
Giambattista Vico, non inserito nelle cronache narrate da Domenico Confuorto per gli anni dal 1679-1699, è di fatto collegato, ideologicamente, alle vicissitudini da Confuorto narrate nelle sue cronache; visse negli anni degli arresti, dei processi, delle abiure e delle condanne ma riuscì a salvarsi da tutte le accuse pur essendo un frequentatore di quegli stessi circoli "sospetti".
Nacque a Napoli nel 1668 e morì nel 1744.
Proveniva da una famiglia umile: il padre era un libraio e la madre analfabeta. Da bambino subì un grave incidente che gli causò problemi di salute, ma riuscì a riprendersi.
Studiò in parte al Collegio dei Gesuiti e in parte da autodidatta.
Per necessità economiche, accettò di lavorare come precettore per i nipoti del vescovo d'Ischia, vivendo per alcuni anni a Vatolla, dove approfondì i suoi studi.
Tornato a Napoli, si dedicò agli studi umanistici e ottenne la cattedra di retorica all'Università, che mantenne fino alla morte, nonostante fosse poco remunerata.
Vico ebbe una vita personale difficile, con problemi familiari e finanziari. Fu un filosofo e letterato legato alla cultura umanistica del suo tempo e si oppose al cartesianesimo, valorizzando lo studio delle lettere, della storia e delle discipline morali.
Egli concepiva la storia come un processo evolutivo, in cui l'umanità attraversa tre fasi principali, la sua teoria sull'evoluzione dell'umanità prevedeva tre stadi: primitivo, barbarie e sapienza poetica, e infine ragione e filosofia.
Morì nel 1744, poco prima della pubblicazione della sua opera più importante.
Nacque a Napoli nel 1668 e morì nel 1744.
Proveniva da una famiglia umile: il padre era un libraio e la madre analfabeta. Da bambino subì un grave incidente che gli causò problemi di salute, ma riuscì a riprendersi.
Studiò in parte al Collegio dei Gesuiti e in parte da autodidatta.
Per necessità economiche, accettò di lavorare come precettore per i nipoti del vescovo d'Ischia, vivendo per alcuni anni a Vatolla, dove approfondì i suoi studi.
Tornato a Napoli, si dedicò agli studi umanistici e ottenne la cattedra di retorica all'Università, che mantenne fino alla morte, nonostante fosse poco remunerata.
Vico ebbe una vita personale difficile, con problemi familiari e finanziari. Fu un filosofo e letterato legato alla cultura umanistica del suo tempo e si oppose al cartesianesimo, valorizzando lo studio delle lettere, della storia e delle discipline morali.
Egli concepiva la storia come un processo evolutivo, in cui l'umanità attraversa tre fasi principali, la sua teoria sull'evoluzione dell'umanità prevedeva tre stadi: primitivo, barbarie e sapienza poetica, e infine ragione e filosofia.
Morì nel 1744, poco prima della pubblicazione della sua opera più importante.
I tre stadi di sviluppo sui quali si basa
la teoria di Giambattista Vico
sull'evoluzione dell'umanità:
- Stadio primitivo: caratterizzato da una condizione iniziale degli uomini, in cui prevale il sentire senza consapevolezza.
- Stadio della barbarie e della sapienza poetica: gli uomini iniziano ad avvertire con emozioni intense e commosse, sviluppando una forma di conoscenza poetica e mitologica.
- Stadio della ragione, del diritto e della filosofia: gli uomini raggiungono la capacità di riflettere con mente pura, dando origine alla razionalità, alla filosofia e alle leggi civili.
Questi passaggi sono sintetizzati nella frase:
«Gli uomini dapprima sentono senz’avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura».
Questa visione implica che l'umanità si sviluppi gradualmente, passando da forme di conoscenza e organizzazione sociale più semplici e istintive a forme più complesse e razionali. Tale approccio anticipa l'idea evoluzionista secondo cui le società e le culture si trasformano nel tempo seguendo un percorso di progresso e adattamento.
Inoltre, con il concetto di eterogenesi dei fini, Vico sottolinea come i risultati storici emergano spesso da azioni umane non intenzionalmente coordinate, un'idea che si avvicina alle teorie evolutive che vedono il progresso come il prodotto di interazioni complesse e imprevedibili.
Nella visione di Giambattista Vico, l'eterogenesi dei fini si riferisce al fenomeno per cui le azioni umane, pur essendo guidate da intenzioni individuali, portano spesso a risultati imprevisti e diversi dagli obiettivi originari.
Questo concetto evidenzia come, nella storia, gli eventi e le trasformazioni sociali siano il frutto di una combinazione di scelte e azioni umane che, pur non essendo intenzionalmente coordinate, contribuiscono all'evoluzione collettiva dell'umanità.
