Introduzione.
“Vincenzo D’Onofrio”, noto con lo pseudonimo anagrammatico di "Innocenzo Fuidoro", nacque a Napoli nel 1618.
Laureato in giurisprudenza, dedicò la sua vita alla cronaca della società napoletana del XVII secolo, distinguendosi per il suo approccio analitico e critico.
Attraverso le sue opere principali, come I Giornali di Napoli (1660-1680), Successi istorici della sollevazione di Napoli e Governo del conte d'Oñatte, D’Onofrio raccontò con precisione eventi storici, vita quotidiana e dinamiche sociali della città.
Le sue fonti includevano nobili progressisti, alti prelati come il cardinale Innico Caracciolo, funzionari pubblici e personalità legate a Roma.
Napoli, descritta come un "teatro del mondo", è al centro della sua narrazione, che spazia da cronache di feste e cerimonie a critiche verso l’aristocrazia e il clero.
D’Onofrio analizzava gli eventi storici cercando di comprenderne le cause e le implicazioni, con l’obiettivo di fornire un esempio per le generazioni future.
Nonostante una grave infermità che lo colpì nel 1681, continuò instancabilmente la sua attività di cronista fino alla morte, avvenuta il 12 gennaio 1692.
Le sue opere, conservate in vari archivi napoletani, rimangono una preziosa testimonianza della vita e della storia di Napoli.
Le sue opere tutte riconducibili alla sua attività: “I Giornali di Napoli”. La “cronaca” del periodo storico, politico e sociale in cui ha scritto e operato.
Innocenzo Fuidoro era lo pseudonimo di Vincenzo D’Onofrio, un cronista napoletano del XVII secolo.
Il nome è un anagramma di "D’Onofrio", utilizzato per firmare le sue opere, probabilmente per proteggersi dalle critiche e dalle reazioni dei nobili e dei ricchi che spesso attaccava nelle sue cronache.
Il suo ruolo principale fu quello di diarista e cronista della vita sociale, politica e culturale di Napoli, con un approccio critico e analitico.
Fu noto con lo pseudonimo di “Innocenzo Fuidoro” (anagramma del suo nome), nacque a Napoli nel 1618.
Proveniva da una famiglia di origini procidane di condizione civile e mediana.
Fu attivo nella vita sociale e culturale napoletana del XVII secolo, mantenendo contatti con personalità influenti del clero e della nobiltà.
La sua attività principale fu la cronaca cittadina, un diarista e cronista instancabile della vita sociale, politica e culturale napoletana del XVII secolo con un approccio critico e analitico, noto per la sua opera principale, I giornali di Napoli, una raccolta di fatti, notizie e voci riguardanti la città e il Regno di Napoli, dal 1660 al 1680.
Il suo pseudonimo Innocenzo Fuidoro è un anagramma di "Vincenzo D’Onofrio", utilizzato per firmare le sue opere, probabilmente per proteggersi dalle critiche e dalle reazioni dei nobili e dei ricchi che spesso attaccava nelle sue cronache.
D’Onofrio si distinse per il suo approccio critico e analitico agli eventi, cercando di indagarne le cause e di trarne insegnamenti per i posteri.
Le sue opere, tra cui Successi istorici della sollevazione di Napoli e Governo del conte d'Oñatte, narrano eventi storici come la rivolta di Masaniello e la restaurazione spagnola, con uno stile documentario e riflessivo.
Criticò aspramente l'aristocrazia napoletana, descrivendola come pigra e distante dai problemi dello Stato, e analizzò le dinamiche sociali e politiche del tempo, inclusi i matrimoni misti e le pratiche economiche del clero.
Nonostante una grave infermità che lo colpì che gli tolse l’uso delle gambe nel 1681, continuò a scrivere e a documentare la vita cittadina fino alla sua morte, avvenuta il 12 gennaio 1692.
Le sue opere sono conservate in vari manoscritti e pubblicazioni curate da studiosi successivi.
Le fonti di D’Onofrio provengono
da diversi ambiti della società napoletana:
- La parte meno conservatrice della nobiltà.
- L’alto clero, con cui aveva rapporti stretti, tra cui il cardinale Innico Caracciolo.
- Personalità in contatto diretto con Roma.
- Funzionari dell’amministrazione pubblica. Queste fonti gli permettevano di raccogliere informazioni dettagliate e di analizzare gli eventi con una prospettiva ampia e ben informata.
Queste le Opere principali di D'Onofrio.
- I giornali di Napoli (1660-1680): una raccolta di cronache cittadine.
