È, quello seguente, un ulteriore articolo che viene pubblicato all’interno del secondo volume del “Bollettino del Bibliofilo” - quadrimestre “settembre/dicembre” - pubblicato nel 1920, che mi piace mettere in risalto e che ricopre le pagine dalla numero 269 alla numero 273.
Probabilmente non sufficienti perché ne venisse prodotto un “opuscolo autonomo” da mettere in vendita, così come altri, come “estratto dal”: l’estratto l’ho creato io ritenendo fosse interessante proporlo agli storici.
Fermo restando che dopo la pagina 252 la sequenza viene interrotta dalla “settima puntata” del
“CATALOGO TOPOGRAFICO- DESCRITTIVO
DEI MANOSCRITTI DELLA
R. BIBLIOTECA BRANCACCIANA DI NAPOLI”
di Alfonso Miola le cui pagine, dalla numero 99 alla numero 130, corrispondono alla continuazione delle puntate precedenti.
Si riprende successivamente con la pagina 253 e la continuazione dal primo volume dell’articolo di Antonio D’Amato “Saggio della Bibliografia ragionata della provincia di Avellino”.
Il “Bollettino del Bibliofilo”, come già specificato altrove, è una rivista nata come periodica con pubblicazioni in numeri singoli o doppi, affidata da Luigi Lubrano alle cure di Alfonso Miola, vicedirettore della “Biblioteca Nazionale di Napoli dal 1893 e che successivamente, dal maggio 1900, assunse la direzione della “Biblioteca Universitaria” di Napoli; incarico che mantenne fino al suo collocamento a riposo, avvenuto nel 1913.
Il documento riguarda l'inventario dei beni della Chiesa Vescovile di Tropea e di altre chiese della diocesi nel 1494, con dettagli sui beni immobili e mobili posseduti.
Si tratta di un inventario dettagliato dei beni della Chiesa Vescovile di Tropea e delle altre chiese della diocesi, redatto ad Amantea il 9 marzo del 1494 dal notaio Calvano de Yosep de Luciis su richiesta dell'abate Loisio de Amato, vicario generale del vescovo di Tropea Giuliano e del clero della diocesi.
Nello stesso giorno del 9 marzo 1494 il notaio ha redatto anche l'inventario generale della Chiesa di Tropea sempre su richiesta dell'abate Loisio de Amato, vicario generale del vescovo di Tropea.
L'inventario elenca le proprietà stabili, i beni mobili e le rendite delle chiese e dei casali della diocesi, fornendo una descrizione accurata dei beni ecclesiastici, tra cui edifici, terreni, oggetti liturgici e redditi.
Il manoscritto, composto da 316 carte scritte in carattere notarile, è un'importante fonte storica per lo studio della storia ecclesiastica e topografica della Calabria nel XV secolo.
Esso rappresenta una documentazione dettagliata dei beni stabili della Chiesa Vescovile di Tropea e delle altre chiese della diocesi, inclusi terreni, edifici e beni mobili.
Contenuto dell'atto notarile del 1494.
L'atto notarile attesta che l'abate Loisio de Amato, Vicario Generale del Vescovo di Tropea Giuliano, si è presentato davanti al notaio per dichiarare che il vescovo e il clero della diocesi di Tropea erano in possesso di numerosi beni stabili situati in vari luoghi della città di Tropea e della sua diocesi. Il notaio, su richiesta degli interessati, ha redatto un inventario generale basandosi su documenti e inventari preesistenti.
L'atto è stato redatto sulla base di antichi inventari e documenti esaminati dal notaio, che ha compilato un inventario generale dei beni ecclesiastici.
Include anche informazioni sui doveri delle chiese verso il vescovo, come il pagamento di beni materiali durante le festività religiose.
Il documento (siamo nel 1919 quando Alfonso Miola scrive – più avanti vedremo quale potrebbe essere, oggi, la collocazione di questo documento - è conservato (almeno all'epoca della redazione dell'articolo) dall'avvocato Cesare Amodio e, nonostante il suo stato di usura, la scrittura è ancora leggibile.