Vico, pur avendo una visione storica influenzata dal finalismo religioso, anticipa con questa idea la concezione weberiana dell'etica dei risultati e l'evoluzionismo ottocentesco, mostrando come lo sviluppo economico e civile sia il risultato di un processo complesso e non sempre prevedibile.
La sua opera principale, Principi di una Scienza Nuova, contiene riflessioni sulla natura delle nazioni e anticipa concetti come l'evoluzionismo e l'etica dei risultati.
"La Scienza nuova” di Giambattista Vico
"La Scienza nuova"
(o “Principi di una scienza nuova intorno alla natura delle nazioni, per la quale si ritruovano i principj di altro sistema del diritto naturale delle genti” – Titolo completo dell’edizione del 1725)
è l'opera principale di Giambattista Vico, pubblicata in tre versioni (1725, 1730, 1744).
“Il titolo può quindi essere liberamente tradotto in "Principi di una nuova scienza concernente la natura delle nazioni, attraverso la quale si recuperano i principi di un altro sistema della legge naturale dei popoli".” – Fonte: Wikipedia.
Divisa in cinque libri, espone il pensiero del filosofo, introducendo concetti fondamentali come gli assiomi o "degnità" e il metodo basato sull'integrazione di filologia (coscienza del certo) e filosofia (scienza del vero).

Vico analizza la storia come un processo ciclico di "corsi e ricorsi", in cui le civiltà attraversano tre stadi: infanzia (età degli dei), fanciullezza (età degli eroi) e maturità (età degli uomini). L'opera esplora anche la genesi della poesia, vista come espressione spontanea della fantasia e strumento di comprensione della realtà.
Vico contrappone questa visione al razionalismo illuminista, attribuendo alla poesia un valore documentale e intrinseco.
Ruolo della filologia nella Scienza nuova
La filologia, secondo Vico, rappresenta la "coscienza del certo", ovvero la conoscenza dei fatti concreti.
È inseparabile dalla filosofia, che invece è la "scienza del vero".
La filologia senza filosofia si limita a un accertamento erudito dei fatti, mentre la filosofia senza filologia rimane astratta. La loro integrazione è fondamentale per il metodo della Scienza nuova, permettendo di riconoscere nel "certo" dei documenti storici il "vero", ossia le ragioni e i modi dello sviluppo della civiltà.
Secondo Giambattista Vico, filologia e filosofia sono strumenti fondamentali e inseparabili del sapere umano.
La filologia rappresenta la «coscienza del certo», ossia la conoscenza dei fatti concreti, mentre la filosofia è la «scienza del vero», che contempla la ragione e riconosce il «vero» nella realtà.
La filologia senza filosofia rimane un accertamento erudito dei fatti, mentre la filosofia senza filologia si riduce a un'astrazione priva di fondamento.
La loro integrazione costituisce la base del metodo della Scienza nuova, permettendo di riconoscere nel «certo» dei documenti il «vero» dello sviluppo della civiltà.
Corsi e ricorsi storici:
I corsi e ricorsi storici rappresentano la visione ciclica della storia secondo Vico. Le nazioni si evolvono dalla barbarie iniziale alla razionalità, ma poi si corrompono e decadono, tornando a uno stato di barbarie. Da questo stato, riprendono un nuovo ciclo evolutivo. La storia, quindi, è vista come un alternarsi di progresso e decadenza.
Le tre età della civiltà, nelle quali Vico divide la storia dell'umanità, si differenziano per le seguenti caratteristiche:
- Età degli dei: corrisponde all'infanzia dell'umanità, caratterizzata da credenze religiose e dalla paura delle forze naturali. Gli uomini primitivi, spaventati da queste iniziano ad adorare la divinità.
- Età degli eroi: corrisponde alla fanciullezza, dominata dalla fantasia e dall'uso della forza. In questa fase, l'umanità vive in un mondo animato da figure eroiche e mitologiche, dove la realtà è interpretata attraverso l'immaginazione e il potere ed è vista attraverso miti e figure eroiche.
- Età degli uomini: segna il passaggio alla razionalità e alla maturità. Gli uomini abbandonano la fantasia e la forza, sviluppando una cognizione razionale e fondando la società su leggi e principi giuridici. L'umanità raggiunge una comprensione razionale delle cose. La transizione avviene quando la civiltà evolve dalla fase dominata dalla fantasia e dalla forza (età degli eroi) verso una comprensione razionale della realtà. Questo passaggio è segnato dall'affermazione del diritto e dalla nascita di istituzioni civili basate su principi razionali, che sostituiscono le credenze mitologiche e le tradizioni eroiche.
Questi stadi riflettono il percorso evolutivo dell'umanità, simile a quello di un individuo che cresce dall'infanzia alla maturità.