- Successi istorici della sollevazione di Napoli delli 7 di luglio 1647 sino ai 6 aprile 1648: narrazione della rivolta di Masaniello.
- Governo del conte d'Oñatte: dedicata alla restaurazione spagnola. Queste opere sono conservate in manoscritti presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e altre istituzioni.
Nei Giornali di Napoli, D’Onofrio affronta e documenta
una vasta gamma di temi, tra cui:
- Eventi quotidiani: duelli, feste, recite, cerimonie, condizioni climatiche, arrivi e partenze.
- Questioni sociali e morali: matrimoni misti, sprechi e comportamenti umani, e gli atteggiamenti dell’aristocrazia e del clero.
- Critiche alla nobiltà e al clero: analisi delle loro pratiche economiche e sociali.
- Eventi storici e politici: risse tra soldati e popolazione, esecuzioni, conferimenti di cariche amministrative.
- Eventi di rilevanza internazionale, come l’incendio dell’Escorial e le fasi della politica pontificia.
- Riflessioni personali: l’autore si sofferma su considerazioni storiche e sociali, cercando di trarre insegnamenti per i posteri.
…e analizza gli eventi storici andando
oltre la semplice registrazione cronologica dei fatti.
Si distingue per il suo approccio analitico, cercando di comprendere i nessi causali degli avvenimenti e il loro significato.
Non si limita a descrivere ciò che accade, ma riflette sul contesto storico e sociale, evidenziando le implicazioni morali e politiche.
Napoli è vista come un "teatro del mondo", dove il dramma umano e sociale si svolge attraverso le azioni di uomini e governanti.
Inoltre, il suo interesse per la verità e il desiderio di fornire un esempio per i posteri lo portano a presentare i fatti come materiali genuini, lasciando al lettore la libertà di interpretarli.
La relazione di D’Onofrio con le autorità spagnole
e il contesto storico dei Giornali di Napoli.
D’Onofrio, pur non essendo direttamente coinvolto nelle attività politiche, si trovava a stretto contatto con le autorità spagnole, che governavano Napoli nel XVII secolo.
Il suo dottorato in giurisprudenza lo inserì nel contesto sociale e civile della città, rendendolo partecipe e permettendogli di osservare da vicino i fermenti culturali e delle dinamiche pubbliche e politici dell’epoca.
Tuttavia, nei suoi scritti, gli spagnoli sono descritti come sostanzialmente estranei alla vita del Regno, e D’Onofrio non esitava a riportare episodi di tensione tra soldati spagnoli e il popolo, oltre a criticare il loro operato.
I Giornali di Napoli coprono il periodo dal 1660 al 1680, un'epoca segnata dalla dominazione spagnola e da profondi cambiamenti sociali e politici.
La loro importanza risiede nel fatto che offrono una visione dettagliata e critica della vita quotidiana, sociale e politica di Napoli.
Napoli era una città vivace ma attraversata da tensioni, con un'aristocrazia spesso inattiva e un clero che gestiva pratiche economiche talvolta illegali.
D’Onofrio documenta eventi quotidiani, celebrazioni, disordini sociali, e persino avvenimenti internazionali che influenzavano la città, come l'incendio dell'Escorial e le vicende della politica pontificia; egli non si limitava solo a “registrare” gli eventi ma li analizzava, cercando di comprenderne le cause e il significato.
La sua cronaca riflette una società complessa, dove il popolo e i governanti erano protagonisti di una "commedia umana" in un contesto di crisi e trasformazione.
Le sue cronache sono considerate una fonte preziosa per lo studio della storia e della cultura napoletana del XVII secolo, fornendo un ritratto autentico della città e dei suoi abitanti.
La sua opera si distingue per l’analisi delle cause degli avvenimenti e per il desiderio di trasmettere ai posteri una lezione di verità e consapevolezza sociale.
Tra gli eventi collegati a Napoli
documentati da D’Onofrio, si trovano:
- La rivolta di Masaniello (1647-1648), un’insurrezione popolare contro le tasse imposte dagli spagnoli.
- La restaurazione spagnola successiva alla rivolta, sotto il governo del conte d'Oñatte.
- Risse tra soldati e popolazione, esecuzioni pubbliche e conferimenti di cariche amministrative.
- Eventi di rilevanza internazionale che hanno avuto un impatto su Napoli, come l’incendio dell’Escorial e le decisioni politiche del papato.

I Successi istorici della sollevazione di Napoli
si collocano nel contesto della rivolta di Masaniello, avvenuta tra il 1647 e il 1648.