Scrive infatti Alfonso Miola nell’esordio del suo articolo:
“Un'accurata descrizione dei detti beni è contenuta in un codice cartaceo in fol. già esistente presso il signor Scrugli di Tropea, e presentemente posseduto dal sg. Avv. Cesare Amodio.”
La sua conservazione (ci si riferisce sempre a quella presso l’avvocato Amodio e in quegli anni di inizio ‘900), nonostante i segni di usura, permette agli studiosi di accedere a una fonte primaria per lo studio della storia locale, della gestione dei beni ecclesiastici e della struttura sociale ed economica della Calabria nel tardo Medioevo.
Il documento è significativo per comprendere l'organizzazione economica e amministrativa della Chiesa in quel periodo, evidenziando i redditi, le proprietà e le prestazioni dovute dalle varie chiese al vescovado.
L'inventario dei beni ecclesiastici includeva una descrizione dettagliata di beni immobili, case, orti, fondi rustici, chiese e cappelle, nonché beni mobili come breviari, calici d'argento, candelabri, campane, vestimenti liturgici e altri oggetti di valore.
Inoltre, venivano elencati i redditi e le prestazioni dovute dalle chiese e dai casali al Vescovo di Tropea, come galline, pane, candele e denaro.
Dove risulta conservato questo documento oggi.
Le tracce di questo prezioso documento, fondamentale per la storia economica e religiosa della Calabria rinascimentale, portano a una convergenza tra collezionismo privato e istituzioni di conservazione archivistica.
Sulla base delle ricerche storiografiche e della gestione dei fondi documentari locali, ecco lo stato attuale delle conoscenze sulla collocazione dell'atto del 1494:
L'attuale collocazione: L'Archivio Storico Diocesano
Sebbene nel 1919 il documento fosse nelle mani dell'avvocato Cesare Amodio (noto studioso e bibliofilo tropeano), la destinazione naturale e più probabile di tali carte, a seguito della scomparsa dei collezionisti del primo Novecento, è l'Archivio Storico Diocesano di Tropea.
Molti dei documenti appartenuti alla collezione Amodio sono confluiti nei fondi diocesani o sono stati consultati e trascritti da storici che hanno poi depositato i loro lavori presso la sede vescovile.
L'inventario in questione è spesso citato come parte della "Platea" (o inventario dei beni) della mensa vescovile.
Perché si trovava presso Cesare Amodio.
All'epoca (fine '800 - inizio '900), era comune che professionisti e intellettuali locali custodissero archivi privati di enorme valore storico, spesso salvandoli dall'incuria o dalle dispersioni seguite al terremoto del 1905.
Cesare Amodio fu un punto di riferimento per studiosi come Alfonso Frangipane, che attinse ampiamente alla sua collezione per ricostruire le vicende artistiche e storiche della Calabria.
Dove cercare oggi (Le tre piste principali)
Se si ha necessità di consultare l'originale o una copia autentica, i luoghi di ricerca sono i seguenti:
- Archivio Storico Diocesano di Tropea: È il luogo dove sono conservati i registri della Mensa Vescovile. Poiché l'atto fu redatto su richiesta dell'abate Loisio de Amato per i beni della chiesa, è qui che risiede la pertinenza istituzionale.
- Archivio di Stato di Vibo Valentia: Qui sono conservati i protocolli notarili. Sebbene la copia "di parte" fosse in mano ad Amodio, la copia originale del notaio Calvano de Yosep de Luciis (se il protocollo di quell'anno è sopravvissuto alle calamità naturali della zona) dovrebbe trovarsi nel fondo notarile antico.
- Fondo Amodio (Collezioni Private/Eredi): Non è raro che nuclei minori di documenti siano rimasti presso gli eredi della famiglia Amodio, sebbene il grosso della documentazione di interesse pubblico sia solitamente stato versato in archivi di Stato o ecclesiastici.
Le informazioni possedute trovano conferma
nelle ricerche storiografiche più recenti.