La razionalità è il fulcro dell'età degli uomini.
In questa fase:
- Gli uomini ragionano in modo logico e razionale, abbandonando la visione mitologica e fantastica delle età precedenti.
- La razionalità permette di stabilire leggi e diritti, che diventano il fondamento della società civile.
- La conoscenza razionale guida lo sviluppo della civiltà, portando ordine e progresso.
In sintesi, l'età degli uomini si distingue per il predominio della razionalità, che segna il culmine dello sviluppo umano e la costruzione di una società basata su giustizia e diritto.
I “corsi e i ricorsi storici”
Per Giambattista Vico, i corsi e ricorsi storici rappresentano il ciclo evolutivo delle nazioni, che si sviluppano seguendo un ciclo evolutivo.
Le nazioni passano da una fase iniziale di barbarie, progrediscono attraverso le tre età della civiltà (età degli dei, età degli eroi, età degli uomini), raggiungono il massimo livello di razionalità pura e diritto, ma inevitabilmente si corrompono e decadono, tornando a uno stato di barbarie.
Da questo stato, riprendono nuovamente il loro corso evolutivo.
Vico paragona la storia delle nazioni alla vita dell'uomo, che evolve dall'infanzia alla maturità, per poi decadere e perire.
La storia, quindi, non è lineare, ma si configura come una serie di «corsi» e «ricorsi», in cui le civiltà si alternano tra progresso e decadenza.
Nella teoria di Giambattista Vico, la barbarie rappresenta lo stadio iniziale e finale del ciclo evolutivo delle nazioni.
Nel suo significato iniziale, la barbarie è una condizione primitiva in cui l'uomo vive guidato dall'istinto e dal senso, privo di razionalità e cultura.
Nel significato finale, la barbarie è il risultato della corruzione e della decadenza delle nazioni, che tornano a uno stato di disordine e caos dopo aver raggiunto il culmine della razionalità.
Da questa nuova barbarie, le nazioni riprendono il loro corso evolutivo, avviandosi verso un nuovo ciclo. Questo processo ciclico riflette l'idea che la storia non sia lineare, ma si sviluppi attraverso una serie di fasi ricorrenti.
L’età degli dei.
L'età degli dei è il primo stadio della civiltà secondo Giambattista Vico ed è caratterizzata dalle seguenti peculiarità:
- È contrassegnata dalle credenze religiose.
- Gli uomini primitivi, spaventati dalle forze naturali, iniziano a vedere in esse manifestazioni divine e a adorare la divinità.
- Rappresenta il momento in cui gli uomini cominciano a uscire dalla loro condizione di insensata animalità, sviluppando una forma di coscienza e spiritualità.
Questo stadio segna l'inizio del percorso evolutivo dell'umanità, in cui la religione e il senso del sacro giocano un ruolo fondamentale nel processo di civilizzazione.
L'età degli dei influisce sulle età successive stabilendo le basi della civiltà umana. Durante questa fase, gli uomini primitivi iniziano a sviluppare credenze religiose e a uscire dalla loro condizione di insensata animalità.
Questo passaggio segna l'inizio
della civilizzazione, poiché:
1. Fondazione delle credenze e dei valori: Le credenze religiose e il senso del sacro sviluppati nell'età degli dei influenzano profondamente le strutture sociali e culturali delle età successive.
2. Transizione verso l'età degli eroi: L'età degli dei, dominata dalla religione e dal timore delle forze naturali, evolve nell'età degli eroi, dove la fantasia e l'uso della forza diventano centrali. Le divinità e i miti creati nell'età degli dei continuano a influenzare la visione del mondo e le istituzioni della fase eroica.
3. Base per il linguaggio e la mitologia: Il linguaggio poetico e simbolico, nato nell'età degli dei, diventa un elemento fondamentale per la comunicazione e la cultura nelle età successive.
In sintesi, l'età degli dei rappresenta il punto di partenza del ciclo evolutivo delle nazioni, fornendo i fondamenti spirituali, culturali e simbolici che si sviluppano e si trasformano nelle età degli eroi e degli uomini.
Nell'età degli dei, la religione svolge un ruolo centrale e fondamentale. Secondo Giambattista Vico:
- La religione rappresenta il primo passo verso la civilizzazione, poiché gli uomini primitivi, spaventati dalle forze naturali, iniziano a vedere in esse manifestazioni divine e a adorare la divinità.
- La paura delle forze naturali porta gli uomini a sviluppare un senso del sacro, che li aiuta a uscire dalla loro condizione di insensata animalità.
- La religione diventa il collante sociale che unisce gli uomini primitivi, dando origine alle prime forme di organizzazione e istituzioni civili.
