L'Accademia degli Investiganti è stata un'importante istituzione culturale di Napoli nella seconda metà del XVII secolo, considerata un crocevia fondamentale per la diffusione delle nuove idee filosofiche e scientifiche europee nel Viceregno.
Origine e Obiettivi
- Fondazione: Sebbene l'esatta data di fondazione sia dibattuta (attorno al 1663-1664), l'Accademia si consolidò rapidamente come il principale circolo intellettuale progressista della città.
- Nome: Il nome "Investiganti" rifletteva il suo obiettivo centrale: investigare la natura e la realtà attraverso l'osservazione, l'esperienza e la ragione, in contrapposizione all'autorità indiscussa della tradizione scolastica (aristotelico-tolemaica) che dominava le università.
- Programma Culturale: Il loro programma era quello di superare la vecchia cultura abbracciando le moderne correnti filosofiche europee, in particolare il Cartesianesimo(la filosofia di Cartesio) e l'Atomismo (in particolare quello di Pierre Gassendi).
I Membri e L'Ambiente
L'Accademia fu frequentata da alcune delle menti più brillanti e aperte di Napoli, la maggior parte delle quali appartenenti al ceto civile e togato (avvocati e giuristi), desideroso di rinnovare la cultura cittadina:
- Maestri e Ispiratori: Tra i membri più anziani e influenti figuravano figure chiave come il medico Tommaso Cornelio e il giurista Francesco D'Andrea, che fungevano da guide per i più giovani.
- Giovani Novatori: Tra gli affiliati si contavano i protagonisti del successivo "Processo agli Ateisti", come Giacinto de Cristofaro e Basilio Giannelli.
- Sede: L'Accademia si riuniva in vari luoghi, spesso nelle case private dei membri, creando un ambiente di libera discussione e scambio di idee al di fuori delle istituzioni controllate.
La Decadenza e il Processo
Il fermento di idee e la rottura con la tradizione non potevano passare inosservati in un contesto di forte controllo religioso post-tridentino (Controriforma).
- Sospetto di Eterodossia: L'adozione del metodo razionalista e di teorie come l'atomismo, che potevano essere interpretate come una negazione dell'immortalità dell'anima o della creazione divina, portò rapidamente i membri sotto il sospetto di libertinismo filosofico e ateismo.
- Il Processo agli Ateisti (1688-1697): La repressione culminò con questo celebre processo inquisitoriale. Sebbene molti dei membri fossero sinceramente credenti, il processo fu un atto politico e culturale volto a colpire il ceto civile emergente e a soffocare le correnti intellettuali innovative.
- Fine dell'Accademia: Il processo e le conseguenti condanne e abiure segnarono la fine pubblica dell'Accademia degli Investiganti.
Nonostante la sua breve vita e la drammatica fine, l'Accademia degli Investiganti è considerata un elemento fondamentale per la nascita del futuro Illuminismo Napoletano (nel Settecento), influenzando figure come Giambattista Vico e Pietro Giannone.
I maggiori esponenti della
"Accademia degli investiganti"
Il medico Tommaso Cornelio e il giurista Francesco D'Andrea furono figure fondamentali non solo per l'Accademia degli Investiganti, ma per l'intera svolta culturale e filosofica di Napoli nel Seicento.
I Giovani Novatori (tra cui Giacinto de Cristofaro e altri già menzionati) erano i loro discepoli e il cuore del movimento.
Tommaso Cornelio (1612-1684)
Tommaso Cornelio è considerato l'antesignano del pensiero moderno a Napoli e il principale ispiratore intellettuale dell “Accademia degli Investiganti.”
Ruolo e Pensiero
- Medico e Filosofo: Originario della Calabria, studiò a Napoli, Padova e Roma. Fu principalmente un medico ma, come era consueto all'epoca, anche un filosofo.
- Adesione al Cartesianesimo: Fu il primo e più influente divulgatore delle nuove correnti filosofiche a Napoli. Abbandonò l'aristotelismo tradizionale (la filosofia scolastica dominante) per abbracciare il razionalismo di Cartesio e l'Atomismo di Gassendi.
- Metodo Sperimentale: Cornelio promosse l'uso del metodo sperimentale nello studio della natura e della medicina, in linea con le nuove scoperte europee (come quelle di Galileo e della Royal Society di Londra).
- Guida degli Investiganti: Fu la figura di riferimento per l'Accademia. Nelle riunioni, le sue letture e le sue discussioni fungevano da catalizzatore per la diffusione delle idee più avanzate, influenzando direttamente i giovani intellettuali come De Cristofaro.
Francesco D'Andrea (1625-1698)
Francesco D'Andrea fu un eminente giurista e un pilastro dell'Accademia, rappresentando l'apertura della classe togata (i giuristi) verso la cultura moderna.