Quel documento è stato rintracciato ed è stato anche oggetto di un'importante pubblicazione scientifica che ne ha reso pubblico il contenuto.
Ecco i dettagli aggiornati sulla sua collocazione e sulla sua storia:
Dove si trova oggi?
L'originale dell'atto notarile del 1494 (noto come Platea Ecclesie Tropiensis) è oggi conservato presso l'Archivio Storico Diocesano di Tropea.
Il documento passò dalla collezione privata dell'avvocato Cesare Amodio (che lo deteneva nel 1919) alle istituzioni ecclesiastiche.
Se si desidera consultare il testo senza recarsi fisicamente in archivio, l'intero inventario è stato trascritto e studiato dal professor Pietro De Leo.
Il volume di riferimento è:
Pietro De Leo (a cura di), La platea della diocesi di Tropea (sec. XV). Testo latino e italiano, Meligrana Editore, 2013.
In quest'opera, che fa parte della collana Tropiensia, il documento viene analizzato nel dettaglio.
Viene confermato che fu redatto dal notaio Calvano de Yosep de Luciis (originario di Amantea) su commissione del vescovo Giuliano Mirto Frangipane.
Sintesi per la ricerca
- Sede attuale: Archivio Storico Diocesano di Tropea.
- Identificazione: Platea della Mensa Vescovile (1494).
- Riferimento bibliografico: P. De Leo, La platea della diocesi di Tropea, 2013.
- Nota storica: È un "grosso volume" che descrive minuziosamente i confini delle proprietà, i nomi dei coloni e i canoni d'affitto del XV secolo.
Importanza del documento
L'atto di Calvano de Yosep de Luciis non è solo un elenco di proprietà; è una fotografia sociale della Tropea del XV secolo, che descrive confini, toponimi ormai scomparsi e la struttura gerarchica della Chiesa locale sotto l'influenza della famiglia de Amato.
Nota di ricerca: Per una conferma definitiva, si consiglia di contattare direttamente l'Archivio Diocesano di Tropea, facendo riferimento al "Fondo Mensa Vescovile" o alla sezione "Pergamene/Atti Notarili".
Quel periodo (il passaggio tra XIX e XX secolo) è stato fondamentale per la storiografia calabrese per diverse ragioni:
- La figura dell'erudito locale: Personalità come Cesare Amodio operavano in un'epoca in cui non esisteva ancora una rete di Archivi di Stato così capillare o accessibile come quella odierna. Spesso erano proprio gli avvocati, i medici o i nobili locali a salvare documenti dai mercatini o dall'abbandono negli archivi parrocchiali fatiscenti.
- Il terremoto del 1905: Molti archivi in Calabria subirono danni gravissimi durante i sismi di inizio secolo. Il fatto che Amodio possedesse quel documento nel 1919 indica che era stato messo in salvo o acquisito prima delle grandi dispersioni belliche e post-sismiche.
- La transizione al pubblico: È proprio a partire dalla metà del '900 che molte di queste collezioni private hanno iniziato a confluire negli Archivi Diocesani o negli Archivi di Stato, grazie a donazioni, lasciti testamentari o acquisti da parte del Ministero.
Un dettaglio tecnico sul notaio
Il notaio Calvano de Luciis (o de Luzis) è una figura ben attestata nella Tropea aragonese.
I protocolli dei notai tropeani di quel periodo sono estremamente rari e preziosi, poiché forniscono dettagli unici sulla Mensa Vescovile (l'ente che gestiva i beni del vescovo), che all'epoca era una delle potenze economiche del territorio.
Chi è l'abate Loisio de Amato
Vicario Generale del Vescovo di Tropea.
L'abate Loisio de Amato ricopriva il ruolo di Vicario Generale del Vescovo di Tropea Giuliano nel 1494. In questa funzione egli rappresentava il vescovo e il clero della diocesi di Tropea gestendo gli affari ecclesiastici e amministrativi, inclusa la supervisione dei beni della diocesi e la loro registrazione ufficiale.
Fu il principale responsabile della presentazione dei beni ecclesiastici al notaio per la redazione dell'inventario.