In sintesi, la religione nell'età degli dei non è solo una credenza, ma anche un elemento strutturale che guida l'umanità verso la civilizzazione e pone le basi per le età successive.
L’età degli uomini.
L'età degli uomini si manifesta come la fase di maturità della civiltà, caratterizzata dalla razionalità e dall'affermazione del diritto. Secondo Giambattista Vico, in questa fase:
- Gli uomini raggiungono una cognizione razionale delle cose, superando la fantasia e l'uso della forza che avevano dominato le età precedenti.
- La società si struttura sulla base di leggi e principi razionali, sostituendo le credenze religiose e le tradizioni mitologiche con un sistema giuridico e una visione razionale del mondo.
- Si sviluppano istituzioni civili più avanzate, fondate sulla ragione e sul rispetto del diritto, segnando il culmine del progresso umano.
In sintesi, l'età degli uomini rappresenta il momento in cui la civiltà raggiunge la sua piena maturità, basandosi su razionalità e giustizia, ma è anche il punto in cui, secondo Vico, può iniziare il processo di corruzione e decadenza che porterà a un nuovo ciclo storico.
Giambattista Vico (1668–1744) è il "sopravvissuto" eccellente di questa stagione di ferro e fuoco.
Mentre i suoi amici e colleghi venivano trascinati nelle carceri dell'Inquisizione con l'accusa di essere "ateisti e atomisti", lui riuscì a navigare in acque agitatissime senza mai affondare.
La sua non fu solo fortuna, ma una strategia intellettuale e diplomatica raffinatissima.
Ecco come fece:
1. La "Provvidenza" come scudo teologico
Il cuore del problema per l'Inquisizione era l'Atomismo di Epicuro e Lucrezio: l'idea che il mondo fosse nato dal caso (lo scontro casuale di atomi).
Per il cardinale Cantelmo, questo eliminava Dio dalla storia.
Vico fece una mossa geniale:
- Invece di negare gli atomi o la materia, egli pose al centro del suo sistema la Provvidenza Divina.
- Nella sua opera più famosa, la Scienza Nuova, spiegò che la storia non è un caos casuale, ma un percorso guidato da Dio attraverso le leggi della mente umana.
- Introducendo la "Provvidenza" come motore della storia, Vico rese la sua filosofia accettabile per la Chiesa, pur parlando di temi moderni e scientifici.
2. Il ruolo pubblico: Professore di Retorica
Vico non era un filosofo "clandestino" o un agitatore. Dal 1699 fu professore di Retorica all'Università di Napoli.
- Il suo compito ufficiale era insegnare ai giovani l'arte del parlare e dello scrivere bene.
- Questa posizione gli diede una sorta di "copertura" istituzionale: era un funzionario pubblico del Regno, rispettato e integrato nel sistema. Sapeva usare le parole con tale precisione da non offrire mai il fianco a una denuncia diretta di eresia.
3. La strategia del silenzio e della prudenza
Vico frequentava i circoli degli "investiganti" e degli "ateisti", ma era noto per la sua prudenza:
- Non firmò manifesti radicali: Mentre altri intellettuali sfidavano apertamente i decreti del cardinale Cantelmo, Vico rimaneva in una posizione più defilata.
- Autocensura consapevole: Nelle sue prime opere e nelle sue lezioni, evitò di citare i filosofi più "pericolosi" (come Spinoza) o lo fece solo per confutarli ufficialmente, anche se in realtà ne stava assorbendo le idee.
4. La "Scienza Nuova" come sintesi perfetta
L'opera di Vico è un capolavoro di equilibrio:
- Da un lato, soddisfaceva la Chiesa parlando di una storia che porta a Dio.
- Dall'altro, soddisfaceva gli intellettuali moderni spiegando che la storia è fatta dagli uomini ("verum ipsum factum").
È come se Vico avesse detto all'Inquisizione:
"Voi dite che Dio governa il mondo? Avete ragione. Ma io vi spiego scientificamente COME lo fa attraverso la storia umana."
Questa "scienza della storia" era così complessa e profonda che gli inquisitori dell'epoca non riuscirono a trovarvi prove di ateismo, pur intuendo che si trattava di qualcosa di rivoluzionario.
In sintesi: Una vittoria intellettuale
Mentre il processo agli Ateisti cercava di dividere il mondo tra "credenti obbedienti" e "atei ribelli", Vico creò una terza via: il cattolicesimo filosofico e razionale.
Vico morì povero e non pienamente compreso dai suoi contemporanei, ma non morì in carcere.
Sopravvisse alla caccia alle streghe di Cantelmo e preparò il terreno per il grande Illuminismo napoletano del Settecento.
La Scienza Nuova di Giambattista Vico è l’opera che ha cambiato il modo in cui l'Occidente guarda alla storia, trasformandola da una serie di eventi casuali in una vera e propria "scienza" delle nazioni.
