suo desiderio di celebrare il suo centenario alla Biblioteca Nazionale, come segno di rivalsa e di affermazione della sua dedizione al lavoro e alla cultura. ​

Il Rocco esprime un profondo legame con la sua carriera letteraria e giornalistica, che considera una "camicia di Nesso", ovvero qualcosa da cui non si può separare senza sacrifici. ​

 

Pur riconoscendo di non essere stato esente da incontri con persone "triste", si dichiara sereno e lieto grazie alle amicizie con persone buone. ​

 

Nonostante i disinganni e i dolori incontrati lungo il percorso, sottolinea di aver trovato soddisfazioni e successi che hanno compensato le difficoltà. ​

 

Egli riflette anche sulla precarietà del lavoro letterario, che lo ha portato ad accettare un impiego statale alla Biblioteca Nazionale di Napoli per garantire stabilità alla sua famiglia. ​ Tuttavia, nonostante le ingiustizie subite nella sua carriera di bibliotecario, mantiene un atteggiamento positivo e continua a dedicarsi al giornalismo e alla scrittura.

 

In sintesi, la sua carriera è stata segnata da numerosi eventi significativi e da una lunga esperienza alla Biblioteca Nazionale, vissuta con un misto di gratitudine e rassegnazione, ma sempre con un atteggiamento positivo e una profonda passione per la letteratura e il giornalismo. ​

 

Dalla sua esperienza alla Biblioteca Nazionale di Napoli, Rocco ha imparato a mantenere la serenità e la dedizione al lavoro nonostante le difficoltà e le ingiustizie. ​

 

Pur sentendosi "imbalsamato vivo" a causa delle limitazioni del suo ruolo e della mancanza di avanzamenti di carriera, ha continuato a svolgere il suo lavoro con impegno, ricevendo note di lode per capacità, zelo e disciplina. ​

 

Ha anche imparato a trovare soddisfazione nelle relazioni umane, apprezzando l'affetto e la stima dei suoi colleghi e amici. ​ Nonostante le delusioni e le difficoltà, ha scelto di non soffermarsi sui brutti ricordi, preferendo concentrarsi sulle esperienze positive e mantenendo un atteggiamento positivo e ironico verso la vita. ​

 

In sintesi, la sua esperienza alla Biblioteca Nazionale gli ha insegnato il valore della resilienza, della serenità e dell'importanza delle relazioni umane nel superare le avversità.

 

Essere "imbalsamato vivo" per Lorenzo Rocco significa trovarsi in una condizione di immobilità professionale, bloccato in un ruolo che non gli permette di avanzare nella carriera né di migliorare significativamente la sua posizione economica. ​ Nonostante il suo lungo servizio e le note di lode ricevute, si è visto retrocesso a una classe inferiore, con uno stipendio ridotto e senza possibilità di promozione. ​

 

Questa espressione riflette il suo senso di frustrazione per essere stato relegato a un ruolo che non valorizza pienamente le sue competenze e il suo contributo, ma al tempo stesso mostra la sua capacità di affrontare la situazione con ironia e accettazione. ​

 

Rocco, infatti, decide di non lasciarsi abbattere e di continuare a lavorare con dedizione, trovando conforto nelle relazioni con i colleghi e nella sua passione per il giornalismo e la letteratura. ​


Il documento si conclude con il racconto di un aneddoto divertente riguardante un episodio bizzarro in cui ricorda la sua candidatura al ruolo di segretario generale dell'Associazione della Stampa di Roma. ​

 

Su consiglio di amici e su invito del presidente Bonghi, l'autore si presentò al concorso, inviando il proprio stato di servizio.

 

Tuttavia, ricevette una risposta curiosa: l'Associazione lo ringraziava per la candidatura, ma lo informava che il ruolo di segretario generale era "troppo modesto e inadeguato ai suoi meriti" e che, per questo motivo, avevano deciso di scegliere un altro candidato con titoli inferiori. ​

 

Lorenzo Rocco trovò la situazione talmente assurda da non riuscire nemmeno ad arrabbiarsi, ma ne rise. ​

 

Qualche mese dopo, incontrò Bonghi a Napoli e gli chiese spiegazioni. ​

 

Bonghi, però, dichiarò di non sapere nulla dell'accaduto e di non ricordare nemmeno chi fosse il nuovo segretario generale. ​

 

Concluse l'episodio dichiarando l'incidente "esaurito", e i due risero insieme. ​

 

L'autore, con ironia, afferma che, se sarà ancora vivo durante il cinquantenario dell'Associazione della Stampa di Roma, esporrà la lettera ricevuta in una cornice di corno, come simbolo del curioso episodio che lo aveva dichiarato "un gran uomo". ​

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