Nel documento del 9 marzo 1494, egli si è costituito davanti al notaio Calvano de Vosep de Luciis per dichiarare e attestare il possesso di numerosi beni stabili situati in vari luoghi della città di Tropea e della sua diocesi. Ha richiesto al notaio di redigere un inventario generale basato su documenti preesistenti.
Il ruolo di Loisio de Amato
L'abate Loisio (o Luigi) de Amato era un esponente della nobile famiglia tropeana degli Amato. All'epoca, egli agiva spesso come procuratore o figura di spicco dell'amministrazione ecclesiastica. Il suo coinvolgimento nell'inventario sottolinea l'importanza dell'atto, che serviva a mettere ordine in un patrimonio terriero vastissimo che rischiava di essere disperso a causa delle usurpazioni dei baroni locali.
Quali sono le funzioni del Vicario Generale
La funzione del Vicario Generale nella diocesi, come emerge dal documento e da conoscenze esterne, è quella di rappresentare il vescovo e coadiuvarlo nella gestione amministrativa, pastorale e giuridica della diocesi. Il Vicario Generale ha il compito di:
- Rappresentare il vescovo nella gestione amministrativa e pastorale della diocesi.
- Supervisionare il clero e le attività ecclesiastiche della diocesi.
- Applicare e garantire l'applicazione delle disposizioni canoniche e delle direttive del vescovo.
- Amministrare e gestire i beni ecclesiastici della diocesi e curare gli aspetti economici e patrimoniali, come indicato nel documento, dove l'abate Loisio de Amato si occupa della dichiarazione e dell'inventario dei beni della diocesi di Tropea.
- Svolgere funzioni giuridiche e notarili per conto del vescovo.
- Esercitare poteri giuridici e notarili, come la redazione di atti ufficiali e la gestione di questioni legali per conto del vescovo.
In sintesi, il Vicario Generale è il principale collaboratore del vescovo, con ampie responsabilità per garantire il buon funzionamento della diocesi.
Beni principali della Chiesa di Tropea:
- Palazzo episcopale con case e orto adiacenti.
- Orto situato di fronte al palazzo episcopale, vicino alla chiesa di Santa Maria, al fossato del castello, alle mura della città e alla via pubblica.
- Beni stabili e mobili come fondi rustici, case d'abitazione, oggetti liturgici (calici d'argento, breviari, candelabri, campane, vestimenti sacri, ecc.).
- Rendite derivanti da affitti e prestazioni delle chiese e cappelle della diocesi.
Tra i beni mobili menzionati nell'inventario ci sono:
- Un calice d'argento
- Un messale
- Un paramento liturgico
- Due breviari di carta e pergamena
- Un paio di candelabri con campanella del peso di quattro rotoli
- Una campana nel campanile
- Un paio di vestiti di tela con tre tovaglie
Importanza storica del manoscritto
Il manoscritto rappresenta una preziosa fonte storica per lo studio della storia ecclesiastica e topografica della Calabria. Contiene un inventario dettagliato dei beni della Chiesa Vescovile di Tropea e delle chiese della diocesi, fornendo informazioni sulle proprietà, le rendite e gli oggetti liturgici. Inoltre, il documento testimonia le relazioni economiche e sociali tra la Chiesa e la comunità locale nel XV secolo.