Se Vico dovette essere prudente per evitare l'Inquisizione, i suoi "eredi" intellettuali trasformarono quella scintilla nel più luminoso Illuminismo d'Europa.
Ecco i dettagli fondamentali del suo pensiero e il racconto di come Napoli divenne una capitale laica.
I pilastri della "Scienza Nuova"
Vico sosteneva che l'uomo potesse conoscere davvero solo ciò che egli stesso ha creato.
- Verum ipsum factum ("Il vero è il fatto stesso"): È il suo concetto più rivoluzionario. Noi non potremo mai conoscere i segreti della natura (che è opera di Dio), ma possiamo avere una conoscenza perfetta della storia, perché la storia è un prodotto degli uomini.
- La Provvidenza come "Architetto": Per Vico, Dio non interviene con miracoli, ma agisce attraverso gli istinti umani. Ad esempio, la ferocia degli uomini crea le leggi; la loro cupidigia crea il commercio. La Provvidenza trasforma i vizi privati in pubbliche virtù.
- Le tre età della storia: Ogni civiltà attraversa tre fasi cicliche:
- Età degli Dei: dominata dal senso e dalla fantasia (i giganti che temono il tuono).
- Età degli Eroi: dominata dalla forza e dall'orgoglio nobile.
- Età degli Uomini: dominata dalla ragione e dall'uguaglianza civile.
- Corsi e ricorsi: Quando la ragione diventa "barbarie della riflessione" (egoismo e corruzione), la storia crolla e ricomincia il ciclo.
Di questi ultimi argomenti si è scritto più sopra
in maniera più dettagliata.
Come Napoli divenne Capitale della Cultura Laica
Pochi decenni dopo la morte di Vico (1744), Napoli smise di essere la città delle "sante vive" e dei processi alle streghe per diventare il laboratorio civile d'Europa.
Questo accadde per tre motivi principali:
L'avvento di Carlo di Borbone (1734)
Con l'arrivo dei Borbone, Napoli divenne un regno indipendente. Il Re e il suo ministro, Bernardo Tanucci, intrapresero una lotta durissima contro i privilegi della Chiesa (giurisdizionalismo), riducendo il potere dell'Inquisizione e confiscando beni ecclesiastici per lo Stato.
La nascita dell'Economia Politica
Nel 1754, l'Università di Napoli istituì la prima cattedra al mondo di Economia Politica, affidata ad Antonio Genovesi.
- Genovesi fu il primo a insegnare in italiano anziché in latino.
- Il suo obiettivo non era la salvezza dell'anima, ma la "pubblica felicità": insegnava ai giovani come migliorare l'agricoltura, il commercio e la ricchezza del popolo.
Gaetano Filangieri e il Diritto Globale
Se Vico aveva studiato le leggi del passato, Gaetano Filangieri scrisse quelle per il futuro. La sua opera, La Scienza della Legislazione, divenne un bestseller mondiale.
- Filangieri era in corrispondenza con Benjamin Franklin e le sue idee sulla riforma del diritto e sull'uguaglianza influenzarono profondamente i padri fondatori degli Stati Uniti e la Rivoluzione Francese.
Gaetano Filangieri (1752–1788) rappresenta la maturità dell'Illuminismo napoletano.
Se Giannone fu il martire della lotta contro il passato, Filangieri fu l'architetto del futuro, colui che cercò di tradurre le idee dei "Novatori" in un sistema organico di leggi moderne.
Ecco una sintesi della sua vita e della sua opera monumentale.
· Origini: Nato a Napoli da una famiglia dell'alta aristocrazia, abbandonò presto la carriera militare per dedicarsi agli studi giuridici e filosofici.
· Il contesto: Fu una figura centrale della corte borbonica di Ferdinando IV e Maria Carolina, ricoprendo incarichi nel Supremo Consiglio delle Finanze.
· Fama internazionale: Fu uno dei pensatori più celebri del suo tempo. Ebbe una fitta corrispondenza con Benjamin Franklin, il quale si ispirò anche alle idee di Filangieri per la stesura della Costituzione americana.
· Morte precoce: Morì di tubercolosi a soli 36 anni a Vico Equense, lasciando incompiuta la sua opera principale.
"La scienza della legislazione" (1780-1785)
L'opera è un vasto progetto di riforma della società attraverso il diritto. L'obiettivo dichiarato è il raggiungimento della "pubblica felicità".
Filangieri non vuole solo descrivere le leggi esistenti, ma dettare le regole per crearne di nuove, razionali e universali.