Ruolo e Contributi
- Giurista Riformatore: D'Andrea fu un avvocato e magistrato di grande successo. Riconobbe che per modernizzare il diritto e la vita politica era necessario modernizzare la cultura e il pensiero.
- Apertura Culturale: Contribuì alla diffusione della cultura europea a Napoli, in particolare il pensiero politico e giuridico francese e olandese.
- Senso Critico: Portò nell'Accademia e nelle sue opere un forte senso critico verso l'autorità, l'abuso dei privilegi e la tradizione giuridica obsoleta.
- Patronato Accademico: Come Cornelio, offrì la sua casa e la sua influenza per proteggere e sostenere le attività dell'Accademia, diventando un mentore per i giovani.
I Giovani Novatori (I Processati)
I "Giovani Novatori" erano il cuore pulsante e più radicale dell'Accademia, rappresentando la generazione che cercò di mettere in pratica le idee di Cornelio e D'Andrea.
- Identità: Erano per lo più giovani avvocati, letterati e professionisti (come lo speziale Carlo Rosito) che avevano studiato con Cornelio o frequentato assiduamente il suo circolo.
- Obiettivo: Il loro intento era quello di abbandonare l'autorità dei classici per fondare la conoscenza sull'evidenza razionale e l'osservazione scientifica.
- Il Prezzo dell'Innovazione: Furono i principali bersagli del "Processo agli Ateisti" (1688-1697).
Le autorità ecclesiastiche, vedendo il loro razionalismo come una minaccia alla fede e alla stabilità sociale, li etichettarono come atei e libertini per screditare e smantellare l'intero movimento.
- Esempi Noti:
- Giacinto de Cristofaro (il più celebre imputato)
- Basilio Giannelli
- Felice Pisani
- Carlo Rosito
- Giovanni De Magistris
Di tutti loro si è già scritto ne “IL PROCESSO AGLI ATEISTI”
L'Accademia, attraverso la combinazione dell'esperienza di Cornelio e D'Andrea e l'entusiasmo dei giovani novatori, creò il fermento intellettuale che, sebbene represso duramente dal processo, aprì la strada alla stagione dell'Illuminismo napoletano del Settecento.
Un confronto tra la “ACCADEMIA DEGLI INVESTIGANTI”
e
il “QUIETISMO” Di Miguel de Molinos
Mettere a confronto l'Accademia degli Investiganti e il Quietismo di Miguel de Molinos evidenzia il paradosso della fine del XVII secolo a Napoli: la repressione della Chiesa colpì due movimenti che, pur essendo radicalmente diversi negli obiettivi, rappresentavano entrambi una sfida all'autorità e alla tradizione in nome della ricerca della verità.
Ecco un confronto strutturato:
Confronto tra Investiganti e Quietismo

Il Motivo della Condanna e il Paradosso
Nonostante le loro differenze, entrambi i movimenti furono condannati perché mettevano in discussione i pilastri dell'autorità e del controllo ecclesiastico post-Tridentino:
1. La Sfida all'Attività Umana (Il Quietismo)
Il Quietismo fu condannato per eresia (1687) perché:
· Svalutava le Opere: Riducendo l'importanza delle buone opere, dei sacramenti e delle pratiche esteriori, minava la struttura e la funzione di mediazione della Chiesa e del clero.
· Indifferenza Morale: L'idea che l'anima non pecca anche se il corpo compie atti peccaminosi (in uno stato di quiete perfetta) era vista come una pericolosa licenza morale (licentia peccandi).
2. La Sfida alla Ragione Rivelata (Gli Investiganti)
Gli Investiganti furono condannati per ateismo (1688-1697) perché:
- Rischio Razionalista: L'adozione del razionalismo cartesiano portava a dubitare o a reinterpretare dogmi fondamentali (come i miracoli o l'immortalità dell'anima) che non potevano essere dimostrati scientificamente.
- Autonomia del Pensiero: L'esaltazione della ragione umana e del metodo sperimentale poneva la mente umana al di sopra della verità rivelata e dell'autorità della Chiesa.
Il Paradosso:
In un'epoca in cui l'ortodossia richiedeva l'obbedienza attiva e la fede tradizionale, entrambi i gruppi proposero una via d'uscita:
- Gli Investiganti cercavano la libertà mentale attraverso la ragione attiva.
- I Quietisti cercavano la libertà spirituale attraverso la passività totale.
Entrambe le "novità" furono percepite come ugualmente sovversive e pericolose per il controllo ideologico e sociale del Viceregno di Napoli.




