Questo evento fu una ribellione popolare contro le pesanti tasse imposte dal governo spagnolo sul Regno di Napoli, che colpivano soprattutto le classi più povere.
La rivolta, guidata dal pescatore Masaniello, ebbe un forte impatto sulla città e portò a un breve periodo di autogoverno prima della restaurazione del dominio spagnolo.
D’Onofrio documentò questi eventi con uno stile analitico e critico, cercando di comprendere le cause e le conseguenze della sommossa e della successiva restaurazione.

D’Onofrio analizza gli eventi storici con un
approccio critico e riflessivo andando oltre la semplice registrazione dei fatti, cercando di comprenderne
il senso, il significato e le implicazioni.
Non si limita a registrare i fatti, ma li interpreta, indagando le motivazioni e le conseguenze degli avvenimenti.
Il suo amore per la verità è il motore principale della sua opera, che considera un contributo per "esempio e profitto dei posteri per buon reggere sé medesimi".
Il suo obiettivo è quello di trarre insegnamenti utili per i posteri, offrendo una visione critica e riflessiva.
Come più sopra annotato interpreta gli eventi come parte di un "teatro del mondo", concentrandosi sulla commedia umana e sulle dinamiche tra popolo e governanti.
Quando menziona l’intervento divino, lo fa solo come una conferma di ciò che è già stato ampiamente giudicato dall’uomo.
D’Onofrio attribuisce agli eventi un valore educativo e morale, invitando i lettori a riflettere sulle dinamiche sociali e politiche, e non esita a manifestare il proprio giudizio personale, collegando le vicende storiche a caratteristiche universali dell’animo umano e al contesto storico-sociale.
Questo approccio lo distingue dai diaristi classici, rendendo le sue opere più profonde e coinvolgenti.
D’Onofrio pone la verità al centro della sua attività di cronista e sulla ricerca della verità pone
grande enfasi, che considera il suo principale stimolo,
e si distingue dai diaristi e dai cronisti classici dell’epoca per il suo approccio analitico,
riflessivo e critico agli eventi storici.
Le notizie che raccoglie sono presentate come "nudi perciò genuini materiali", che il lettore può interpretare e adattare alle proprie esigenze.
La sua cronaca è motivata dall’amore per la verità e dal desiderio di fornire un esempio e un insegnamento per le generazioni future; è intesa come un contributo per i posteri, affinché possano trarre insegnamenti utili per la propria condotta.
D’Onofrio utilizza uno stile narrativo che coinvolge direttamente il lettore, definendo la sua opera una "rustica selva" che il lettore può esplorare liberamente, rivivendo gli eventi con intelligenza e passione; si impegna a fornire una rappresentazione autentica degli eventi, senza abbellimenti.
Questo approccio lo rende unico rispetto ai diaristi tradizionali, che spesso si limitavano a una cronaca più superficiale e riflette il suo impegno per una rappresentazione autentica e critica della realtà.
Da quanto ho scritto si evince che non si limita a registrare i fatti, ma cerca di indagarne il senso e le cause, offrendo una riflessione più profonda; indaga il senso degli avvenimenti attraverso i loro nessi causali, cercando di comprenderne le motivazioni e le conseguenze.
Il suo amore per la verità lo porta a considerare le notizie come materiali genuini, che il lettore può interpretare e modificare secondo le circostanze.
La sua cronaca non è solo una raccolta di notizie, ma un’opera che mira a educare e stimolare il lettore, offrendo materiali genuini da interpretare e adattare.
Inoltre, D’Onofrio manifesta spesso il proprio giudizio personale, collegando gli eventi a caratteristiche universali dell’animo umano e al contesto storico-sociale.
Un approccio critico e morale dunque che lo distingue, rendendo le sue opere più profonde e orientate alla comprensione del dramma umano e sociale.
In sintesi dunque D’Onofrio ha influenzato
la cultura napoletana attraverso
il suo approccio innovativo alla cronaca.
Ha introdotto una narrazione che non si limitava alla descrizione degli eventi, ma che cercava di analizzarli e interpretarli per trarne insegnamenti.
La sua critica sociale, in particolare verso la nobiltà e il clero, ha contribuito a mettere in luce le problematiche della società napoletana dell’epoca.
Inoltre, il suo lavoro ha fornito una base documentaria per comprendere meglio la storia e la cultura di Napoli, diventando un punto di riferimento per gli studiosi e i posteri.