L'opera è divisa in diverse parti (libri) che affrontano i pilastri dello Stato:
1. Regole generali della legislazione
Filangieri sostiene che le leggi devono essere conformi alla ragione e alla natura. Critica il caos dei sistemi giuridici dell'epoca (un miscuglio di diritto romano, longobardo ed ecclesiastico) e propone una codificazione chiara e valida per tutti, abolendo i privilegi feudali e nobiliari.
2. Leggi politiche ed economiche
È un sostenitore del libero scambio e della riforma agraria.
· Propone la distruzione del latifondo e la redistribuzione delle terre per creare una classe di piccoli proprietari terrieri.
· Chiede l'abolizione delle tasse eccessive che soffocano il commercio, anticipando molte idee dell'economia classica.
3. Leggi criminali (Diritto Penale)
Influenzato da Cesare Beccaria, Filangieri propone una rivoluzione del sistema penale:
· Proporzionalità: La pena deve essere proporzionata al reato.
· Abolizione della tortura: Considerata inutile e barbara.
· Diritto alla difesa: Ogni accusato deve avere un processo giusto e pubblico, con prove certe.
4. Educazione, costumi e istruzione
Questo è forse il punto più originale. Per Filangieri, la legge da sola non basta se il popolo è ignorante.
· Propone un sistema di educazione pubblica e gratuita gestito dallo Stato, non più dalla Chiesa.
· L'istruzione deve essere divisa: una formazione tecnica per chi lavora con le mani e una umanistico-politica per chi dovrà guidare lo Stato.
5. Leggi riguardanti la religione
Filangieri, seguendo la scia di Giannone, sostiene la necessità di una separazione tra Chiesa e Stato. La religione deve essere un fatto di coscienza e non deve interferire con le leggi civili o con il potere politico (Giurisdizionalismo).
Perché è un'opera fondamentale.
- Modernità: Filangieri è tra i primi a concepire lo Stato come un fornitore di servizi (giustizia, educazione, economia) il cui fine è il benessere dei cittadini.
- Democrazia: Anche se non era un rivoluzionario radicale, le sue idee sull'uguaglianza davanti alla legge e sulla libertà di stampa posero le basi per le costituzioni moderne.
- Censura: Come Giannone, anche la sua opera fu messa all'Indice dei libri proibiti nel 1784, perché ritenuta pericolosa per l'autorità della Chiesa e della nobiltà.
In sintesi, se Giannone aveva "smontato" il potere medievale della Chiesa, Filangieri costruì il modello dello Stato di diritto moderno, influenzando profondamente non solo l'Italia, ma anche le rivoluzioni americana e francese.
Napoli: Dal "Mistico" al "Politico"

Napoli non era più la città che cercava la protezione divina attraverso le preghiere di Suor Orsola, ma una metropoli che cercava la giustizia attraverso le leggi e la scienza.

Tommaso Cornelio
Tommaso Cornelio (1614-1684), nato a Rovito, fu un medico, matematico e filosofo italiano, figura di spicco della rivoluzione scientifica del XVII secolo.
Studiò medicina a Roma e Napoli, dove entrò in contatto con Marco Aurelio Severino, Pierre Gassendi e René Descartes.
Fondò l'Accademia degli Investiganti a Napoli, un circolo scientifico antiaristotelico che promuoveva il cartesianesimo e l'atomismo.
La sua opera principale, Progymnasmata physica (vedi più sotto), rappresenta un manifesto di riforma filosofica e scientifica, spaziando tra astronomia, filosofia, medicina e fisiologia.
Cornelio contribuì a diffondere la filosofia moderna nel Regno di Napoli, influenzando il dibattito scientifico italiano ed europeo.
La sua morte segnò la fine di un'epoca per la cultura napoletana e l'Accademia degli Investiganti.
Le opere principali di Tommaso Cornelio includono:
- Meditationes de mundi structura (1646) - Rimasta manoscritta e conservata nella Biblioteca Casanatense di Roma.
- Epistola qua motuum illorum qui vulgo ob fugam vacui fieri dicuntur vera causa per circumpulsionem ad mentem Platonis explicatur (1648) - Stampata a Roma, sancisce l'approfondimento degli studi fisiologici e del cartesianesimo.
- Discorso dell’eclissi detto nell’Accademia degli Otiosi (1652) - Pubblicato a Napoli.
- Progymnasmata physica (prima edizione a Venezia nel 1644, ripubblicata a Francoforte nel 1665, a Lipsia nel 1685 e a Napoli nel 1688) - Opera monumentale che spazia tra filosofia, astronomia, medicina e fisiologia.
- Astronomia (1668) - Rimasta manoscritta e conservata nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
- Thomae Cornelii Consentini progymnasmatis de sensu fragmentum posthumum (1688) - Pubblicata postuma a Roma.