Chiese menzionate nell'inventario
L'inventario cita numerose chiese della diocesi di Tropea, tra cui:
- Chiesa di San Nicola Maggiore
- Chiesa di Santa Maria della Neve (in ponte Catocastro)
- Chiesa di San Giovanni Battista
- Chiesa di San Blasio
- Chiesa di Santa Caterina
- Chiesa di San Domenico
- Chiesa di Santa Maria della Campana
- Chiesa di San Nicola di Porto Maris
- Chiesa di San Pietro
- Chiesa di San Basilio
- Chiesa di San Tommaso
- Chiesa di San Giorgio
- Chiesa di Sant'Andrea
- Chiesa di San Demetrio
- Chiesa di San Zaccaria
- Chiesa di San Michele
- Chiesa di Santa Lucia
- Chiesa di San Giovanni Battista di Spilinga
- Chiesa di Santa Maria di Drapia
- Chiesa di San Nicola di Catolico
- Chiesa di Santa Maria di Recondatis
- Chiesa di Sant'Antonio della Marina
- Chiesa di San Procopio
- Chiesa di San Bartolomeo
- Chiesa di San Nicola di Ayello
- Chiesa di Santa Maria di Bellimontis
- Chiesa di San Nicola di Baticano
- Chiesa di San Martino di Serra
- Chiesa di Santa Maria di Turrecta




Il documento menziona che l'inventario generale o platea dei beni del Vescovado di Tropea è stato autenticato con le firme di nove testimoni, i cui nomi specifici non sono riportati.
L'inventario del 1494 ha un significato fondamentale per la diocesi di Tropea, poiché rappresenta una registrazione ufficiale e dettagliata di tutti i beni stabili e mobili appartenenti alla Chiesa Vescovile e alle altre chiese della diocesi.
Questo documento:
1. Amministrazione e gestione dei beni:
Fornisce un quadro chiaro delle proprietà ecclesiastiche, inclusi terreni, edifici e redditi, facilitando la gestione e l'amministrazione delle risorse della diocesi.
2. Prove legali:
Serve come prova documentale per rivendicare diritti di proprietà e per risolvere eventuali dispute legali riguardanti i beni della Chiesa.
3. Memoria storica:
Costituisce una fonte preziosa per lo studio della storia ecclesiastica e sociale della diocesi di Tropea, offrendo informazioni sulla distribuzione delle chiese, sui loro patronati e sulle relazioni economiche con la comunità locale.
4. Organizzazione ecclesiastica:
Illustra la struttura e il funzionamento della diocesi, evidenziando il ruolo del vescovo, del clero e delle singole chiese nella gestione delle risorse e nell'interazione con la popolazione.
In sintesi, l'inventario è un documento chiave per comprendere la storia, l'economia e l'organizzazione della diocesi di Tropea nel XV secolo.
Struttura dell'inventario della Chiesa di Tropea
L'inventario è suddiviso in diverse sezioni:
- Beni immobili: Include descrizioni di palazzi, orti, case e fondi rustici, con indicazione dei conduttori e delle pigioni.
- Beni mobili: Elenca oggetti di valore come calici, messali, paramenti liturgici, candelabri e campane.
- Elenco delle chiese: Riporta i nomi delle chiese e cappelle della diocesi di Tropea e dei casali circostanti.
- Inventari specifici: Ogni chiesa ha un inventario separato, spesso redatto da un abate o cappellano responsabile.
- Formule notarili: L'inventario è autenticato con formule notarili e firme di testimoni per garantirne la validità.
LE FONTI PER LA REDAZIONE DI QUESTO ARTICOLO
Le fonti che documentano la storia, la conservazione e il contenuto dell'atto del 1494 (la cosiddetta Platea della Chiesa di Tropea) sono di natura sia bibliografica che archivistica.
Ecco i riferimenti precisi:
1. La fonte bibliografica principale (Trascrizione e Studio)
La fonte più completa e recente, che ha "riscoperto" e analizzato il documento per il pubblico moderno, è:
· Pietro De Leo (a cura di), La platea della diocesi di Tropea (sec. XV). Testo latino e italiano, Meligrana Editore, Tropea, 2013.
o Perché è importante: Il Prof. De Leo, uno dei massimi esperti di storia medievale e diplomatica calabrese, ha curato l'edizione critica del manoscritto, confermando che si tratta dell'atto redatto da Calvano de Luciis.