Ricapitolo di seguito gli eventi storici e sociali più significativi che ha documentato nei suoi scritti
- La rivolta di Masaniello (7 luglio 1647 - 6 aprile 1648), narrata nei Successi istorici della sollevazione di Napoli.
- La restaurazione spagnola, descritta nel Governo del conte d'Oñatte.
- Eventi internazionali e di grande impatto come l’incendio dell’Escorial e le fasi della politica pontificia.
- Risse tra soldati e popolazione, esecuzioni pubbliche e conferimenti di cariche amministrative.
- Eventi quotidiani e sociali di Napoli, come feste, cerimonie, matrimoni misti e condizioni climatiche. Episodi di vita quotidiana a Napoli, come duelli, feste, recite, arrivi, partenze, nascite, cerimonie, condizioni climatiche e annotazioni letterarie.
- Conflitti tra soldati e popolazione, esecuzioni e conferimenti di cariche amministrative.
Questi eventi sono analizzati non solo per il loro valore cronachistico, ma anche per il loro significato sociale e morale.
Ha altresì descritto la vita quotidiana e sociale a Napoli con grande attenzione ai dettagli, offrendo un quadro vivace e realistico della società del tempo.
Come ho già scritto nei suoi scritti, Napoli è rappresentata come un "teatro del mondo", dove si svolge la commedia umana tra popolo e governanti.
La sua cronaca include una vasta gamma di aspetti della vita cittadina: duelli, feste, recite, arrivi, partenze, nascite, cerimonie, condizioni climatiche e persino annotazioni letterarie su autori come Dante, Tasso e Tacito.
Emerge una critica sociale incisiva, soprattutto verso l'aristocrazia, descritta come pigra, distante dalle fonti di ricchezza e spesso impegnata in comportamenti ribaldi.
Anche il clero, che assume un ruolo attivo intervenendo dove i nobili sonnecchiano, è accusato di gestire pratiche economiche spesso illegali e discutibili.
La capitale, secondo D’Onofrio, non brilla per scambi commerciali, manifatture, vita universitaria o morale pubblica.
Critica la decadenza morale e sociale della città che contribuiva al declino della capitale e delle province, evidenziando la mancanza di scambi commerciali, la stagnazione delle manifatture e la debolezza della vita universitaria.
Inoltre, D’Onofrio non manca di sottolineare le problematiche sociali, come gli sprechi e i matrimoni misti tra nobili decaduti e popolani ricchi, che considera dannosi per la società.
La sua narrazione, pur critica, è animata da un profondo interesse per la verità e il desiderio di fornire un esempio per i posteri.
La nobiltà era spesso tagliata fuori dalle principali fonti di ricchezza e non contribuiva al progresso economico e sociale della città.
La nobiltà napoletana è dunque descritta come pigra, distante dai problemi dello Stato e incapace di svolgere un ruolo guida.
Secondo lui, il patriziato si ritirava nei propri possedimenti fondiari, era diffidente verso le attività commerciali e, quando usciva dalla sua "tana", si dedicava a comportamenti ribaldi e oppressivi.
Come D'Onofrio ha descritto il clero napoletano
e quale fu il ruolo del cardinale
Innico Caracciolo nei Giornali
Il clero riveste un ruolo centrale nella cronaca di D’Onofrio.
Egli si avvale di informazioni provenienti dall’alto clero, tra cui il cardinale Innico Caracciolo, con cui aveva un rapporto di intimità.
D’Onofrio ha descritto il clero napoletano come una classe sociale attiva e influente, che spesso interveniva laddove la nobiltà era inattiva o indifferente.
Tuttavia, non ha risparmiato critiche, evidenziando che il clero gestiva una propria pratica economica, talvolta illegale e intervenisse laddove la nobiltà si dimostrava inattiva, assumendo un ruolo significativo nella vita sociale e politica di Napoli.
Nonostante ciò, D’Onofrio era intimo di figure di spicco del clero, come il già citato cardinale Innico Caracciolo, e manteneva contatti con personalità legate a Roma.
Il cardinale Innico Caracciolo è menzionato nei Giornali di Napoli come una figura di spicco del clero napoletano e una delle fonti di informazione di D’Onofrio.
La sua intimità con il cardinale dimostra il legame di D’Onofrio con l’alto clero e la sua capacità di accedere a informazioni privilegiate, che arricchivano le sue cronache.
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Fonte delle immagini: internet e Wikipedia
Fonte per la costruzione dei testi:
Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - Dizionario Biografico degli Italiani -
Volume 41 (1992) - di Flavio De Bernardinis



