- Manuscriptum autographum philosophi praestantissimi Thomae Cornelii de Metempsycosy seu de transmigratione pythagorica (1873) - Pubblicata postuma.
Queste opere riflettono il suo impegno per una riforma del sapere scientifico e filosofico, ispirata al cartesianesimo e all'atomismo.
Quali sono i filosofi introdotti da Cornelio a Napoli
Tommaso Cornelio ha introdotto nel Regno di Napoli le idee di René Descartes e Pierre Gassendi, contribuendo alla diffusione del cartesianesimo e dell'atomismo.
Questi filosofi rappresentavano una rottura con la tradizione aristotelica, promuovendo una visione moderna della filosofia e della scienza.
Cornelio ha abbracciato il metodo cartesiano, basato sulla razionalità e sul meccanicismo, per spiegare fenomeni naturali e fisiologici.
Ha adottato l'ipotesi corpuscolare di Descartes per interpretare il passaggio tra stati della materia (gassoso e liquido) in termini meccanicistici.
Inoltre, ha integrato le idee atomistiche di Gassendi, che si opponevano alla tradizione aristotelica e scolastica, promuovendo una visione moderna della filosofia e della scienza.
Questi concetti sono stati centrali nelle sue opere, come l'Epistola e i Progymnasmata physica, dove ha cercato di fondere la filosofia cartesiana con l'antica tradizione italica pitagorico-democritea.
Il contributo di Cornelio alla filosofia del Seicento
Cornelio ha svolto un ruolo centrale nella rivoluzione scientifica del XVII secolo, soprattutto attraverso la fondazione dell'Accademia degli Investiganti, un circolo intellettuale antiaristotelico che favorì il dibattito su nuove idee filosofiche e scientifiche.
La sua opera principale, Progymnasmata physica, è considerata un manifesto di riforma filosofica e scientifica, in cui ha applicato il metodo cartesiano per esplorare temi come astronomia, filosofia, medicina e fisiologia.
Cornelio ha anche cercato di ricostruire la cultura su basi filosofiche solide, promuovendo un sapere in continuo progresso e una visione non deterministica della conoscenza.
L'Accademia degli Investiganti, fondata a Napoli da Tommaso Cornelio, Francesco D’Andrea e altre illustri personalità del panorama filosofico e scientifico del Seicento, ha avuto un'importanza cruciale per la diffusione delle idee moderne nel Regno di Napoli. Ecco i principali motivi della sua rilevanza:
1. Promozione del pensiero antiaristotelico: L'Accademia si opponeva alla tradizione scolastica aristotelica, favorendo un approccio scientifico e filosofico basato sul razionalismo cartesiano e sull'atomismo di Gassendi.
2. Diffusione del cartesianesimo: Grazie a Cornelio e D’Andrea, l'Accademia ha introdotto e diffuso le opere di René Descartes a Napoli, contribuendo a una trasformazione del pensiero filosofico e scientifico nel Mezzogiorno.
3. Centro di innovazione scientifica: L'Accademia ha rappresentato un punto di riferimento per la rivoluzione scientifica del XVII secolo, favorendo il dibattito su temi come astronomia, medicina, fisiologia e filosofia.
4. Nuovo modello di sapere: L'Accademia ha incarnato l'ideale di una conoscenza accessibile e condivisa, basata su una metodologia scientifica rigorosa e su una visione progressista del sapere.
5. Influenza culturale e sociale: L'Accademia ha avuto un impatto significativo sulla cultura napoletana e italiana, contribuendo a posizionare Napoli come centro di innovazione intellettuale nel contesto europeo.
In sintesi, l'Accademia degli Investiganti è stata un simbolo della modernità e del rinnovamento culturale e scientifico nel Seicento, anticipando molte delle idee che avrebbero caratterizzato l'Illuminismo.
Il "Progymnasmata physica" (1663)
di Tommaso Cornelio
Il "Progymnasmata physica" (1663) di Tommaso Cornelio è considerato il vero "manifesto" della rivoluzione scientifica a Napoli. È un'opera composta da sette saggi (esercitazioni) in cui l'autore demolisce la vecchia scienza aristotelica per far posto alle nuove scoperte europee.
Ecco una sintesi dei punti fondamentali:
1. Il Metodo: Ragione contro Autorità
Cornelio sostiene che la verità non si trova nei libri degli antichi (Aristotele o Galeno), ma nell'osservazione diretta della natura. Egli propone di applicare il dubbio metodico di Cartesio e il rigore matematico allo studio della fisica e della biologia.
2. L'Universo come Macchina (Atomismo)
Abbracciando le teorie di Gassendi, Cornelio descrive l'universo come composto da atomi e vuoto.
- Non esistono "qualità occulte" o forze spirituali misteriose che muovono le cose.