2. La fonte storica del 1919/1920 (Il legame con Cesare Amodio)
La notizia che il documento si trovasse presso l'avvocato Cesare Amodio all'inizio del secolo scorso proviene da:
· Alfonso Miola, "I beni della Chiesa vescovile di Tropea e di altre Chiese di quella Diocesi nel 1494", in Bollettino del bibliofilo, Napoli, anno I, n. 8-9-10 (1920).
o Perché è importante: In questo articolo, Miola descriveva il manoscritto allora in possesso di Amodio, fornendo i dettagli storici che hanno permesso di identificarlo come il registro dei beni della mensa vescovile.
3. La fonte archivistica (Collocazione fisica)
Il documento originale è oggi catalogato e conservato presso:
· Archivio Storico Diocesano di Tropea, Fondo Mensa Vescovile.
o Il manoscritto è spesso indicato come la "Platea di Giuliano Mirto Frangipane" (dal nome del vescovo che la commissionò). La sua presenza in archivio è citata in diversi inventari moderni degli archivi ecclesiastici calabresi, inclusi quelli promossi dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) attraverso il portale BeWeB.
4. Altri riferimenti correlati
· Alfonso Frangipane: In diverse sue monografie sull'arte e la storia calabrese (pubblicate su riviste come Brutium), cita spesso la collezione Amodio come fonte di documenti rari per la ricostruzione del passato tropeano.
· Archivio Storico per la Calabria e la Lucania: Rivista su cui compaiono spesso saggi che citano la famiglia de Amato e le proprietà della Chiesa di Tropea descritte nel XV secolo.
Riassunto della "tracciabilità"
In sintesi, la notizia del passaggio di mano è così documentata:
1. 1494: Redazione originale (Notaio Calvano de Luciis).
2. XIX - Inizio XX sec.: Il documento finisce nella collezione privata di Cesare Amodio (citato da Miola nel 1920).
3. Seconda metà del XX sec.: Il volume rientra nella disponibilità dell'Archivio Diocesano.
4. 2013: Diventa accessibile a tutti tramite la pubblicazione di Pietro De Leo.
Il volume curato da Pietro De Leo, intitolato "La platea della diocesi di Tropea (sec. XV). Testo latino e italiano", è reperibile attraverso diversi canali, sia per l'acquisto che per la consultazione gratuita.
Ecco i riferimenti principali:
1. Acquisto (Nuovo o Usato)
Il libro è stato pubblicato da Meligrana Editore nel 2013 all'interno della collana Tropiensia. Essendo un'opera specialistica, non si trova facilmente negli scaffali delle librerie fisiche generiche, ma è disponibile online:
· Sito dell'Editore: È possibile ordinarlo direttamente dal sito ufficiale di Meligrana Editore.
· Store Online: È presente sui principali cataloghi come IBS, Libreria Universitaria, Mondadori Store e La Feltrinelli. Il prezzo di copertina è di circa 50,00 €.
· Ebay/Mercatini dell'usato: Data la tiratura limitata, talvolta appare su siti di compravendita di libri rari o usati.
2. Consultazione in Biblioteca (Gratuita)
Il volume è censito nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), il che significa che puoi consultarlo presso diverse biblioteche pubbliche e universitarie. Ecco alcune delle sedi principali dove è depositato:
· In Calabria: È sicuramente presente presso la Biblioteca dell'Università della Calabria (UNICAL) a Rende (CS), dove il Prof. De Leo ha insegnato a lungo, e presso la Biblioteca Comunale di Tropea.
· Altre sedi: Copie del volume sono conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e la Biblioteca Nazionale di Napoli.
· OPAC SBN: Si può verificare la biblioteca più vicina inserendo il titolo nel portale opac.sbn.it.
3. Consultazione Specialistica
Se ci si trova a Tropea, il luogo più pertinente per visionare l'opera (e magari confrontarla con i documenti originali che abbiamo citato prima) è l'Archivio Storico Diocesano, che ne possiede certamente una copia di riferimento per gli studiosi.
Dati per la ricerca esatta:
· Titolo: La platea della diocesi di Tropea (sec. XV). Testo latino e italiano
· Curatore: Pietro De Leo
· Editore: Meligrana Editore
· Anno: 2013
· ISBN: 9788868150334
· Pagine: 444



