- Ogni fenomeno fisico è il risultato del movimento e dell'urto tra minuscole particelle di materia.
3. La Medicina Meccanica (Iatromeccanica)
L'aspetto più rivoluzionario riguarda il corpo umano. Cornelio sostiene che il medico deve smettere di essere un filosofo che discute di "umori" e diventare un ingegnere del corpo.
- Il corpo come macchina: Gli organi sono paragonati a leve, tubi e mantici.
- La circolazione del sangue: Difende accanitamente la teoria di William Harvey, spiegando il cuore come una pompa meccanica.
- Le malattie: Non sono squilibri spirituali, ma "guasti" materiali, ostruzioni dei vasi o alterazioni del movimento dei fluidi.
4. Il rifiuto del Geocentrismo
Pur con prudenza (per evitare problemi con l'Inquisizione), Cornelio accenna alla validità delle teorie di Copernico e Galileo, inserendo la Terra in un sistema fisico regolato dalle leggi universali del moto, non più al centro immobile di un universo perfetto.
Perché fu un libro "pericoloso"?

Il Progymnasmata physica non era solo un libro di scienza; era un attacco al sistema di potere della Chiesa.
Se il corpo e l'universo sono solo "materia in movimento", il ruolo di Dio e dell'anima rischia di diventare superfluo.
Questo testo divenne la "bibbia" dell'Accademia degli Investiganti e fu proprio la diffusione di queste idee a preparare il terreno per il celebre Processo agli Ateisti.
L'influenza di Tommaso Cornelio sulla medicina
L'influenza di Tommaso Cornelio sulla medicina fu rivoluzionaria perché non si limitò a cambiare le cure, ma cambiò radicalmente il modo di pensare il corpo umano.
Prima di lui, la medicina era basata sui testi antichi; con lui, divenne una branca della fisica sperimentale.
Ecco come le idee dei "novatori" trasformarono la pratica medica a Napoli:
La Rivoluzione Medica di Tommaso Cornelio
Cornelio portò a Napoli le scoperte fatte durante i suoi studi a Padova e Roma, introducendo il concetto che il corpo umano obbedisce alle stesse leggi della materia e del movimento che regolano l'universo.
1. Dal Galenismo allo Iatromeccanismo
Fino ad allora, la medicina seguiva la teoria di Galeno: la salute dipendeva dall'equilibrio di quattro "umori" (sangue, flemma, bile gialla e bile nera). Cornelio spazzò via questa visione.
- La visione meccanica: Influenzato da Cartesio, considerava il corpo come una macchina complessa.
- Atomi e Porosità: Seguendo le idee di Gassendi, sosteneva che le malattie non fossero causate da squilibri umorali, ma da alterazioni nella struttura atomica dei tessuti o da ostruzioni nei "pori" del corpo che impedivano il corretto flusso dei fluidi.
2. La difesa della Circolazione del Sangue
Cornelio fu uno dei più fieri sostenitori delle scoperte di William Harvey sulla circolazione del sangue, che a Napoli erano ancora guardate con sospetto.
- Egli dimostrò che il sangue non veniva "consumato" dai tessuti (come si credeva), ma circolava continuamente grazie alla pompa cardiaca.
- Questa non era solo una nozione teorica: cambiava il modo di somministrare i farmaci e di intendere le infiammazioni.
3. L'importanza dell'Anatomia e della Dissezione
Per i novatori, il libro su cui studiare non era più il testo di Aristotele, ma il cadavere.
- Cornelio promosse la dissezione anatomica come unico strumento per comprendere la funzione degli organi.
- Collaborò idealmente con grandi scienziati come Marcello Malpighi, portando l'uso del microscopio (o dei primi strumenti ottici) nell'indagine medica per osservare ciò che l'occhio nudo non poteva vedere.
Confronto tra Vecchia e Nuova Medicina

Il pericolo del "Materialismo"
Questa nuova medicina era estremamente pericolosa agli occhi della Chiesa per un motivo preciso: se il corpo è solo una macchina che risponde a leggi fisiche (atomi e movimento), che fine fa l'anima?
L'accusa di "ateismo" mossa ai novatori nasceva proprio qui.
Ridurre la vita a processi meccanici e chimici sembrava escludere l'intervento divino e la natura spirituale dell'uomo. Per questo Tommaso Cornelio, pur essendo un medico stimato, fu visto come il "veleno" che stava corrompendo la gioventù napoletana con il dubbio e il materialismo.
Un'eredità duratura
Nonostante la repressione del Processo agli Ateisti, l'approccio di Cornelio non morì.
La sua opera principale, il Progymnasmata physica (1663), rimase per decenni il testo di riferimento per chiunque a Napoli volesse studiare la natura in modo moderno.



















